Gigi Datome protagonista sul Corriere della Sera nell’intervista concessa a Roberto De Ponti. Ecco alcuni passaggi.
SULLA SERIE
«Ho lavorato, abbiamo lavorato, per arrivare fino in fondo. Poi però ci sono anche gli avversari, che avranno lavorato anche loro per vincere. Vedremo alla fine».
SULLA SCONFITTA COME FALLIMENTO
«È un ragionamento sbagliato. Noi giocatori viviamo in un’altra dimensione, non ci curiamo di chi ci spiega perché dobbiamo vincere e perché non possiamo perdere. Andiamo in campo per dare il massimo. Poi, come detto, ci sono anche gli avversari. Però penso che sia già un successo essere qui».
SUL FUTURO
«Se dovessi ascoltare quello che mi dice il fisico, avrei dovuto fermarmi tre anni fa. Riesco a pensare solo fino a gara 1. Poi passerò a gara 2. Non riesco ad andare oltre».

Datome mi fa morire, che pensa che “sia un successo essere qui”.
E chi ce lo avrebbe dovuto impedire?
No, dai, francamente, certe dichiarazioni secondo me mancano di rispetto al pubblico che ha sofferto un’annata disastrosa.
Per me si tratterebbe di dire, semmai: “siamo qui belli carichi, e cercheremo di non perdere anche questa per il nostro pubblico che ci segue con grande calore e speranza!.
Altro che già un successo essere qui!
Probabilmente, inconsciamente, parlava di se stesso, che, dopo non aver giocato mai, si ritrova, tutto sommato, in palla, imprevedibilmente, a giocare da co-protagonista una finale….e per lui è certamente un successo, personale, ma un successo