Keith Langford: Si pensava di battere Siena 4-1. La tripla di Jerrells ci ridiede vita

Alessandro Maggi 1

Keith Langford ha rilasciato una lunga e bellissima intervista al sito ufficiale di Olimpia Milano. Vi riproponiamo un primo passaggio

Keith Langford ha rilasciato una lunga e bellissima intervista al sito ufficiale di Olimpia Milano. Vi riproponiamo un primo passaggio, dedicato alla seconda stagione in biancorosso.

SULLA SECONDA STAGIONE

“Sono cambiate tante cose in quella seconda stagione, ma soprattutto ho cambiato il mio modo di allenarmi, ho cambiato il modo di prepararmi, e per la prima volta ho portato con me il mio personal coach. È rimasto con me tutto l’anno dopo avermi preparato in estate. Devo dare credito anche a Luca Banchi: è arrivato e ha portato con sé la cultura vincente che avevano a Siena, l’energia, la concentrazione, la mentalità, un giocatore come David Moss, e ha dato alla squadra un’identità. E un’altra cosa che ha permesso alla squadra il salto di qualità è stata l’arrivo di Daniel Hackett da Siena a metà stagione. La squadra era stata costruita in modo tale da consentirmi di massimizzare per la prima volta nella mia carriera tutto quello che avevo imparato, per cui avevo lavorato, l’esperienza che avevo maturato. Tutto è avvenuto allo stesso momento, è stata la tempesta perfetta. Avevo fame come giocatore e in quel momento ho sentito che era arrivato il mio momento. Come ho detto, ho costruito il mio nome a Bologna ma a Milano ho imparato come essere davvero grande”.

SULL’EUROLEAGUE

“Ricordo la partita che giocammo a Baskonia. Giocavamo per qualificarci. Ricordo quella partita, ma anche prima di quella partita, perché ho pensato che avremmo vinto quella gara e saremmo entrati nei playoff e nella mia testa mi sono detto “Possiamo battere tutti”. Avevamo tutto: l’esperienza, i realizzatori, la taglia fisica, il talento, tutto. E ho pensato che non ci potesse fermare nessuno. Ho pensato che quello fosse ciò che stavo aspettando da tutta la vita”.

SULLA SERIE CON IL MACCABI

“Non voglio togliere nulla a quello che hanno fatto al Maccabi. Coach Blatt è quello che è per un motivo. Tyrese Rice: quello è stato il suo biglietto da visita, il momento in cui ha dimostrato quanto valesse, diventando quello che è diventato. Ma è stata dura perché arrivati lì non avevamo più la squadra che avevamo durante le Top 16. La salute è quello che conta. Prima parlavo della partita con Baskonia: alla fine di quella gara mi sono stirato. Poi Ale (Gentile) si è infortunato. Tutto questo ci ha mandato un po’ fuori ritmo. E quando penso a quel momento, questo è ciò che mi ferisce di più: vorrei aver avuto con quella squadra un’altra possibilità. Quello è il rimpianto più grande, molto più di un tiro sbagliato, un errore, una palla persa che ci sono costati le partite. Avrei voluto riprovarci con quella squadra. Questa è la pillola più dura da mandare giù”.

SULLA SERIE SCUDETTO

“Adesso posso essere onesto su questa finale. Pensavo, tutti lo pensavamo, no non voglio dire tutti ma molti di noi, io incluso, pensavamo di battere Siena e andare a casa, vincere il titolo e andare a casa. Pensavamo sarebbe stato un 4-1, forse un 4-0. Avevamo troppa fiducia in noi stessi, pensavamo che sarebbe stato non dico facile ma che, se avessimo giocato come sapevamo, avremmo vinto. Quando abbiamo perso Gara 5, i dubbi hanno cominciato a entrarci in testa. Devo dare credito ad Ale. Era un ragazzino a quei tempi. Ma non voleva perdere, il suo spirito competitivo si leggeva nei suoi occhi. Si vedeva quanto significasse per lui, quanto fosse importante. Dopo la sconfitta, vedendolo, ci siamo ricaricati. E così siamo riusciti ad arrivare alla vittoria di Gara 6. Curtis Jerrells merita credito per quel tiro, a me hanno riconosciuto il tipo di stagione che ho fatto, ma in quella serie Ale Gentile è stato il nostro leader. Ha meritato il trofeo di MVP. È stato il nostro trascinatore”.

SULLA SERIE CON SIENA

“Sì, sono stato il primo e sono stato il primo perché ero arrabbiato, volevo io la palla! Se guardi il video, Ale voleva la palla, io volevo la palla e Curtis ci ha mandato via tutti. Curtis, Curtis… Ale lo chiamava. Ma Curtis era nella sua posizione preferita. Ho guardato poco fa la foto e puoi vedere la palla sulla punta dei polpastrelli. È stato un sollievo. Ero felice per Curtis, ma più di tutto è stato un sospiro di sollievo, perché tutto quello per cui avevamo lavorato per dieci mesi sembrava quasi svanito. Ma in un attimo siamo tornati a vivere di nuovo. Lì ho pensato che non ci fosse proprio modo di non diventare Campioni d’Italia”.

SULLA FESTA SCUDETTO

“Eravamo tutti in pericolo. Avevo mio figlio con me. Aveva un anno allora, ma non piangeva mai, non faceva mai smorfie con il volo, ed era lì che guardava tutto quello che stava succedendo. Io ero in mezzo, c’era gente dappertutto, tifosi che mi tiravano da una parte, che volevano la maglia, tutto. Non ho mai visto una cosa del genere. Abbiamo parlato del Maccabi, di Bologna, di Kansas, ma quel momento, gli italiani, i fedelissimi di Milano… ricorderò quel momento per tutta la vita. Mi viene quasi da piangere a ripensarci. Non ho mai provato nulla del genere. Quando ti ritiri quelli sono i momenti che ti mancano davvero. Non vivrai più un momento come quello. Incredibile, è stato incredibile”.

One thought on “Keith Langford: Si pensava di battere Siena 4-1. La tripla di Jerrells ci ridiede vita

  1. Una squadra che vuole creare un ciclo si tiene i suoi campioni keith e curtis dovevano restare

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