Kevin Pangos: A Milano mi è stato chiesto di non allernarmi più

Kevin Pangos, al Valencia da fine 2023, di recente è tornato a parlare del periodo vissuto in Italia alla corte di coach Messina

Kevin Pangos, al Valencia da fine 2023, di recente è tornato a parlare del periodo vissuto in Italia alla corte di coach Messina in un’intervista concessa a Israelhayom.

“A Milano si è creata una situazione in cui mi è stato chiesto di non partecipare più agli allenamenti. Era un qualcosa fuori dal mio controllo. Ho fatto del mio meglio, ma mi è stato chiesto di non allenarmi più…. A quel punto ho iniziato a cercare un’altra squadra in cui poter giocare. Non è stata una situazione facile per me. Come giocatore vuoi essere parte della squadra e sentirti parte di essa e questo non era possibile per me. Il periodo a Milano è stato difficile”.

Le critiche ricevute da Messina in alcune interviste.

“Questo è uno degli argomenti che preferisco non affrontare. Non posso controllare quello che gli altri scelgono di fare. Posso solo controllare il modo in cui gestisco le mie cose. Non dedico il mio tempo e i miei pensieri a cose del genere”.

L’ultimo periodo negativo ha fatto dimenticare a tutti chi è il vero Kevin Pangos?

“Questa è una domanda che andrebbe posta ad altre persone. Mi sono guadagnato la chance di giocare ai massimi livelli per molti anni. L’ultima situazione è stata spiacevole, volevo solo giocare e aiutare la squadra a vincere le partite. Per me l’obiettivo ora è tornare a presentare la mia migliore pallacanestro, e allo stesso tempo aiutare il Valencia. Cerco di non pensare più al passato.

Il team spagnolo è in piena corsa per un posto nel Play-In insieme a squadre con budget decisamente superiori.

“Crediamo nelle nostre capacità e questo si riflette nei risultati e nel fatto che stiamo competendo per un posto tra i primi 10. A volte una squadra viene esaltata in anticipo, ma in Eurolega ci sono sorprese ogni stagione… Tutte le sere qualsiasi squadra può sorprendere e vincere. Questo accade da anni grazie alla qualità generale di tutte le squadre”.

Pangos al Valencia sta giocando 13 minuti a partita in Euroleague (2 PPG, 2.2 APG) e 14 in ACB (4.4 PPG, 2.9 APG).

15 thoughts on “Kevin Pangos: A Milano mi è stato chiesto di non allernarmi più

  1. Se quando si allenava il suo rendimento, anche proporzionato allo stipendio regolarmente percepito mi sembra, era quello sotto gli occhi di tutti e’ meglio che eviti di parlare. Era poco performante per certi livelli come forse è sempre stato tranne fortunate annate.

    1. un genio chi lo ha preso……con un rendimento sicuramente sproporzionato allo stipendio percepito, pangos davies thomas mitrou long kamagate……mirotic comunque mezzo rotto lo avrebbe potuto prendere chiunque….

    2. Piero secondo me sbagli su tutta la linea.
      Se giochi male vai in panca o in tribuna, non viene escluso. Viene escluso se commetti qualcosa di grave, e questo non è il suo caso.
      Nella sua intervista non c’è rancore verso chi invece ha sbagliato tutto.
      Ha sbagliato (secondo il tuo ragionamento) a dargli tanti soldi,
      ha sbagliato ha tenerlo per il secondo anno
      ha sbagliato a indicare lui come il colpevole del non gioco (infatti quando Pangos non c’è stato + al forum c’era lo show time)
      ha sbagliato a trattarlo così perchè questo ha spaccato lo spogliatoio, tra chi non poteva accettare queste situazioni (Melli) e chi ha fatto da paciere (Hines).
      E quella frattura oggi è ancora presente.

      Forse questa vicenda, più di quelle di TLC, Davies e Thomas, metterà in guardia altri giocatori prima di venire qui.

      In estrema sintesi:
      dalla torre butto giù Messina e mi tengo Pangos, perchè anche giocando malissimo fa meno danni di 35 tituli.

      1. Si è rivelato un flop, come a tutti coloro che fanno capitare. Chi non fa non sbaglia. Ma lo sbaglio.spesso è imprevedibile. Nella vita non si finisce mai fi imparare ed a affinare le conoscenze. Poi non si sa cosa è successo ma il rendimento del Pangos parla da solo. O se voleva farsi mandate via è la sola cosa che hai è riuscita con efficienza. Gli è anche andata bene per poter trovare altri contratti di un certo livello pur non valendoli.

      2. esattamente il mio stesso pensiero .. sottoscrivo tutto quanto .. diciamo che nell’allestimento dei roster, nella gestione dello stesso, nella gestione dei contratti e delle loro risoluzioni, che sono quasi 1 a 1 … diciamo che Messina non brilli nel firmamento del basket.
        Eppure c’è ancora gente che nega l’evidenza … un saluto

        Forza Olimpia

    3. il grande, per non dire grandissimo, errore è stato non tanto prendere Pangos, ma non prendere un play che a lui affiancato potesse reggere da un punto di vista fisico, e di gioco e leadership, la squadra.
      Tralasciando poi gli errori continui di costruzione dei roster Olimpia degli ultimi anni, la questione Play è stata gestita malissimo.
      Del roster di quell’anno ne abbiamo parlato, ma poi Messina lo ha relegato in tribuna, e non contento, lo ha confermato nell’anno successivo … per poi rimetterlo fuori e transare il suo contratto nel pieno della stagione …
      non so, ma per dire che c’è stata un serie di cavolate che hanno creato casini per due stagioni ci vuole davvero poco.

      a parità di scelte, risultati un manager qualsiasi di qualsiasi azienda di qualsiasi ambito e mercato sarebbe stato cacciato.

      Un saluto

  2. Precludergli la possibilità di allenarsi lo avrebbe messo nella condizione di instaurare una causa per mobbing, cosa che non mi risulta abbia fatto.
    Personalmente, quindi, ho i miei dubbi che le cose siano andate davvero così.

    1. Non necessariamente, mi permetto di dissentire con te su questo. E’ possibile che a Pangos fosse stato “chiesto” (aka: suggerito, consigliato, e piu’ o meno dolcemente richiesto) di non presentarsi piu’, sapendo che quello sarebbe stato sufficiente per non vederlo piu’ al Forum. In quel senso, Kevin avrebbe potuto fisicamente entrare nelle facilities di allenamento se avesse voluto (magari per i sui allenamenti individuali) e magari volendo forzare la cosa da parte sua presentarsi agli allenamenti di squadra per polemica o ribellione. Del caso, Messina avrebbe probabilmente reagito non chiedendo alla security di scortare il giocatore fuori dalla palestra (che avrebbe portato a una causa legale), ma chiedendogli di sedersi in panchina, tenendolo fuori dai drills di squadra, o consentendogli solo di di fare lavoro individuale (tutte decisioni e risposte perfettamente attivabili da Messina). Ma perché’ mai Pangos di fronte alla richiesta dal suo allenatore di “non farsi piu’ vedere in palestra” si sarebbe spinto cosi’ lontano? Esponendosi a una pubblica umiliazione di fronte ai suoi ex compagni di squadra, non voluto e come pochi benefici tecnici e mentali dal restare intorno a una struttura che lo stava per la seconda volta (la prima successa l’anno prima nei PO di LBA) scaricando senza grossi se e ma. Non so come siano andate le cose in realtà’ ma tutto fa presagire a uno scazzo mal gestito e che si ripercuote sull’immagine del club, una cosa evitabile con un minimo di pazienza e prescienza/sensibilita’. Sono rischi che non val la pena di correre dal punto di vista gestionale, tutto qui. E’ stupido esporsi.

  3. Chissà che gli è successo? Da deus ex machina dello Zenith, a giocatore che non decide e non incide, le sue cifre anche a Valencia lo testimoniano; come disse R. Zero: “I migliori anni della nostra vita……”, quelli della sua sembrano essere finiti

  4. …e io, che credevo fosse stato ” confinato ” ( non si sa bene dove ) ad allenarsi da solo. Quindi, nemmeno quello? Un vero Signore, mister ” potere assoluto “. Attendiamo smentita da parte di Olimpia Milano. Un professionista, ( anche se messo fuori rosa ) ha il diritto di potersi allenare.

  5. Esatto perchè un conto è l’impegno (che non sembra essere mai venuto meno) , un conto è il rendimento.
    Capire se i migliori anni della vita sono alle spalle o davanti è compito di chi sceglie.
    Sempre lui.

    1. Invece, per quello che si legge in giro, sembrerebbe proprio che l’impegno sia venuto meno, in più occasioni… perchè ovviamente non vieni cacciato via in malo modo a stagione in corso a causa del rendimento, perchè se si guardasse a quello allora il Grant di turno sarebbe dovuto essere allontanato a calci dopo che per mesi sembrava un non giocatore di basket, e invece è rimasto un’intera stagione appunto perchè lui sì l’impegno ce lo metteva al massimo e gli veniva riconosciuto. Il rendimento di Pangos è l’ultimo dei motivi che ha causato la rottura sia con lo spogliatoio e sia con il coach.

      La scelta rivelatasi errata è un altro discorso, fatto con il senno di poi; perchè Pangos era un giocatore del CSKA al momento dell’acquisto, che non giocava a causa dello scoppio della guerra, e penso nessuno all’epoca immaginasse un suo successivo rendimento così scadente, da parte di un play considerato di primo livello. Rendimento scadente che oltretutto ora sta proseguendo a Valencia.

      1. Caro Cap, e’ sempre difficile a meno che non sei in società’ sapere cosa succede dietro le quinte, abbozzo una risposta al tuo commento perché’ ho avuto un’impressione diversa. Sembra infatti ci fossero “prove” che Pangos si alleno’ costantemente e da solo in estate (ammesso da Messina stesso, che usci’ sulla stampa dichiarando che il “ragazzo” stava lavorando duro per essere pronto per la stagione) e che comunque non ci fossero stati episodi “eclatanti” di ribellione da parte della’atleta quando la stagione comincio’ a Ottobre. Problemi di rendimento si, come tu hai giustamente evidenziato. Ma problemi di rendimento purtroppo stanno nella logica del gioco nel nostro sport, e non sono giustificativi per allontanamenti “forzati” dalle strutture di allenamento come sembra qui dichiarato. Sono gestiti in modo diverso, usando tools quali: la panchina, la ricerca di un trade lavorando da vicino con il procuratore del giocatore, e in casi recuperabili con un lento lavoro di riabilitazione mentale individuale se entrambe le parti si sentono ancora di lavorare insieme. Questo e’ come normalmente situazioni “difficile” vengono gestite. Colpi’ forse quella reazione di Pangos che replico’ con rabbia a Messina durante quel famoso time-out…episodio che non mi sembra abbia precedenti con altri giocatori del team durante la gestione Messina. Forse quello fu la goccia che fece traboccare il vaso, e istigo’ la reazione “forte” del nostro amato POBO. Di fatto, quella stessa reazione (e qui stai mio punto) non solo fu eccessiva e “personale”, ma a mio avviso dannosa per l’immagine del club in ottica di medio lungo periodo, cosa che non penso fu ponderata e gestita in modo professionale. Problemi evitabili da gestire con sangue freddo e calcolo, cosa che il nostro club non fece e che avrà risvolti negativi sul mercato nei mesi a venire secondo me.

  6. Messina con Pangos ha sbagliato 3 volte :
    1) Quando lo ha preso (non è mai stato un fenomeno)
    2) Quando lo ha confermato dopo averlo relegato in tribuna ai playoff di LBA
    3)Quando lo ha dovuto pagare profumatamente per mandarlo via.
    Non c’è che dire, un’ operazione da MANUALE. Complimenti Ettore !!!!!

  7. Mi permetto il solito commento da “oltreoceano” e un commento basato sull’aver vissuto direttamente per lavoro realtà’ NBA, quindi (per chi legge) non capo opinioni basate sul nulla. Rimango basito come una società’ come l’Olimpia Milano permetta che questi episodi (veri o no che siano) si ripetano anno dopo anno. Parlo di giocatori che escono dalla squadra prematuramente e si sentono di esternare sui media dettagli della loro relazione con il club che rasentano soglie di professionalità’ minima (da entrambi le parti, quelle societarie e quelle individuali). Non ho la sufficiente esposizione diretta in Euroleague (e in Italia) per poter commentare su costumi e modo operandi locali, ma fatico a trovare esempi anche vagamente simili in NBA. In passato ricordo casi quali Gil Arenas (ma aveva portato un’arma da fuoco in spogliatoio), o Ja Morant piu’ recentemente (anche nel suo caso, arma da fuoco mostrata in un video social durante una “scappata” in macchina con amici), che porto’ l’organizzazione (e la lega) a allontanare forzatamente l’atleta. Ben Simmons forse e’ il caso piu’ simile recentemente a questo di Pangos, ma fu decisione del giocatore di non allenarsi per problemi contrattuali e di richiesta di un trade che la società’ non voleva fare. Ma non ho esempi di giocatori che si sono sentiti di sparare a zero sul loro ex coach (come fece Cabarrot su Messina, o Napier lasciando l’estate scorsa quando ammise che da Messina non “aveva imparato” nulla), o tantomeno su comportamenti ostili del datore di lavoro. Mi interessa relativamente sapere quanto di quello che Pangos dichiara (o che altri hanno dichiarato su Messina e l’Olimpia in passato e fin ora abbiamo una serie di esempi non proprio edificanti), ma rimane il fatto che dipinge un’immagine del club come ambiente “ostico” in cui crescere, il che diverrà’ una difficolta’ importante da affrontare in un futuro in ambito mercato. Ripeto: e’ raro che un giocatore che se ne e’ andato e che sta giocando altrove si senta in dovere di gettare fango sulle sue ex-squadre. Al limite (anche su consiglio dei loro agenti/manager/procuratori) si limitano a commenti tecnici relativi al loro utilizzo passato, spingendosi in casi estremi a magari esporsi con frasi simili a “io e il coach non avevamo grande sintonia” (che e’ il peggio che ho visto e sentito nel corso degli anno recenti). Dispiace vedere l’immagine di Milano rovinata per episodi che avrebbero potuto/dovuto essere gestiti meglio. Andiamo Olimpia, non e’ poi cosi’ difficile…sono semplici principi di gestione umana del personale per cui non sono necessari patentini da allenatore e nemmeno 35 tituli e trionfi sportivi alle spalle. Facciamo un passo avanti.

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