EuroLeague del futuro: un play-in potrebbe essere la soluzione?

Alessandro Maggi

Ieri, nel corso di Radio RealOlimpia, siamo tornati sull’intervista concessa da Ettore Messina a Cosmote TV. E sulla sua idea

Ieri, nel corso di Radio RealOlimpia, siamo tornati sull’intervista concessa da Ettore Messina a Cosmote TV, in cui il coach di Olimpia Milano analizzava i playoff di EuroLeague.

«Conquistare le Final Four non è semplici. Solo otto squadre su 18 riescono ad andare ai playoff. In Nba 16 su 30, più della metà. È una competizione tra le più dure che esistano, è veramente molto complicato. Personalmente sarebbe bello, però probabilmente non ci sono le date, se 12 squadre andassero ai playoff su 18. Playoff al meglio delle tre tra quattro squadre per poi completare il tabellone ad otto. Questo darebbe una gratificazione ai proprietari che investono anche un mucchio di soldi».

Prima precisazione: quella di Ettore Messina non era una proposta, ma solo una riflessione durante un’intervista. Seconda osservazione: trattasi di valutazione soprattutto economica: 12 squadre ai playoff significherebbe coinvolgere più team nella lotta sino a fine stagione, tenendo alta l’attenzione del pubblico.

Resta il problema delle date, per un calendario di EuroLeague già colmo. E allora la testa vola all’esempio del play-in NBA, contestato da alcune superstar come LeBron James e Luka Doncic.

Partiamo da un primo assunto: nessuno viene penalizzato. Le regole sono note da inizio stagione, quindi una squadra classificata in ottava posizione sa di non avere il posto assicurato, ma di doversi giocare il play-in. E’ solo un cambio di ottica dopo decenni di certezze. Ma il mondo cambia.

A Est, come a Ovest, torneo che si gioca in quattro giorni con sole gare secche. La vincente del match tra settima contro ottava vola ai playoff (da settima), la perdente si gioca l’ottavo posto nel tabellone con la vincente tra nona e decima. 

In una EuroLeague estremamente livellata come quella appena conclusa, effettivamente 12 squadre ai playoff prevederebbero un turno vero e proprio al meglio delle tre gare, anche per evitare a chi ha conquistato un buon piazzamento (il quinto) la beffa di giocarsi tutto in 40’.

Farlo a 10, avrebbe previsto un play-in tra Fenerbahce, Zenit, Valencia e Baskonia, con la vincente del match tra le ultime due a giocarsi un piazzamento con la perdente di Fenerbahce-Zenit.

Dieci squadre coinvolte, e allora anche Zalgiris, Olympiacos e quanto meno Maccabi sarebbero rimaste in corsa fino alla fine. Più chance per una competizione sempre accesa. Possibile?

Chiudiamo con due osservazioni. Ad oggi, tenendo conto anche della riunione “segreta” di Atene, EuroLeague non sarebbe vista come sostenibile dai club. Dunque, la strada intrapresa, non starebbe portando ai risultati auspicati.

Nel contempo, si valuterebbe dal 2023 una competizione definitivamente chiusa. Credibilmente con parametri economici più chiari e limiti di spesa il più possibile comuni, ma certamente senza un Draft che negli anni possa garantire un riciclo al vertice, non dimenticando che EuroLeague resta un mercato subordinato alle scelte delle franchigie Nba. Dunque, senza grandi chance di programmazione nei cinque spot del quintetto “titolare”.

Dominerà sempre il portafogli, e qualcuno potrebbe restare a lungo fuori dalla post-season. Ecco che un tabellone più ampio potrebbe anche avere un valore.

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