Delle parole di Frosini, e dei veri motivi degli ingaggi di Abass e Fontecchio

Inevitabilità di Olimpia nel fitto sussurro della Lega di oggi. Prima giornata alle spalle, successo contro Capo d’Orlando che non desta impressioni, Alessandro Frosini che analizza il momento della sua Reggio Emilia dal sito della Gazzetta di Reggio creando il «caso» della settimana. 

Mi dispiace dirlo: Milano che dovrebbe essere la società guida in Italia, sul caso coppe non ha preso una posizione, ha voluto fare strada a sé e ha lasciato indietro altre società che volevano fare determinate scelte di battaglia. Questo vuol dire che a Milano si sta pensando soltanto al proprio orticello e non al movimento globale. Tutto questo s’è rispecchiato poi nel loro mercato estivo. Il club ha preso determinati giocatori che forse non sono ancora pronti per l’attuale livello della squadra. Non parlo di Pascolo che ha già dimostrato di essere pronto, ma di giocatori come Fontecchio, giovane e che ha bisogno di giocare, o come lo stesso Abass. Naturalmente è solo la mia chiave di lettura, ma l’impressione è che abbiano voluto togliere dal mercato i migliori pezzi. La sensazione è che stiano facendo un campionato a sé, sia a livello sportivo sia per le decisioni programmatiche

Non è nel nostro costume la contestazione «di parte», nè nella nostra missione l’analisi «federale» degli eventi del nostro basket. Ognuno parla del proprio «orticello» giornalistico, che per noi rimane solo ed esclusivamente l’Olimpia Milano e il suo mercato. Altrimenti non saremo «real», ma qualcosa di diverso.

Dunque parliamo del passaggio su Pascolo, e soprattutto su Fontecchio e Abass. Fermo restando la necessità di cinque italiani in roster per la stagione di LBA, l’Olimpia aveva già deciso nella passata stagione di non proseguire la collaborazione con Andrea Amato e Daniele Magro. Servivano due «autoctoni» dunque (Cerella era allora in uscita, e La Torre una vicenda da valutare), con due caratteristiche di partenza che rappresentano filosofia e idea di Jasmin Repesa:

gioventù, perché il coach croato ama lavorare su potenzialità e non su caratteristiche già definite;

disponibilità al basso minutaggio, che poi è causa del primo punto, in quanto oggi l’Olimpia ha gerarchie già definite che non sono state scalzate di principio neanche dal mercato estivo, Miroslav Raduljica a parte.

Insomma, l’Olimpia Milano cercava giovani di prospettiva, dal valore intrinseco più alto di Magro e Amato (dunque già meritevoli di minuti in LBA), ma disposti ad essere comprimari rispetto a protagonisti affermati in roster.

Ora, in un mondo perfetto Reggio Emilia, ritenendosi primo campo di produzione nazionale, probabilmente riteneva di dover essere il mercante interpellato dalla regina Olimpia Milano, in modo dal vedere premiati i propri sforzi con un buyout come nel caso di Andrea Cinciarini. Di fatto, questo non è avvenuto, ma solo per ragioni di opportunità prettamente sportiva. Amedeo Della Valle è stato a suo tempo valutato attentamente dall’Olimpia Milano, sia prima che dopo il suo passaggio all’agenzia del potente agente Misko Raznatovic. Uno scouting approfondito ma che, come sbandierato da queste frequenze, non andò oltre in quanto:

Il giocatore non convincerebbe totalmente la dirigenza milanese, che lo ritiene uomo dalla doppia necessità: tanti tiri, tanti minuti

E nella filosofia «repesiana», era questo l’unico giocatore da Olimpia. Se due italiani dovevano essere, insomma, perchè non Abass e Fontecchio? Domanda retorica, cui diamo comunque anche una risposta tecnica. Abi è oggi un giocatore in cerca di una crescita totale, pronto per l’Italia e in grado di essere utile alla squadra grazie ad una fisicità di alto valore difensivo. Simone Fontecchio, che a lungo è stato ipotizzato come prestito, è oggi considerato atleta fenomenale da Repesa. Mentalità e atletismi, utili anche per pochi minuti.

Nessuna figurina, solo scelte. In questo caso sì, figlie di una esclusiva cultura del proprio orticello.

Alessandro Luigi Maggi

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