
Vlatko Cancar, probabilmente, un ritorno così in sordina in Europa non se lo sarebbe mai aspettato. Ma, a differenza di tanti altri giocatori, ha scelto parole meno banali per presentarsi: «spero di vedere un giorno il mio nome sul muro della Hall of Fame dell’Olimpia».
Sia chiaro, non è miracolo di attenzione. In Olimpia Milano, entrando in sede, dopo un paio di corridoi, raggiungendo il campo d’allenamento, si va a sbattere sul muro della Hall of Fame.
Ma Vlatko è persona curiosa, che ha voluto subito capire dove si trovava. Anche perché Milano l’ha voluta, da subito, una volta capito che il sogno NBA era finito: «Milano è arrivata subito. Erano ansiosi di prendermi con loro. Ho avuto la sensazione di essere voluto, di essere importante. E per questo voglio andare a Milano».
Ettore Messina lo monitorava da anni. Lui, ha una storia diversa. Sei anni, in NBA, sempre nella stessa franchigia, non è cosa da tutti. Nikola Mirotic, e Vasa Micic, tra le altre cose hanno salutato la lega più importante del mondo proprio perchè non potevano controllare la loro carriera, cambiando casa in continuazione. A prescindere, nel caso del montenegrino, anche delle prestazioni.
Vlatko negli Stati Uniti ci è arrivato rapidamente. A 19 anni il suo agente, Misko Raznatovic, lo aveva spostato da Lubiana al suo Mega Leks, dove ora gioca Gigi Suigo. Poi, dopo un anno e mezzo in ACB, è volato nel 2019 ai Denver Nuggets, che lo avevano scelto nel 2017.
E’ Campione d’Europa quando sbarca in NBA. Contratti sempre intorno ai 2 milioni di dollari, ruoli da rincalzo, solo una decina di partite in G League. La sua migliore annata è nel 2022-2023: 65 gare, 4.6 punti, 2 rimbalzi e 1.2 assist. Poi in estate si rompe il crociato con la Nazionale in amichevole con la Grecia, torna in novembre ma rimedia subito una distorsione allo stesso ginocchio.
Nel finale di stagione racimola 16 gare, che è il suo bottino in due anni. E diventa free agent. Ed entra in gioco l’Olimpia Milano. Ettore Messina lo voleva, Daniele Baiesi ha affondato il colpo, anche perchè di affari, dalla NBA, lui ne ha fatti tanti. Forse più di chiunque altro in Europa.
Ovvio, la tenuta fisica e lo stato di forma al ritorno in Europa è il grande punto di domanda. Cancar però è motivato, e sa che cosa dare in una squadra ambiziosa: «Io sto ancora cercando di diventare il miglior giocatore possibile. Come avete visto in Nazionale, il mio ruolo è quello di collante, e credo sia quello in cui rendo meglio. Mi piace tenere unito il gruppo, muovere sempre il gioco, rimanere attivo, e con la continuità in campo arriva anche la fiducia. Voglio avere una mentalità veloce: tirare, passare o attaccare subito, senza fermarmi. Non voglio essere per forza un realizzatore puro o un giocatore totale, ma voglio inserirsi al meglio nel sistema, come ho sempre fatto.
Un po’ come Draymond Green: prima di tutto dare l’esempio in difesa, poi in attacco muovere la palla, attaccare, scaricare, tirare quando sono libero. Voglio diventare il miglior collante possibile per la mia squadra». Con questo intento entri nel cuore di Ettore Messina, alla sua ultima stagione da head coach, dalla porta principale.
Come detto non è un realizzatore ma ha tiro, è un ala forte che legge il gioco in stile Nicolò Melli, un appoggio fondamentale per il playmaker che in questa stagione è mancato a Dimitrijevic, come a Bolmaro, come a Mannion.
Non è un atleta puro, ma ha mobilità, può cambiare su chiunque. C’è una condizione da ritrovare, una forma da ricostruire, per poi essere un leader vocale, come Zach LeDay. Un completamento, con una storia importante. Vlatko Cancar, l’ala slovena che vorrebbe essere il Draymond Green dell’Olimpia Milano.

Ma finiamola con queste fregnacce!
Ma si ha ben presente chi sia D.G.?
Poi tra un anno Il buon Vkatko ce lo ritroveremo magari pure lui con una transazione e tutto passerà come sempre sotto silenzio…
Come cantavano Mina e Alberto Lupo?
Siiii, Cancar è già sulla Hall of Fame road……o magari sul Sunset Boulevard…..
Ma veramente qualcuno di voi ne aveva mai sentito parlare di questo signore?