Gigi Datome: Con Milano mi aspetto di puntare a vincere in tutte le competizioni

Gigi Datome, ieri di passaggio anche alla Secondaria del Forum d’Assago, ha rilasciato una importante intervista a Tuttosport

Gigi Datome, ieri di passaggio anche alla Secondaria del Forum d’Assago, ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport. Ecco alcuni passaggi.

Sugli obiettivi di Italbasket

«Per quanto fatto in passato dobbiamo puntare al passaggio del turno e poi giocarcela con tutti. Provarci. Magari la fortuna che non ci ha mai considerati, si ricorderà di noi».

Sulla nuova Olimpia Milano

«Intanto mi piace molto com’è stata costruita la squadra e mi sono complimentato con Messina e Stavropoulos perché hanno centrato sempre l’obiettivo n. 1 in ogni settore in cui volevano cambiare. Mi aspetto di puntare a vincere in ogni competizione, che in Eurolega ce la si possa giocare con tutti come nelle ultime stagioni. Poi sappiamo che il risultato dipenderà dalla condizione nel momento chiave».

Sul futuro

«Sono fatalista, giocherò fino a quando mi divertirò e fisicamente ce la farò. Poi vedremo, sono convinto che troverò una strada. Nel basket? Non allenatore, perché si è ancora più dedicati, finito l’allenamento o la partita la testa resta lì. Però ho visto e vissuto talmente tanto basket di alto livello e in posti diversi che credo di poter dare un contributo con la mia esperienza».

24 thoughts on “Gigi Datome: Con Milano mi aspetto di puntare a vincere in tutte le competizioni

  1. Un suggerimento.. più che altro una speranza. Fermo restando che tutti i giocatori simbolo dell’Olimpia li vorrei x sempre in società (cosa impossibile ovviamente, ma era x esprimere il mio affetto verso alcuni giocatori), vedrei bene Gigione nazionale al posto di Petrucci anche se la posizione comporta alcuni lati politici che non so se Gigi le possa accettare con tutti i compromessi connessi e annessi. Ma un posto di vertice per esempio lo sviluppo del basket con le strutture pubbliche e con le società che lavorano sulle giovanili magari si .. forza Gigi, forza Azzurri e forza Olimpia. Buon basket a tutti

    1. Prima di ambire al posto di Petrucci bisogna assommare esperienze e cultura manageriali che Datome al momento non possiede. Nel suo caso non è questione di accettare più o meno i compromessi, ma proprio di Curriculum vitae.
      Datome prima di aspirare a cariche istituzionali deve partire dal basso. Se non vuole allenare può imparare a fare il dirigente dapprima con qualche incarico di rappresentanza, un po’ come Maldini ha fatto nel Milan, affiancandosi a Boban e imparando il mestiere per poi crescere.

      Chi potrebbe ambire al posto di Petrucci nel 2024 avendo i giusti connotati per il ruolo è Ettore Messina, ma spero che resti in Olimpia ancora qualche anno per sviluppare questo bellissimo ciclo, supportato dalla piena fiducia del patron Giorgio Armani.

      1. Vedi c’è una questione di competenze e di ruolo.
        Il ruolo di Messina in Olimpia è un ruolo manageriale in una società privata dove risponde alla proprietà ed alle logiche aziendali.

        Il ruolo di Petrucci è un ruolo più politico e pubblico dove le energie sono orientate a mediare e tenere insieme interessi diversi e dove la crescita del sistema basket è un obbiettivo importante ma secondario ( altro che obbligo di vincere).

        Da qui vedo la difficoltà a svolgere quel ruolo in maniera proficua, perché siamo in Italia dove il merito diciamo non è la variabile più importante.

        Insomma non è colpa di Petrucci, ma di un sistema che è fatto per avere i Petrucci.
        So che questa affermazione può non essere condivisa ma è così.
        È come la querelle sui nostri politici che non sono all’altezza, invece sono completamente all’altezza di quello che sono diciamo la media degli italiani che li hanno votati.

  2. Per tornare sulla polemica tra obiettivo/obbligo di vincere o meno, mi fa piacere che anche Gigi sia dalla parte di quelli che si sentono moralmente “obbligati” a vincere.
    Voglio far notare un passaggio a me molto caro: vincerà chi sarà più in forma nei momenti importanti. Ora se in LBA non ci sarà storia per vincere le F4 bisognerà arrivare più in forma delle altre 3 che, chiunque esse siano, hanno rosters simili ai nostri. Questo non è fortuna e’ programmazione ed è il compito dello staff tecnico. Il roster è profondo e quindi si tratta di gestire bene. Niente scuse. Lo dice Gigi io solo rimarco.
    Poi chi vince festeggia, chi perde spiega (e chi ci mette i soldi decide).

    1. Sono d’accordissimo con te, specialmente sull’ultima che, a mio avviso, è proprio doc!!

    2. @ Doc, strano, nell’estratto dalle parole di Datome, io leggo: “mi aspetto di puntare a vincere”.
      Mi aspetto in italiano, concerne, appunto, un’aspettativa – una speranza, un proposito, un progetto.
      Di riferimenti a “obblighi” eventuali, a me pare non ci sia traccia, né fattuali, né morali.
      Quindi se uno si aspetta di puntare a vincere, affibbiargli l’intenzione di un presunto obbligo morale – addirittura! – a vincere, mi pare una forzatura. Ideologica in particolare.
      Non per questo la rende vera, anzi al contrario.

      1. Prima di essere sommerso dai soliti insulti del nostro Palmasco (rari nei miei confronti soltanto in quanto raramente mi permetto di postare un commento, con toni di solito abbastanza pacati), mi permetto di fare notare come la frase “Mi aspetto di puntare a vincere” presenta una ridondanza non richiesta dalla lingua italiana (e quindi inutile). Le frasi: “A MIlano mi aspetto di vincere” e “A Milano punto a vincere” hanno infatti lo stesso significato. Il significato è infatti quello di ritenere, trovandosi in una società come l’Olimpia, di poter vincere. Dopodiché nello sport ci si pone degli obiettivi: l’obiettivo dell’Olimpia è quello di vincere (lo dice Messina e lo dice Datome, ma probabilmente lo pensano anche altri). Questi obiettivi si perseguono in vari modi, acquistando i giocatori opportuni (ed esponendosi quindi economicamente), affidando la guida tecnica in mani esperte e capaci ecc. In vista quindi degli obiettivi che ci si pone, si agisce, si programma, come giustamente scrive Doc63 (che ha espresso un parere del tutto legittimo, non ha ucciso nessuno, beninteso…). Se gli obiettivi, che possono essere ottenuti anche solo in parte, poi non vengono raggiunti allora bisogna fermarsi e riflettere sul perché (ancora una volta ha ragione Doc63 che lo esprime in poche concise parole: chi vince festeggia, chi perde spiega e chi ci mette i soldi, a quel punto, decide).

        Non mi pare proprio che questa posizione sia una posizione offensiva o provocatoria nei confronti di nessuno (per cui inviterei il Palmasco di turno a mantenersi nei toni consoni alle persone civili…), precisando che, non essendo mio costume interloquire con chi non è capace di farlo in maniera civile ed educata, mentre avrò piacere di discutere ed eventualmente controbattere chi opporrà argomenti, mi asterrò (non ne varrebbe la pena e non avrebbe senso controbattere con insulti agli insulti…) dal farlo con eventuali maleducati che pensano di rinforzare le loro (evidentemente) deboli posizioni con toni incivili.

        Cordialità.

      2. Caro Pino, il tuo intento è ammirevole, ma purtroppo è tempo perso ragionare con certi utenti, perché, come la giri la giri, loro vogliono avere la supremazia del loro pensiero, della loro opinione e delle loro idee. Credono (erroneamente) di essere depositari della verità e qualunque pensiero tu possa esprimere la Palmasco’s band (pochi ma facinorosi) sono subito pronti ad aggredirti, chi ironicamente chi maleducatamente accusandoti di essere in malafede o incapace di capire una dichiarazione. Non lo dico io, ma basta leggere i commenti susseguiti dopo Doc63.

      3. Mah, proprio no…

        L’*aspettativa* di qualcosa presuppone che quel qualcosa sia un evento molto probabile: “di solito ci vogliono 2 ore a raggiungere quella località, mi aspetto di metterci 2 ore come al solito”. Te lo aspetti perché sai che la sua riuscita è probabile, magari persino quasi sicura in base alla tua esperienza. Ti aspetti di battere Verona in casa, per dire. E se la batti è normale, la tua reazione sarà di semplice constatazione che è successo cioè che era preventivabile.

        Il *tentativo* di fare qualcosa invece non presuppone nulla della riuscita di un’azione ma si riferisce all’intento: “non so di solito quanto ci si mette, quindi esco per tempo e punto ad arrivare in loco in 2 ore”. Non ti aspetti di farlo, ci provi, con ragionevole margine. Punti a vincere l’EL, per dire, ma non ti aspetti che sia una certezza. E se la vinci non è normale, la tua reazione NON sarà di semplice constatazione che è successo cioè che era preventivabile, anzi sarai entusiasta.

        Ora, come mai un tale ovvio errore di interpretazione? Perché non lo è. Nessuno può pensare che Datome consideri molto probabile vincere l’EL per Milano. Nessuna squadra di EL pensa che sia molto probabile vincerla, nessuna squadra parte aspettandosi di vincerla e se arriva quindi è tutto normale. L’attitudine invece è quella in parte di vivere vicariamente lo sport come sfogo (nella vita uno pensa di non vincere, quindi si affida alle vittorie altrui) e in parte quella di esigere da terzi cose che magari terzi esigono da loro. Nulla di sano, è tutto un comportamento tossico che porta una parte del tifo a incarognirsi ad agosto. Ogni atleta parte cercando di vincere tutto, ovviamente, questo non significa che sia scontato od ovvio, come Messina peraltro ha spiegato qualche settimana fa quando la gang del “è tutto scontato” è sparita come blatte illuminate da una torcia.

      4. @Mr.Tate: La frase era: “Mi aspetto di puntare a vincere”, non era “Tenteremo di vincere”. Ma la cosa davvero incomprensibile per me è il suo terzo punto: lei scrive “..incarognirsi ad agosto” oppure “è tutto un comportamento tossico…”. Io non mi incarognisco né ad agosto né a settembre né ad ottobre, e non vedo nessun comportamento tossico nel sostenere che l’Olimpia Milano è costruita per vincere (e meno male visto che ne sono tifoso dai tempi, purtroppo remoti, in cui si chiamava Simmenthal…). Poi questo non significa affatto che se non dovesse vincere qualcuno verrà crocifisso in piazza Duomo o in galleria, per carità. L’obiettivo è quello di vincere, poi se ci si riuscirà, come quest’anno, festeggeremo (e alla grande!!!), altrimenti festeggerà qualcun altro, noi ci chiederemo probabilmente il perché non ce l’abbiamo fatta e chi paga deciderà il da farsi (cit.Doc63). Ma mi scusi, dov’è il problema? Quello che non riesco a capire è l’acrimonia dei toni per una discussione francamente risibile (da bar sport, la definirebbe qualcuno), su un sito di appassionati di pallacanestro (beh, certo, Milanocentrico e Campione d’Italia…). Possiamo avere anche concezioni diverse sull’idea di “obiettivo sportivo”, ma mi scusi, questo ci legittima ad insultarci reciprocamente? Ma se io fossi davanti a lei, magari in un bar, o al Forum, e le esponessi l’idea che l’Olimpia è fatta per vincere ecc., lei mi tirerebbe un cazzotto, non senza avermi prima coperto d’insulti (non mi riferisco ovviamente a lei nello specifico, ci mancherebbe, il lei è impersonale)? Non credo che lo farebbe e allora perché farlo seppur metaforicamente su un sito come questo che qualcuno ci mette a disposizione per discutere di pallacanestro (in modo civile, penso…).

      5. Hai scritto:
        “mi permetto di fare notare come la frase “Mi aspetto di puntare a vincere” presenta una ridondanza non richiesta dalla lingua italiana (e quindi inutile). Le frasi: “A MIlano mi aspetto di vincere” e “A Milano punto a vincere” hanno infatti lo stesso significato”

        No, non ce l’hanno, e ho spiegato perché. La prima è un’aspettativa, la seconda è un’intenzione (quindi un tentativo di fare qualcosa). Detto questo, non ti ho assolutamente insultato, ho solo spiegato come stanno le cose.

        “non vedo nessun comportamento tossico nel sostenere che l’Olimpia Milano è costruita per vincere”, scrivi, però ieri due persone hanno dato qui dei “mentecatti” a quelli che a differenza loro comprendono la lingua italiana. Se tu non lo ritieni tossico, ok, nessun problema. Noi che siamo qui da anni invece dobbiamo subire queste ondate tossiche fino a quando gli amministratori ciclicamente non bannano i troll.

      6. Certo, chiunque esprime opinioni diverse dalla Palmasco’band, di cui tu fai parte, per te è un troll da bannare.

      7. @Mr.Tate: Guardi, io quando parlo di insulti parlo di insulti da parte di chiunque. Io ritengo che l’insulto non sia mai un buon modo di confrontarsi (oltretutto è anche inutile e poco divertente: se siamo qui è per parlare, davanti ad una tazza di caffè, del nostro sport preferito in un momento di svago. Insultare delle persone, che tra l’altro non conosco, è davvero l’ultima cosa che farei…). Non so cosa sia successo ieri perché non seguo così assiduamente le discussioni, ma lo ribadisco: ogni tipo di insulto, da chiunque provenga è stupido ed inutile. Detto questo però le domando se io, su questo forum, ho mai insultato qualcuno. Lei ritiene che io lo abbia fatto? Ha mai letto qualche mio (raro…) commento che sia insultante nei confronti di qualcuno (di chiunque: altri utenti, giocatori, staff tecnico ecc.)? E allora, visto che io posso (ovviamente…) rispondere soltanto del mio comportamento, mi spiega perché, invece gli insulti debba subirli (non che la cosa mi sgomenti più di tanto, le dirò, ma le sembra, l’insulto dico, una risposta corretta ad argomentazioni espresse con toni pacati)? La discussione, che nei toni giusti sarebbe non solo auspicabile, ma divertente (il confronto lo è sempre) cade quando ad argomenti (giusti o sbagliati…) si risponde con l’insulto. Da parte di chiunque e su qualunque argomento, lo ribadisco a scanso di equivoci.
        E con questo chiudo, per non annoiare (ed annoiarmi…)

  3. È incredibile il travisamento delle parole di Datome. Lui parla di “puntare a vincere” l’altro traduce “obbligo morale”.
    Palmasco è inutile spiegare la differenza perché i casi sono solo due: la malafede o l’incapacità di capire una dichiarazione. Purtroppo la seconda è peggio della prima.

  4. Non so neanche perché perdo tempo a rispondere.

    C’è infatti una differenza abbastanza netta tra “Pino puntava a farsi offendere” e “Pino si aspettava di essere offeso” – per chi abbia una conoscenza della lingua italiana meno che elementare.

    Non credo infatti che Pino puntasse a farsi offendere, anche se facendo riferimento “ai palmasco di turno” sicuramente voleva suscitare una mia reazione, che non credo si aspettasse benevola, ma credo invece che si aspettasse di poter essere offeso, forse perché il suo prolisso blabla dimostra soltanto che ha imparato da poco la parola “ridondanza” e si applica a usarla – senza troppa fortuna in questo caso.

    Puntare a ottenere qualcosa e aspettarsi di ottenere qualcosa non sono per niente sinonimi, ma sono due gradi diversi di periodo ipotetico.
    Non sto a spiegare la differenza che la maggioranza qui capisce benissimo.
    Ricordo soltanto che gli obblighi non hanno nulla di ipotetico.
    Tantomeno per chi è seduto sul pino 😜

  5. Basket, grammatica, analisi grammaticale, etica dei social….mi viene mal di testa!
    Gigione vuole lottare (con la squadra) per vincere.
    Per farlo, tante cose devono realizzarsi, compreso l’essere in forma al momento giusto o l’avere un pizzico di fortuna (sportiva) nei momenti che contano.
    Io, che di cervello sono un sempliciotto, ho capito questo, e mi basta 🙂

  6. Sono sempliciotto anch’io e a mio parere datome con l’olimpia vuole provare a vincere ma non un obbligo di vincere.
    Leggevo varie discussioni e questa superiorità di conoscienza generale e sportiva con annessi insulti per chi non la pensa come altri mi fa vomitare. Capirei da ragazzi di 18 anni ma fra gente ben adulta che si crede Superiori ad altri…
    Si può anche discutere con toni normali credo.
    @Alessandro Maggi ha detto che cui c’è libertà di parola, se non vi va bene quello che scrive qualcuno basta non replicare. Io mi chiedo è tanto difficile?
    Per esempio Io tifo olimpia e mi piace l’allenatore ma ad altri tifosi olimpia può non piacere? (e non mi riferisco solo a Man in Red)
    Mica può piacere a tutti non vedo che problema ci possa essere.
    Mi fa sorridere che se fino a ieri se qualcuno diceva che messina aveva sbagliato con fontecchio era un’eresia
    mentre oggi che Messina fa autocritica è un grande perché ammette le sue colpe.

  7. Gente dell’obbligo di vincere, distorto perfino nelle parole di Datome, avete tra voi un sostenitore potente, un grande capo, un vero appassionato di pallacanestro, ma soprattutto uno che le cose le fa invece che dirle: nientedimeno che il presidente federale, Petrucci!
    Complimenti gente, Petrucci pensa come voi.

    E dice a Pozzecco, letteralmente: “Noi ti paghiamo, tu devi vincere”.
    (Qui: https://www.pianetabasket.com/le-nazionali/fip-il-presidente-petrucci-scarica-su-pozzecco-l-obbligo-di-vincere-257050).

    Gente voi stessi non sapreste dire di meglio!
    E naturalmente Petrucci ha voi come compagnia. E forse si capisce un po’ di più come mai sia ancora lì sopra a far danni.

  8. @palmasco sei cattivello.
    Penso che la discussione su aspettative/obbligo sia fuorviante.
    La quasi totalità dei commenti non parla di obbligo ma di speranza ed in alcuni casi di convinzione che questa squadra (più forte di quella dello scorso anno) ha le carte per vincere.

    Credo che il punto critico sia invece un altro: e se non succede?
    Qui si vedono la diversità di approcci fra chi sulle sconfitte cerca di capire cosa non ha funzionato, fa le sue critiche ma se vede l’impegno e la dedizione le accetta e chi ha bisogno di capri espiatori e di esternare le proprie frustrazioni.

    È quello che è avvenuto lo scorso anno con la sconfitta in campionato che ha oscurato il percorso in Eurolega e quest’anno dove la vittoria ha fatto dimenticare le F8.

    Petrucci è un altra storia che non associerei agli utenti del blog anche se la tua tesi è suggestiva.
    Ricordo ancora di sentire Messina sul concetto di vincente.

    1. Siamo ad agosto, la squadra sembra essere entusiasmante, perché pensi che oggi, a 9 mesi almeno, circa, dal primo trofeo importante, ci siano diverse persone che già parlano di risultati? Ci sono persone che seguono gli sport in modo tossico. Per loro lo sport è leggere un risultato e vantarsi che la propria squadra ha vinto. Non si godono la prestazione ma vogliono il risultato, spesso perché quello è il modo in cui si sentono loro stessi vincenti. Non è diverso da “Ma Messina non sa gestire le rotazioni”: vogliono sentirsi qualcuno pensando di averne il minimo titolo. I giocatori devono loro la vittoria finale, l’allenatore ne sa meno di loro, ecc. Non minimizziamo questa roba, è il motivo per cui lo sport perde valore. E quando Petrucci dice una roba del genere andrebbe seppellito di commenti negativi.

  9. Questa ricerca alla radice del più profondo significato del concetto “obbligo o dovere di vincere” come ha detto qualcuno è di una noia mortale; a chiosa del tutto possiamo dire che è giusto da parte dei soggetti protagonisti attivi affermarlo e NON è giusto da parte di chi fruisce con passione ma passivamente del loro “lavoro” pretenderlo

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