
Lunedì 26 agosto 2024, si parte. Sarà un nuovo, lungo viaggio, con una meta che non è più una località, ma una data: 7 maggio 2025.
Un anno fa titolammo “Destinazione Berlino”. Abbiamo sbagliato, e di grosso. Un anno dopo, non si può più volare alto. Dopo due stagioni negative in EuroLeague, si deve abbassare il tiro, si deve aver ben chiaro come questa sia una ripartenza. Da zero, o quasi. Il “seminato” non è più il tema. Playoff come parola d’ordine.
Se n’è andato Nicolò Melli, è rimasto Shavon Shields, sono arrivati nuovi elementi e si attende l’ultima mossa per pesare l’effettivo talento della regia.
Quella che dopo l’addio di Sergio Rodriguez (e Malcolm Delaney) è stata dannazione. Ma oggi non c’è più Kevin Pangos cui riattaccare la spina, ci sono due nuovi volti rampanti, Leandro Bolmardo e Neno Dimitrijevic, sui cui puntare, e costruire.
Il mercato, ancora una volta, è stato aggressivo. Il club ha agito per tempo, puntando mesi fa su Nikola Mirotic, affiancandogli uno dei tre migliori centri di EuroLeague, Josh Nebo, ringiovanendo il gruppo e richiamando un vecchio leone come Zach LeDay.
Si riparte da loro, e da un terzo Scudetto in fila che, come il trentesimo, non può essere banalizzato. Un avversario come la Virtus Bologna non lo pieghi con il solo talento. O, peggio, con il budget. Devi essere squadra, e squadra nella crisi l’Olimpia ha saputo diventarlo. Proviamo quindi ad estrarre la prima di tre parole chiave per questa annata 2024-2025 che, oggi, va a cominciare.
Unità
Parola che un anno fa non c’è mai stata. Dall’inizio sino alla fine. L’obiettivo comune ha compattato, ma l’addio di Nicolò Melli denuda ogni cosa. Il capitano voleva ribadire la sua centralità, morale ma anche tecnica, il club aveva un’altra idea.
Nik non navigava solo controvento. Nikola Mirotic si è spesso ritrovato ai margini del gioco, prima di prendere il tutto di petto nelle ultime due partite con la Virtus. Per unità si intende un concetto generale, ma per noi è binario: il montenegrino e Shavon Shields.
E’ da questa connection, da questo binomio che si deve partire. Servirà trovare una lingua comune, ad insegnarla ovviamente dovrà essere Ettore Messina. Funzionando, l’Olimpia Milano andrebbe in campo con i due interpreti massimi in Europa del loro ruolo. Clyburn e Vezenkov permettendo. E con uno dei tre migliori centri. Non male, per trascinare il resto della truppa.
Dialogo
Che significa difendere le scelte, non cedere al primo vento contrario, insegnare il grande basket europeo ma anche sviluppare con il passare delle settimane.
Chi opera al fianco di Ettore Messina conosce la portata del lavoro. Che è quella di un uomo sempre connesso, che parte la mattina con riunioni tecniche e si sviluppa nelle ore successive con consegne individuali e collettive.
Si procede verso un’idea di gioco semplice, che parte dalla difesa, e che si sviluppa in attacco cercando di favorire le azioni individuali e costruendo tiri ad alta percentuale. Spesso dalla distanza. Il tutto alzando quest’anno il potenziale fisico per alzare il numero dei possessi secondari.
Le Olimpiadi raccontano come questo sia il gioco attuale. Ma oltre al gioco c’è anche altro. La compattezza, l’accettazione dell’errore quando è parte di un percorso. Tenere tutti sul treno con il passare delle fermate, senza affrettare le discese.
E’ questo quello che è mancato negli ultimi due anni. Non si può improvvisamente riporre il bastone, ma non si deve neanche rinunciare alla carota a priori. In tal senso, il presente non pare aiutare. Dopo Gianmarco Pozzecco esce Peppe Poeta.
E l’ex Virtus Serravalli si aggiunge ai vari Tomic, Fioretti, Bizzozero e Mangone. Tecnici, di alto profilo anche, ma non ex giocatori di prima fascia. Quella voce diversa, sempre utile.
Leadership
Nicolò Melli, il leader sonoro. Kyle Hines, il leader silenzioso. L’Olimpia Milano perde i fari di questi tre anni, nel caso del centro anche di più, e la cosa non può passare sottotraccia.
Il tempo parlerà sulla bontà delle scelte e sui pesi degli addii. ma gli equilibri dello spogliatoio sono tutti da costruire. Ben sapendo come, negli ultimi 24 mesi, da quelle mure in Europa sia uscito poco.
Servirà unità, servirà dialogo, come detto, ma serviranno anche dei passi in avanti. Ricordiamo una dichiarazione di Ettore Messina di alcuni mesi fa su Hines e Melli: «La sentono come la loro squadra, e se ne stanno prendendo cura». L’Olimpia Milano in questi anni è stata del Chacho, di Hines, di Melli. Ora di chi sarà? Servirà scoprirlo, e in fretta.


La vera svolta si avrà se Messina farà un grande bagno di umiltà, ammetterà di aver fallito , nel basket che conta, negli ultimi due anni, e si rimetterà in gioco cercando nuovi schemi, ( obbligatorio farlo visto il nuovo roster), cambiando atteggiamento nei confronti dei giocatori ( non massacrarli al primo errore) , gestirà i minutaggi dei soliti noti, risparmiando inutili minuti di LBA ai vari Mirotic e Schields…..e compagnia bella….., utilizzando di più i Panda in LBA…. etc.. etc… Ne sarà capace ? O meglio, avrà voglia di farlo ?????. Mi auguro per l’ Olimpia Milano di si. Ma il parquet ci darà presto le prime risposte. Buon basket a tutti.
Oculato e condivisibile intervento del signor M.T.
Noi che amiamo da una vita senza riserve i colori biancorossi siamo i primi che vorremmo rivedere almeno il Messina del 2021,purtroppo la storia degli ultimi due anni ci ha consegnato la brutta copia di quello che e’ stato un ottimo allenatore ed è certo che molte delle nostre possibilità di ritornare in alto dipendono soprattutto da lui.
Malauguratamente una stampa troppo amica ed accondiscendente (dispiace dirlo ma spesso pure la redazione di R.O.M.)ha sempre evitato accuratamente di chiamarlo direttamente in causa per i risultati disastrosi in Europa pur con uno dei budget più importanti e di campagne acquisti al limite del ridicolo ,con la maggior parte dei nuovi arrivati sempre in tribuna a fine stagione pure in campionato.
Pure la proprietà,che merita tutti i ringraziamenti,ha tutte le sue belle responsabilità per aver osservato inerte e disattenta quanto stava succedendo in Eurolega accontentandosi di 3 scudettini buoni solo per fare curriculum ma di nessun valore nel basket che conta.
Ma la cosa peggiore che gli imputo e’ di non aver mai chiamato seriamente il signor Messina a rispondere di tutte le sciocchezze che ha fatto e detto ( ma dove esiste che un tecnico ci venga a dire che i risultati in Olimpia non sono il focus unico ed irrinunciabile?)
Detto questo la nuova squadra non mi dispiace ed ha almeno un senso al netto di alcune cose migliorabili.
Il livello tecnico del primo quintetto sarebbe poi di ottima levatura e se le cose non dovessero collassare del tutto io su un posto certo nei primi 10 mi sentirei di scommettere.
Quanto agli amici/sostenitori a spada tratta di Messina mi faccio promotore di un opera pacificatrice per riportare un po’ di serenità su ROM, fermo restando il diritto di ciascuno di continuare a pensarla come vuole.
Io per primo cercherò di moderarmi nei termini e contenuti ,spero che molti altri seguano il mio pensiero ( in primis l’amico Squalo).
FORZA OLIMPIA
La squadra costruita questa estate dimostra che Messina ha inteso dare una svolta.
Con gli arrivi ma soprattutto con gli addii di questi 3 mesi si è costruito un gruppo che è impensabile possa giocare con le modalità tattiche delle ultime stagioni, cambio sistematico a oltranza in primis.
Si tornerà, presumo, a un basket più classico, con ruoli meglio definiti e ci lasceremo alle spalle gli equivoci tattici che ci hanno impedito di figurare decentemente in EL.
Quindi, nonostante sia stato spietato con Messina negli ultimi 2 anni, voglio dargli fiducia.
Spero di non essere smentito.
Destinazione playoff? Solo? Pensavo che nei buoni intendimenti di inizio stagione si potesse tranquillamente dire: Destinazione Final-four, senza esser tacciati di sconfinare nell’iperspazio…..ma, evidentemente, le corna sbattute ripetutamente contro il muro delle ultime 2 stagioni, hanno fatto abbassare il tiro dell’ambizione (lo dice, vedo adesso, lo stesso Maggi)
Dopodiché, mi sembra un elenco di buoni sentimenti, e, trasposto in una logica di competizione di squadra, un quadernino di buoni intendimenti; è cambiato tutto, è cambiato molto…..non è cambiato chi queste logiche dovrebbe far funzionare; speriamo che cambi lui, ma, a quell’età, la vedo dura….
Io, e molti altri, eravamo convinti, fosse meglio cambiare lui, piuttosto che assoggettarlo a questi buoni propositi, ma, rispetto alla realtà delle cose di ArmaniGroup, è come abbaiare alla luna….
Un saluto a tutti voi …
Condivido tutti i commenti appena letti.
Vedremo cosa succede quest’anno.
I miei dubbi sul personaggio Messina restano perchè l’età che avanza non aiuta a pensare a grandi cambiamenti di mentalità ed impostazione della squadra.
Spero di essere smentito ma fino a che non vedrò risultati reali resto molto ma molto scettico.
I nomi per fare una buona stagione ci sono tutti. Come detto parecchie cose vanno impostate in modo diverso.
Mi spiace che si facciano riferimenti tendenti al “negativo” su Melli. Melli non ha mai oscurato nessuno, anzi a mio parere era lui ad essere oscurato e ad avere scelto di avere minore impatto in attacco per lasciare spazio ad altri.
Ricordo perfettamente partite nelle quali rinunciava a tiri per fare “girare” (eufemismo!) la palla verso altri. Melli in attacco si è visto solo quando mancavano Shields o Mirotic. Di questo ci si deve ricordare perchè si è sacrificato per la squadra.
Libero di attaccare attaccava! Il suo rapporto con Messina era ormai logoro ma tutta la vita sto dalla sua parte. Messo da parte in malo modo e da gran signore non ha detto nulla se non la verità.
Avrebbe avuto ben altro da dire.
Detto ciò, ripeto, spero in una buona stagione. Si vedrà.
L’essere rigido da parte di Messina è il grande problema da risolvere.
Il gioco non è più quello di 20 e nemmeno 10 anni fa. Ora alcune squadre giocano come se fosse un 3X3 … ma Messina nemmeno sa che esiste il 3X3