
Nel giorno della presentazione della partnership tra Olimpia Milano e MediaWorld, realolimpiamilano.com ha potuto parlare in esclusiva con Pippo Ricci, uno dei due nuovi capitani biancorossi. Orgoglio e voglia di rimettersi in gioco, queste le consuete armi dell’ala della nazionale. Buona lettura.
Quattro Scudetti in fila dopo la Coppa Italia con Cremona, ora, dopo il ruolo di capitano con la VIrtus, ecco la fascia di Olimpia Milano. Un’altra pietra miliare di una carriera a dir poco sorprendente.
«Sicuramente per me è motivo di grande orgoglio. È una grande soddisfazione sapere di aggiungere un altro piccolo tassello alla mia storia. Sono molto felice di condividere questo ruolo con Shields, che è un amico e un leader. Insieme ci divideremo le responsabilità, sia quelle piacevoli che quelle meno piacevoli, come pagare le cene a metà. Sono gli oneri e gli onori che questo ruolo comporta».
Prima di te, Nicolò Melli…
«Ricevere il testimone da Nicolò Melli è per me motivo di grande orgoglio. Nik ha scritto una parte importante della storia dell’Olimpia Milano, ed è soprattutto un amico, oltre che un leader che ha dato tanto. Succedergli aumenta la mia responsabilità. Continuerò a essere me stesso, cercando di lavorare ancora di più in palestra e di essere un esempio per i compagni. Voglio trasmettere, soprattutto ai nuovi arrivati, cosa significa far parte dell’Olimpia, sia dentro che fuori dal campo».
Sei reduce, per la prima volta dopo anni, da un’estate diversa, conclusasi in fretta al Preolimpico di San Juan. Amarezza, ma anche tempo prezioso per rifiatare.
«Guardare le Olimpiadi dal divano all’inizio mi è dispiaciuto molto, perché avevamo una grande opportunità che purtroppo non siamo riusciti a sfruttare. Vivere un’altra Olimpiade sarebbe stato un sogno, doverla seguire da lontano è stato frustrante. Tuttavia, dall’altro lato, ho avuto più tempo da trascorrere con la mia famiglia, recuperando momenti con i miei genitori, mio fratello e mia sorella. Ho anche potuto dedicarmi al mio progetto in Africa, vivendo in prima persona ciò che sto cercando di costruire. Questa pausa più lunga mi è servita per ricaricarmi, perché dal 2019 non mi ero mai davvero fermato, e ogni tanto è importante prendersi del tempo per respirare. Non qualificarsi è stato un brutto colpo, ma mi ha permesso di godermi un’estate senza pallone, dedicando tempo alle persone e alle cose che durante l’anno non riesco a mettere al primo posto».
Ormai sei in Olimpia Milano da qualche anno. Questa città sta diventando una parte importante della tua vita.
«Questo è il mio quarto anno qui. Avevo già fatto quattro anni a Casalpusterlengo, ma essere qui da tanto tempo è significativo. Molti mi chiedono quale sarà la città della mia vita, visto che sto per compiere 33 anni. Devo dire che a Milano mi sono trovato benissimo. Ho creato un rapporto incredibile con i tifosi, che mi hanno accolto a braccia aperte. Pensare di rimanere a Milano ancora per molto? Perché no? Quattro anni sono tanti per un giocatore nella stessa squadra, e questo dimostra che sto bene sia nel club che nella città. Non la chiamo ancora casa, ma Milano sta diventando molto importante per me. Vedremo cosa riserva il futuro, ma qui mi trovo davvero bene».
