Ci sarebbe da dire tanto su Real MadridOlimpia Milano, ma come al solito sceglieremo la via della sintesi. Perché oggi è giovedì, e la serata più attesa è alle porte.

Una questione di mentalità

Lo dice Simone Pianigiani in conferenza stampa. «Il problema non è la rimonta, ma la rapidità con cui questa rimonta è stata concessa». Lo ha sottolineato già settimane fa il nostro amico Alberto Marzagalia: «L’Olimpia Milano ha sempre perso contro le “abitudinarie” delle Final Four». Pare qualcosa di scontato per chi da tre anni è sul fondo di EuroLeague, ma non lo è. La sensazione è che per l’Olimpia Milano battere Cska, Fenerbahce e Real Madrid sia impossibile a prescindere. Ma in questa EuroLeague che è sempre più simile all’Nba per «peso specifico di calendario», paradossalmente niente è impossibile. La rapidità di rientro del Real Madrid da -18, esattamente come dal -15 della gara d’andata, sta tutta qui: mentalità.

Il fattore Arturas Gudaitis

A Madrid, contro i numerosi lunghi del Real, Simone Pianigiani ruota per 40’ Kaleb Tarczewski e Alen Omic, quindi inutile cercare alternative offensive. In questi casi, l’assenza di Arturas Gudaitis ha un peso incalcolabile. Parliamo solo di rimbalzi offensivi concessi dopo quel maledetto 1 febbraio, infortunio di Las Palmas: 10 al Darussafaka, 15 al Maccabi Tel Aviv, 10 al Khimki, 20 al Cska, 12 all’Olympiacos, 16 al Real Madrid. Con tutte queste seconde opportunità contro le grandi non vinci.

La direzione arbitrale

(Fonte: Eurosport)

Inadeguata. Tre premesse: il basket come tutti i giochi prevede una certa dose di astuzia, quella del Real Madrid è pregio (ci piacerebbe lo fosse anche di questa Milano), non certo difetto; l’Olimpia Milano ha perso per tanti fattori, quello arbitrale non è preminente rispetto ad altri; non crediamo ad alcuna dietrologia, altrimenti guarderemmo altro. Ma non parlare di arbitri, in riferimento alla trasferta di Madrid, sarebbe servizio incompleto.

E allora analizziamo. A metà del secondo quarto, tre falli fischiati a Nemanja Nedovic in 90’’. Il secondo è offensivo, il terzo è tecnico per proteste. Ci possono stare entrambi. Poi proteste meno plateali visivamente, ma di eguale gravità regolamentare, per Rudy poco dopo e Walter Tavares nel quarto quarto. Nel corso della gara, anche i telecronisti di Eurosport sottolineano i falli fischiati a Kaleb Tarczewski a rimbalzo e alcune infrazioni di passi non rilevate.

Ci importa poco, ci importa la sostanza. La disparità di metro è stata evidente. Fischiare contro il Real, a Madrid, è evidentemente cosa non semplice. Ma qui c’è una squadra che si sta giocando i playoff perchè ha un nome importante, giocatori importanti, budget importante. E per questo merita rispetto. Se fischiare a Madrid, contro il Real, è difficile, che lo sia anche al Paladesio, contro l’Olimpia. Anche il pubblico faccia la sua parte. E’ chiamata alle armi? Sì, sportive.

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1 Comment »

  1. Concordo sul fatto che gli arbitri non siano in cattiva fede ma semplicemente “condizionati” dall’astuzia del Real e dal fattore campo. Il problema è che per arrivare ad avere una “tutela” di questo tipo devi vincere. E tanto! Non è dunque un fattore risolvibile in breve tempo.
    Anche sulla “mentalità” in campo sono d’accordo: questi squadroni sanno di poter fare ribaltoni in poco tempo ed i giocatori ne sono consci e consapevoli. Sembrano tutti degli squali che azzannano la preda, ormai moribonda. Ieri ho ammirato, una volta di più, J.C. Carrol. Un giocatore con una tecnica sopraffina e quasi unica, una velocità di rilascio della palla strepitosa, una spiccata intelligenza cestistica ed un’astuzia assoluta (vedere ieri quando si è fatto letteralmente tamponare dal difensore che era restato sul blocco). E’ con questi campioni che si crea la giusta mentalità. Ma ci stiamo arrivando!

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