Palla a due alle ore 20:45 tra Olimpia Milano e Fenerbahce, ventinovesimo round di EuroLeague. Ora sì, non c’ è altro da dire: non c’è domani, anche se vi diranno il contrario.

Ci sarebbe tanto da dire sul Fenerbahce

Ci sarebbe tanto da dire di una serie che dice 10-3 a favore del Fenerbahce, 2-4 al Forum, una vittoria che manca dall’Obradovic rosso e infuriato del 28 marzo 2014, quando i gialloblù compresero definitivamente di essere fuori dalla corsa ai playoff.

Ci sarebbe tanto da dire anche delle assenze di casa Fenerbahce, con Tyler Ennis fuori da tempo e per tutta la stagione, Joffrey Lauvergne di cui ancora non si sanno i tempi di recupero nonostante si parlasse inizialmente di distorsione, di Jan Vesely e Kostas Sloukas neanche partiti per Milano, di Gigi Datome e Marko Guduric dati letteralmente «a pezzi».

Ci sarebbe molto da sottolineare di un avversario che produce molto dal p&r centrale, nemesi milanese, con tiratori pericolosissimi dall’arco e lunghi di grande spunto a rimbalzo. Anche se di fatto da fuori, con queste assenze, i pericoli sarebbero solo Erick Green, Bobby Dixon e Sinan Guler (ma occhio al capitano Melih Mahmutoglou), e sotto il ferro Nicolò Melli sarebbe sostenuto dall’atipicità di Nikola Kalinic e dai centimetri di Ahmet Duverioglu.

Ma conta solo Olimpia Milano

Ci sarebbe tanto di cui parlare, ma sarebbe inutile. Perché in questo momento, conta solo Milano. La gara con il Panathinaikos è il classico «ko a rischio». Perché nega come uno schiaffo giorni di speranze. Perché ridimensiona una volontà. Perché divide potenzialmente le unioni.

Qualche esempio? Kaleb Tarczewki, schiaffeggiato a rimbalzo da settimane, con un Jeff Brooks al fianco per di più penalizzato da un’infiammazione al tendine rotuleo. Mike James, mai davvero in partita dopo i miracoli di Madrid, e rimproverato dai leader dello spogliatoio. Nemanja Nedovic, disinnescato in attacco dai greci sino a palesarne l’approssimazione nella condizione fisica. James Nunnally, inaffidabile in quel che dovrebbe essere affidabile, ovvero pochi tiri, tanti punti.

Sono pecche che possono dividere, come detto, facendo dimenticare l’unica realtà. Ovvero che quella con il Panathinaikos è la prima, reale lezione della stagione europea. Che è giunta in una gara senza domani è vero, per tutti i 24 giocatori in campo, ma che non può cancellare chi ha rincorso l’obiettivo stagionale sempre restando in zona «verde», prima senza Nemanja Nedovic, poi senza Arturas Gudaitis.

Il presente di una gara senza domani

E poi, appunto, c’è il presente. L’Olimpia Milano, questa sera, avrà un netto predominio di talento viste le assenze turche. E’ un invito, un colpo di fortuna dopo settimane, forse mesi, in cui la sorte non ha mai bussato alle porte del Forum. Al Fenerbahce basta un successo per il primo posto, e settimana prossima affronterà in casa un Maccabi Tel Aviv presumibilmente fuori dai playoff.

All’Olimpia Milano servono due successi, forse uno (ne parleremo). Altre motivazioni. E le motivazioni possono unire. Così come gli esempi. Ma di Andrea Cinciarini abbiamo già parlato ieri. In campo. Ora o mai più.

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