Il ricordo di Drazen Petrovic a Zagabria: c’era anche Dimitrijevic

Alessandro Maggi 2

A Zagabria, il mondo del basket europeo e 15.000 spettatori hanno celebrato il ricordo di Drazen Petrovic: c’era Dimitrijevic

Dimitrijevic

A Zagabria, il mondo del basket europeo e 15.000 spettatori hanno celebrato il ricordo di Drazen Petrovic, oltre trent’anni dopo la sua scomparsa, avvenuta in Germania in un incidente stradale. Petrovic era appena rientrato da una partita della sua nazionale croata.

Fonte Olimpia Milano

Per chi non lo sapesse, Drazen Petrovic è stato una delle prime star europee a sfondare nella NBA. Cresciuto a Sibenik in Croazia, era diventato molto presto uno dei punti di riferimento della Nazionale dell’allora Jugoslavia. Passato al Cibona Zagabria nel 1984, trasformò la squadra, già forte, nella quale militava il fratello maggiore Asa, in una superpotenza. Nella stagione 1984/85, in Coppa dei Campioni, segnò 30.9 punti per gara, inclusa una prova da 44 punti contro il Real Madrid. Il Cibona conquistò l’accesso alla finale sempre contro il Real Madrid: Drazen segnò 36 punti. La stagione successiva segnò 51 punti contro Limoges in una partita di Coppa dei Campioni e guidò il Cibona alla seconda finale e infine al secondo titolo europeo consecutivo sconfiggendo in finale lo Zalgiris Kaunas guidato da Arvydas Sabonis.

In quella stagione per la prima volta giocò contro l’Olimpia. L’11 dicembre 1985 a Zagabria si espresse a livelli inimmaginabili segnando 47 punti contro Mike D’Antoni. L’Olimpia si prese la rivincita due mesi dopo a Milano, quando D’Antoni lo contenne a quota 16 punti e Milano si impose 90-66. Purtroppo nella volta finale non riuscì all’allora Tracer di conquistare la finale contro lo stesso Cibona. Il titolo europeo sarebbe arrivato a Milano l’anno dopo e ancora nel 1988. In quelle due stagioni però il Cibona non prese parte alla competizione: nel 1986 aveva perso la finale del campionato slavo, Petrovic era infortunato, contro lo Zadar. Il Cibona si dovette accontentare della Coppa Korac. Poi nel 1988 Petrovic a quasi 24 anni si trasferì al Real Madrid, nonostante i regolamenti dell’epoca impedissero ai giocatori dell’allora Jugoslavia di trasferirsi all’estero prima dei 28 anni. Ma Drazen non poteva più restare.

Con il Real Madrid vinse la Coppa del Re e la Coppa delle Coppe nella storia partita di Atene in cui segnò 62 punti contro Caserta (Oscar Schmidt ne segnò 49!) portando la squadra alla vittoria. Ma anche il Real gli stava stretto: nel 1989 ebbe il via libera per andare nella NBA ai Portland Trail Blazers. Al tempo stesso, il più giovane Vlade Divac raggiunse i Los Angeles Lakers.

Nel suo primo anno nella NBA, Petrovic segnò 7.4 punti per gara e disputò la Finale NBA con Portland perdendola contro Detroit. Diventò il primo giocatore autenticamente europeo a giocare una Finale. Nel corso della stagione successiva venne ceduto da Portland ai New Jersey Nets dove ebbe lo spazio che meritava. Segnò 12.6 punti a partita nella porzione conclusiva della stagione 1990/91, ma 20.6 nel 1991/92 e 22.3 nel 1992/93. Fu terzo quintetto NBA della stagione. Nel frattempo aveva vinto tutto con la nazionale slava, oro mondiale nel 1990, argento olimpico nel 1988, bronzo olimpico già nel 1984 quando aveva 19 anni e gli USA vinsero l’oro con il 21enne Michael Jordan. Nel 1992, la neonata nazionale croata andò a Barcellona e sfidò il Dream Team conquistando il secondo posto. Aveva già tre medaglie olimpiche consecutive. Nel 1993 avrebbe dovuto giocare gli Europei, quando morì il 7 giugno in Germania.

Al “Legacy Game”, il Team Drazen ha sconfitto il Team Croatia 110-107. In mezzo alle stelle che si sono cimentate anche il nostro Neno Dimitrijevic ha avuto l’onore di far parte della serata.

2 thoughts on “Il ricordo di Drazen Petrovic a Zagabria: c’era anche Dimitrijevic

  1. Uno dei miei players preferiti di quell’epoca, per stile, tecnica ma sopratutto personalità.

    Quando ancora giocavo, cercai di “rubare” la sua classica combo in drive “between/behind” che era letale in quei tempi…penso che faceva il 70% dei suoi punti alternandola con le sue finte al tiro e “step thru” fuori ritmo (parliamo di un tipo da 60-65% in FG, il che se ci pensate e’ pazzesco).

    Tra l’altro fu “creator” (spesso non ufficialmente riconosciuto) di tutta una serie di “moves” storiche poi imitate da star degli anni 90 e 2000…incluso il famoso “killer cross” imputato a Tim Hardway.

    Qui sotto commentato da Dan Peterson una sua prestazione storica vs Maccabi.

    https://youtu.be/IBoPZbQMdwo

    E per i nostalgici c’è un documentario su Netflix raccontato da Vlade Divac dopo la sua morte…curiosi retroscena del periodo di spaccatura slava durante la Bosnia che ne svela aspetti curiosi di carriera e team dynamics

    https://www.netflix.com/title/70170093

    1. Un fuoriclasse assoluto, in un basket dove non ci si lamentava se la stella prendeva 40 tiri a partita (mentre ora se il gioco si accentra un pò troppo sullo Shields di turno apriti cielo), anzi era la normalità.
      Divenuto mito a causa della scomparsa precoce, chissà cosa sarebbe stato se non ci avesse lasciato così presto.
      Dopo 30 anni organizzano ancora una serata in suo ricordo, con 15.000 spettatori presenti sugli spalti: si capisce la grandezza del personaggio in questione.

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