Riccardo Moraschini e la sentenza Sinner: Credo in lui, contaminazione involontaria

Alessandro Maggi

Nei giorni della sentenza di Jannik Sinner, Riccardo Moraschini, trovato anche lui positivo al Clostebol ai tempi di Olimpia Milano, parla su Il Tempo

Clostebol Sinner Moraschini

Nei giorni della sentenza di Jannik Sinner, Riccardo Moraschini, trovato anche lui positivo al Clostebol ai tempi di Olimpia Milano, parla su Il Tempo.

«Uno spray cicatrizzante utilizzato dalla mia compagna, può cambiare tutto. Sono passato in pochi mesi dalle Olimpiadi e le Final Four con Milano a perdere un anno, soldi e opportunità, ho avuto solo altre due finestre in Nazionale. La Nado (agenzia antidoping italiana, ndr) ha riconosciuto la contaminazione, quindi il doping involontario, ma ha stabilito che avrei dovuto esserne a conoscenza».

«Io credo che la ragione sia dalla parte di Sinner, perché davanti a certe quantità è evidente la contaminazione involontaria. È una situazione un po’ paradossale, posso capire come si sia sentito Jannik in questi mesi. Bisognerebbe fare qualcosa per gestire queste contaminazioni involontarie in modo univoco, soprattutto quando non vengono alterate le prestazioni sportive. Magari questo accordo con la Wada può servire a fare giurisprudenza».

«La tempistica nei casi di doping è una delle problematiche più importanti – sottolinea – e in questi casi bisognerebbe velocizzare il tutto. Ciò che mi fa arrabbiare è cercare di squalificare una persona di fronte a quantità così esigue, di una sostanza che non altera le prestazioni sportive. La contaminazione involontaria è evidente, non può esserci responsabilità, basterebbe un richiamo o un’ammonizione. Un atleta deve essere attento a cosa assume, ma non può vivere la vita degli altri, soprattutto lungo una stagione fatta di tante trasferte che rendono impossibile un certo tipo di quotidianità». 

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