
Jasmin Repesa, nel giorno di Olimpia Milano-Trapani, è tornato sul suo biennio in biancorosso su La Gazzetta dello Sport.
SU OLIMPIA MILANO
«È stato un privilegio lavorare in una società con un proprietario come il Signor Armani: un’opportunità del genere è il massimo che può succedere nella carriera di una persona».
SUL SUO BIENNIO
«Poteva durare di più? Sì, sono d’accordo. Nel primo anno abbiamo vinto coppa e campionato come non succedeva da vent’anni, del secondo onestamente non sono soddisfatto per mille motivi: abbiamo avuto problemi dentro la squadra, tanti infortunati, non è andata come volevo, ma la vita è così, e a testa alta posso dire che ho dato il massimo».
SU ABASS E FONTECCHIO
«Sono un allenatore a cui piace la programmazione e far crescere la società e la squadra. Ho portato Fontecchio e Abass, due giocatori destinati a finire in Nba: gli infortuni hanno impedito ad Abi di raggiungere gli obiettivi che io e lui volevamo, peccato, ma ha fatto una carriera straordinaria, prima alla Virtus e ora a Dubai. Vedere che nessuno dei due poi sia rimasto è un dispiacere perché secondo me meritavano di diventare i due punti di riferimento, giocatori che potevano e dovevano fare la storia di Milano».
SU ALESSANDRO GENTILE
«Onestamente è il mio più grande dispiacere non essere riusciti tutti quanti a portarlo al livello che meritava, perché aveva tutto per essere davvero protagonista in Nba. Ma la vita è così: qualche volta ferisce, qualche volta ti colpisce dove non ti aspetti».
SU GIORGIO ARMANI
«Non c’è bisogno di dire cosa ha fatto da imprenditore partendo da zero, ma mi ha colpito la sua attenzione alle piccole cose. Quando morì il papà di mia moglie noi eravamo ad Atene a giocare contro l’Olympiacos: quando l’ha saputo mi ha chiamato subito e mi ha mandato il suo aereo privato da StMoritz dove era in vacanza per organizzare il funerale. Non solo un proprietario ma molto di più, una persona che pensava a tutto: difficile incontrare persone come lui».

