Messina: Intensità, rimbalzi e selezione dei tiri decideranno il risultato

Fabio Cavagnera 5

Le parole del coach biancorosso, alla vigilia della trasferta tedesca a Monaco

Nuovo doppio turno esterno per l’Olimpia Milano in Eurolega, dopo quello belgradese della settimana del debutto. Il primo avversario sarà il Bayern Monaco (domani, ore 20.30), con lo stesso record (1-2) dei biancorossi, visto il successo con la Stella Rossa ed i ko contro Zalgiris e Panathinaikos. Le due squadre si erano già affrontate in precampionato, seppur entrambe molto rimaneggiate, con il successo dell’EA7 (89-75), nella finale del torneo City of Cagliari.

Bayern-Olimpia Milano | La presentazione di Ettore Messina

Così Ettore Messina ha presentato il match: “Il Bayern è una squadra che gioca con grande ritmo e può contare su un formidabile realizzatore come Andreas Obst che ha la capacità di cambiare volto a qualsiasi partita. In questo momento anche loro stanno soffrendo a causa di qualche infortunio ma restano una squadra profonda. Come tutte le partite di EuroLeague a decidere il risultato saranno intensità, rimbalzi e selezione dei tiri, anche se saremo in qualche modo limitati dalle assenze soprattutto tra i lunghi”.

5 thoughts on “Messina: Intensità, rimbalzi e selezione dei tiri decideranno il risultato

  1. Da almeno tre anni a questa parte è il coach a decidere il risultato, e non in positivo, basti menzionare il noto effetto Messina, tra il non gioco e il peggioramento delle statistiche dei giocatori in arrivo e la resa più bassa dei sopravvissuti all’ennesima rifondazione, per tacere del record injury list, l’unico record sempre stabilito dalla gestione EM, e non è un record di cui vantarsi.

    Ma EM non riesce a prenderne atto, è come un giocattolo rotto incagliato sulla responsabilità altrui, manageriali e di coaching, che lui peraltro risolve licenziando e mantenendo il posto anche se è noto che il pesce puzza sempre dalla testa.

    Sarebbe ora che qualcuno prenda il coraggio e decida di rottamarlo quel giocattolo rotto.

  2. Personalmente ritengo il Bayern una delle più deboli squadre di questa Eurolega,lontanissima parente di quella che lo scorso anno arrivò nona dopo la prima fase.
    Le partenze di Booker,Wailer e Edwards non sono state in alcun modo compensate dai nuovi arrivi e sarei moto meravigliato di non vederli in fondo alla classifica a fine torneo.
    Credo ci siano tutti i presupposti per portarla a casa anche se a Monaco non e’ mai una passeggiata.

    Quanto alle dichiarazioni di Messina per il sottoscritto sono oramai credibili quanto una banconota da 11 euro.

    Se penso che Sfairopoulos dopo poche giornate e’ stato varato per motivi del tutto irrilevanti se confrontati ai disastri combinati dal nostro factotum negli ultimi tre anni si capisce bene perché da noi le cose non potranno mai funzionare.

  3. Mi pare che il magma sotterraneo che si muove in Europa dietro le quinte, a causa della prospettiva NBA Europa, impegni molte delle risorse manageriali di tutti i club di Eurolega, quindi Milano, quindi Messina, molto di più di quanto loro stessi lascino trasparire.

    Sono scelte importanti che richiedono impegni importanti, assetti più complessi, rischi maggiori, e se veramente questa ipotesi si dovesse tradurre in NBA che si mangia l’Europa – che sarebbe un danno notevole per lo spettacolo sportivo – se veramente si dovesse attuare quel progetto, purtroppo è ovvio che rimanerne fuori sarebbe un danno.

    Vuoi che con questi pensieri per la testa, Messina abbia tempo ed energie, delle poche che gli sono rimaste a causa dei fallimenti pesanti della sua gestione di Olimpia, per occuparsi del basket della squadra?

    Se guardiamo le cose da questa prospettiva, secondo me si spiegano l’insistenza della proprietà su questo management del tutto insufficiente, la scarsa competitività e scarsa applicazione sportiva della squadra, le scelte incomprensibili del roster, l’azzardo insostenibile su giocatori invalidati dagli infortuni, gli errori di ruolo e quelli di impiego alternativo di giocatori di un certo ruolo costretti in un altro, in generale la scarsa attenzione che nella gestione sportiva è stata data al merito sportivo, ovvero dell’impegno al limite delle proprie forze.

  4. Palmasco reinterpretato da ChatGPT (che probabilmente usa anche lui per scrivere in diversi registri SEMPRE la stessa cosa.

    Ormai l’Olimpia Milano sembra più un ufficio marketing in crisi che una squadra di basket. E in cima a questo edificio traballante, Ettore Messina continua a muoversi come un direttore generale stanco, più interessato ai salotti del potere che al parquet. Il “magma sotterraneo” che agita l’Europa cestistica, quello della futura NBA Europa, è diventato la sua ossessione: il risultato è che il basket giocato, quello vero, quello che dovrebbe contare, è stato completamente dimenticato.

    Messina e la dirigenza milanese appaiono come figure spente, che fingono di avere un piano mentre inseguono fantasmi di grandezza ormai dissolti. Parlano di visioni, di strategie, di progetti globali, ma nel frattempo la squadra in campo è un disastro ambulante. Si direbbe che abbiano scambiato la gestione sportiva per un esperimento sociale: errori su errori, scelte di mercato assurde, giocatori presi più per curriculum medico che per talento.

    L’idea che Milano possa restare fuori da un’ipotetica NBA europea non è neppure il problema principale: il vero dramma è che dentro l’Eurolega, e anche nel campionato italiano, la squadra è già fuori da tutto — fuori ritmo, fuori logica, fuori dignità.

    Messina, che un tempo era sinonimo di competenza e rigore, oggi sembra il monumento stanco di sé stesso. Ogni sua conferenza stampa suona come una giustificazione preventiva, ogni rotazione come un tentativo di salvare la faccia. Le sue decisioni tecniche sono diventate un catalogo di incoerenze: ruoli stravolti, giocatori fuori condizione mandati allo sbaraglio, esperimenti tattici che non funzionano da anni. E intanto, la grinta, l’identità, la fame di vincere — scomparse.

    La proprietà, da parte sua, si comporta come se tutto andasse bene: evidentemente, l’abitudine al fallimento è diventata una forma di comfort. Forse temono che cambiare significhi ammettere gli errori, e allora si preferisce restare immobili, aggrappati al passato di Messina come a una reliquia da museo.

    Oggi l’Olimpia non è una squadra, è un paradosso: un club che parla di eccellenza ma gioca con l’intensità di una squadra da metà classifica; che si riempie la bocca di parole come “progetto” e “visione”, ma in realtà naviga a vista nel buio. Se davvero la NBA si mangerà l’Europa, a Milano non resterà neppure l’indigestione: solo il ricordo di un’epoca in cui l’Olimpia faceva paura. Ora fa solo pena.

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