Un’Olimpia Milano da corsa che cancella il passato. Aspettando il click

Alessandro Maggi 7

E’ un Ettore Messina che sorridente chiede a “padre tempo” di concedergli in fretta quel “click” che tanto bene fece alla sua Virtus Bologna del Grande Slam

Olimpia Milano

E’ un Ettore Messina che certifica la rivoluzione dopo due stagioni europee oltremodo fallimentari, rinvigorite solo parzialmente dal triplo Scudetto, e sorridente chiede a “padre tempo” di concedergli in fretta quel “click” che tanto bene fece alla sua Virtus Bologna del Grande Slam.

Emergono molteplici temi dal pomeriggio alla Secondaria, tempio dell’Olimpia messiniana che quasi certamente non muterà neanche ad edificazione del PalaItalia ultimata, incontro che scivola via non senza piccoli scossoni.

Il coach biancorosso ha parole d’affetto per chi ha lasciato in accordo (Hines, Napier, Voigtmann), mentre indurisce la corazza del cuore per il capitano con cui «non sono collimate le aspettative», riservandogli forse sorridente punzecchiatura per l’uscita di scena in abbinata con Devon Hall. 

Non ci vogliono poteri extrasensoriali per comprendere come e quanto siano riecheggiate, dalle parti di Assago, quelle frasi ingenuamente pronunciate a favore di Fenerbahce TV da parte della guardia di Virginia Beach: «Quando ho ricevuto un’offerta dal Fenerbahçe, ovviamente ho consultato Luigi Datome, con il quale vivevo nella stessa proprietà. Poi abbiamo incontrato Melli. Hanno detto che si sono divertiti molto qui e hanno ottenuto un successo incredibile e che era un posto molto bello.

Dopo aver parlato con loro, non è stato troppo difficile per me decidere. Volevo vedere una parte diversa del mondo e io e mia moglie abbiamo pensato che fosse la scelta giusta. Quando ho ricevuto la chiamata non ho esitato a rispondere ad un club così storico».

NB: Devon Hall risponde ad una domanda diretta del giornalista sul fatto se Datome e Melli avessero raccontato al giocatore americano la loro esperienza a Istanbul

E’ il passato, per i tifosi contano presente e futuro, soprattutto una EuroLeague da non fallire ancora una volta. Nasce così un’Olimpia più giovane, soprattutto nelle aspirazioni capace di correre, liberando la freschezza dei suoi play e sfruttando la potenza in avvicinamento al ferro dei suoi centri.

Lo dice Messina: «Vorremmo fare più contropiede che poi è ciò che ti permette di passare magari da 79 a 81 punti di media», ben sapendo che per passare dalla teoria alla pratica serve in primo luogo una condivisione di pallone e responsabilità.

Qui sta il nocciolo della questione ben espressa: «serve un gruppo forte che costruisca la partita e poi due o tre elementi forti che nei momenti difficili ti tirano fuori dai guai. Ma se gli stessi due o tre devono costruire la gara fin dal primo momento allora diventa difficile». Con ritorno al passato per uno Shavon Shields più da ingresso dinamico nel sistemo offensivo, che da accentratore in uno contro uno.

Modulazioni che devono passare per uno spogliatoio forte, più di quello dell’anno scorso, ma privo di figure di ispirazione come Hines e lo stesso Melli. L’esempio del Sir riecheggia nei corridoi del Forum, ed è quello che più preoccupa, probabilmente, il coach-presidente. 

Serviranno nuovi leader. Shavon Shields, certo, e un Nikola Mirotic o più vocale, o semplicemente più espressivo magari con quel sopracciglio alzato di Kylesiana memoria. La squadra è loro, concetto chiaro da mesi ma ora ribadito, sin da una Supercoppa dove a dire il vero dal 2020 non vengono più messe in mostra grandi prestazioni.

Come detto, l’appuntamento bolognese, per alcuni ormai considerato parte della pre-season, conta però solo fino ad un certo punto. L’Olimpia corsara con la vocazione della transizione dovrà pensare per mesi solo e solamente all’EuroLeague. In cerca di quel click che nel 2021 fece per mesi la differenza. 

7 thoughts on “Un’Olimpia Milano da corsa che cancella il passato. Aspettando il click

  1. Il click che in campo non ha avuto niente a che fare con Messina, ormai è chiaro.
    È stato il Chacho col supporto per niente secondario di Delaney e Micov.
    Ed è tutto dire, considerando che in quella squadra c’erano Shields, Punter e LeDay.
    I tre di sopra però giocavano e li sapevano far giocare.

    Penso che a parte la mia opinione lo dicano i fatti: dopo la partenza dei tre, è stata tutta una corsa caotica e assurda verso l’involuzione che ci ha tolto dall’Europa nonostante campioni e investimenti.

  2. Ci metterei anche Hines, che sul p&r si faceva ancora valere.
    Però i risultati dicono che c’è stata un’Olimpia con il chacho e una senza.

    1. Giustissimo! Che omissione da parte mia.
      Mi confondeva, credo, la presenza fisicamente ingombrante di Tarczewski, allora uno dei nostri centri – che peraltro a me non dispiaceva nonostante i suoi tanti e ovvi difetti, grazie alla sua ottima mobilità, ma certo, non in una squadra di Messina che non serve i centri in movimento…

    2. Ciao Luca, all elenco, bisognerebbe aggiungere, anche Datome. Arrivato a Milano, insieme a Delaney, Punter, Shields, LeDay e Hines…

      1. Altra mia grave omissione, cavolo.
        Grazie di averlo ricordato.
        Che squadra che era.

  3. Avete sopra giustamente citato un gruppo e un impianto solido, e direi (e il mio commento a seguire potrebbe stupire i miei soliti critici) ben guidato da Messina. Ci sono degli aspetti tecnici di confronto fra quel gruppo di 5 anni fa e quanto visto in campo negli ultimi anni (e con un budget a disposizione superiore).

    Messina ha nel bagaglio tecnico la conoscenza profonda di un coach che ha visto e vissuto la stragrande maggioranza di quanto il basket offra in complessità e varietà (basket sport tutt’altro che semplice e con dettagli che raramente sono esplicitati per i fans, ma che sono complicati e importanti).

    Nei commenti di Luca e Palmasco sopra ci sono verità’ e fattori individuali di un sistema che era dinamico e ben organizzato. La pallacanestro di Messina (che qui mi permetto di commentare superficialmente – un po’ per parziale ignoranza non avendoci mai lavorato insieme, un po’ per brevità’ concessa dal posto) e’ potenzialmente una pallacanestro rigorosa nei dettagli ma anche varia nelle letture.

    Mi rendo conto questo va contro la stragrande maggioranza dei commenti degli ultimi tre anni, in cui ci si e’ lamentati per la carenza di gioco, di idee, di identità’…commenti che mi trovano tecnicamente d’accordo in virtu’ di quanto mostrato in campo.

    Ma di base, l’impianto “Messina” costruito su fondamenta di difesa aggressiva, e propulsione in contropiede e velocità’ nell’impostazione del flow di attacco, unito a un costrutto di screens e PNR che e’ di fatto molto profondo, vario e mobile e’ sulla carta un sistema che ha alte probabilità’ di essere competitivo in Eurolega, se eseguito propriamente, con un gruppo ben bilanciato e profondo in skill (guardie e esterni in primis, centri fisici e mobili), e soprattutto con alta intensita’ e energia (mentale, fisica, emozionale). Il budget competitivo (che a mio avviso l’Olimpia volendo ha a disposizione) aiuta, ma non e’ necessario arrivare a 35-40m per giocarsela.

    Faccio qui sotto qualche esempio fattuale/tecnico per visualizzare un po’ quello che ho scritto sopra. Non me ne voglia la redazione per lanciarvi “off platforms” ma non ho la possibilità’ di upload clips direttamente qui su ROM. Dovreste confrontare la mobilita’ e varietà’ di quel gruppo (sempre diretto da Messina) con lo stallo e la stasi offensiva, la carenza di intensita’ e energia spesso vista in campo nel corso degli ultimi due anni. Li’ a mio avviso sta la differenza, non nella potenzialità’ del playbook (personalmente ho contato nel corso degli anni un playbook offensivo di circa 60 schemi attuati da Messina…indice che i “raw ingredients” (o materia prima che si voglia) e’ sempre li’ a disposizione, basta solo sbloccarla con il gruppo giusto.

    Enjoy x chi e’ interessato a guardare “after the jump”…

    1. Mobilita’ e varieta’ di blocchi e screen ball offensiva….qui sotto esempio super semplificato del PNR “Spain” (attuato per chi non lo sa da vari top team di EL)…qui in versione semplice (ci sono decine di variazioni piu’ complesse) ma virtualmente non difendibile per la varietà’ di letture e gli spazi che apre se eseguito in modo ottimale da una PG che sa come impostarlo (non tutti sono in grado di farlo in modo efficiente).

    https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=ep7d2zDGe80

    2. Molteplicita’ di “BOX” sets, animati da un sistema di blocchi paralleli, staggered e in pin down molto mobili. Anche qui molteplici letture possibili per un attacco vario e mobile.

    https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=ep7d2zDGe80

    3. Zipper e flare screens in ogni salsa. Qui vedi delle differenze MOSTRUOSE nel ritmo e modo in cui venivano gestiti dal Chacho vs. le PG che lo seguirono (Pangos in primi, virtualmente disastroso nell scelta di tempie angoli, vedere per credere).

    https://www.youtube.com/watch?v=49xxmBOkbTE

    Esempi superficiali e parziali me ne rendo conto, ma spero illuminino un po’ parte delle mie critiche degli ultimi anni, oltre che essere piu’ digeribili da tutti viste le mie limitazioni divulgative a parola….

    Vedremo nel corso della stagione come questo gruppo si adatterà’ e se riuscirà a colmare il gap con quanto visto in campo anni fa

    Saluti a tutti

    1. Grazie Mauro per questo tuo commento, che Messina non sia un incapace bollito è evidente a chi non lo odia per partito preso, parimenti evidenti sono state le difficoltà della squadra riscontrate in questi due ultimi anni.

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