E’ Flavio Portaluppi l’ospite di Luca Chiabotti a «Uomini e Canestri», rubrica del martedì di Repubblica-Milano. Ecco alcune dichiarazioni dell’ex presidente e GM di Olimpia Milano.
SUI SUOI ANNI
«In campo sentivo l’attaccamento particolare dei milanesi nei miei confronti. Da dirigente un po’ meno… Il percorso che ho provato a fare quando sono stato dirigente, e che forse sta trovando la miglior riuscita oggi, è di ancorarsi di nuovo a quei valori e al forte senso di appartenenza degli anni migliori».
SULLA MANCANZA DI GIOVANI PRODOTTI OLIMPIA
«Rischio di generalizzare… L’area metropolitana è vasta, dispersiva, con mille cose da fare per un ragazzo al quale vengono richiesti sacrifici anche di tempo solo per spostarsi. E gli impianti sono carenti. Parlando dell’Armani dei miei anni da dirigente, non siamo stati bravi a diventare la realtà di riferimento, nel reclutamento e nel rapporto con le altre società. Nella zona c’erano molti competitor ad alto livello giovanile in alcuni casi migliori di noi»
SUL PARAGONE CON IL 2014
«Fino a oggi quella è stata la migliore Milano vista in Europa dagli anni d’oro, trasmetteva abnegazione difensiva e grandi emozioni. C’era il talento di Alessandro Gentile e Langford ma attorno a loro giocatori come Daniel Hackett o Nicolò Melli che poi hanno dimostrato il loro enorme valore. Direi che, sfighe a parte, l’ultima l’infortunio di Delaney molto pesante per il ruolo che ricopre e la classifica attualmente molto corta, Ettore Messina ha dato una identità difensiva e di appartenenza molto precise. Questa Armani sa emozionare e i tifosi lo sanno»

Grazie Flavio.