Sasha Djordjevic protagonista su Repubblica-Milano con una lunga intervista concessa a Luca Chiabotti nella rubrica “Uomini e Canestri”. Ecco alcuni passaggi.
SU OLIMPIA MILANO
«Da addetto ai lavori, credo sia scorretto dare valutazioni su altri. Posso dire che ci sono dei giocatori che possono da soli cambiare una stagione e che non averli, come è accaduto finora con Shavon Shields che ha dimostrato di poter dominare l’Eurolega, è un grande problema»
SU MILANO
«È un affetto che sento, mi inorgoglisce e mi fa tanto piacere perché ho scelto con la mia famiglia di diventare ed essere milanese. Quando nel 1992 ho vinto la Coppa dei Campioni, avevo molte offerte. Ho detto al mio agente: ‘C’è anche Milano? Se c’è prendiamo quella, non mi importa del resto’. Sono cresciuto così, ammirando la Simac di Dan Peterson, di JB Carroll, Dino, Mike, Premier, della rimonta con l’Aris. È un legame profondo che si è sviluppato nel tempo. L’anno scorso, al Forum, ho visto ancora tifosi con la mia maglietta, così come resta indelebile il ricordo della mia ultima partita: anche il signor Armani portava il mio numero 19. È qualcosa che ho dentro e porto sempre con me»

Si sta posizionando per il post Messina
A me non è particolarmente simpatico e non condivido alcune sue idee ma è indubbiamente abile e competente.
Questa intervista mi sembra però un atto d’amore per L’Olimpia quindi ben venga quando e se sarà
Il messaggio è evidente e anche il timing dell’intervista è sospetto. D’altronde il mercato di inizia a fare ora. A Maggio è tutto chiuso.
Il migliore sarebbe Trincheri però.
Preferisco 1 Sasha a 100 Messina.
Carisma e poi un ex grande giocatore molto utile con i big. E risparmiamo sui vari Pozzecco per colmare le lacune di Messina
Le parole sono quasi sempre di convenzienza.
Quello che conta è l’impegno che un giocatore ha mostrato quando ha avuto la possibilità di indossare la canotta Olimpia e da questo punto di vista Djordjevic merita rispetto e imperitura ammirazione da parte di noi tifosi.
Come coach sinceramente non lo vedo su una panchina di una big, più per questioni caratteriali che tecniche. Bravissimo a lanciare i giovani.
Secondo me oggi servirebbe un coach più giovane e più moderno, non per forza uno con già lo status paragonabile a Messina.
Ovviamente il mio parere vale meno di zero, e decideranno loro (che ne sanno molto più di me) e immagino resterà Hector.
Io penso che sceglierei un tecnico più giovane, perché il basket sta evolvendo e sostengo che il gioco di Messina sia obsoleto.
Poi capisco che Milano sia una piazza difficile, però farei anche un ragionamento sui tipi di giocatori da prendere.
Milano ha budget importante, pesantemente castrato dalla tassazione italiana. Quindi hai grandi ambizioni (perché i soldi che ci metti sono comunque tanti) e grandi aspettative (di pubblico, di ambiente), e poca pazienza nell’aspettare i giovani, motivo per cui cerchi di puntare su gente già rodata.
Ma 1/2 scommesse all’anno secondo me andrebbero fatte.
Il vero problema è che Milano da troppi anni lontano dal giro internazionale, e con di “Re Giorgio” si pensava che le cose prima o poi si mettessero sul binario giusto, e non su un binario morto e comunque voglio ricordare il ruolo a 360 gradi che riveste Messina, i giocatori non li porta la cicogna, ma vengono scelti, e se canni sono augelli amari, che in questo caso non puoi addebitare a responsabilità altrui.
Messina è un coach di tutto rispetto, il suo curriculum ne è la prova, ma l’età avanza, e quindi, o ti dai una una rinverdita, o ti dai una ringiovanita, che pari cosa sono, nel basket non esiste la perseveranza sul proprio modo di interpretare le cose, la non possibilità di dare alternative, e questo è quello che mi trasmette Messina. Un esempio Obradovic, della stessa tempra e quasi pari età, quest’ anno si sta reinventando determinati aspetti del suo modo di essere allenatore, sicuramente la squadra e quindi il fattore umano decisamente lo aiutano. Il mondo va avanti.
A mio modestissimo parere la piazza milanese è molto complicata perchè troppo vicina al calcio; intendo dire che si valutano esclusivamente i risultati pensando di essere i più bravi, i più forti e forse i più belli senza comprendere che ci sono anche gli altri, che, con meno soldi, capita che imbrocchino la stagione, e capita che, con anche più soldi, non si imbrocchi la stagione. La continuità è la differenza, e viaggiare costantemente tra il primo e secondo posto è sempre un ottimo risultato.
Vince solo uno, che si è dimostrato più bravo a 360°e non significa che gli altri facciano cagare.
Credo che ci sia stata da parte sua qualche valutazione totalmente sbagliata, come pensare che NML potesse fare il Delaney della situazione o che Voigt e Thomas fossero adatti al suo gioco. E sono errori non marginali.
Vedremo da stasera se Napier potrà essere il vero backup di Pangos e se saprà per ora gestire una squadra offensivamente imballata.