Rakim Sanders, quando la gloria arriva solo dopo aver toccato la cenere


Di Alessandro Luigi Maggi

E’ stato il grande escluso di gara-3 a Trento, e certamente la cosa non sarà andata giù a Rakim Sanders. Le parole di Jasmin Repesa dopo il secondo successo di Desio, all’osservatore attento, non erano sfuggite, così come i suoi riferimenti: «Vorrei sottolineare che manca ancora qualcosa, e dobbiamo crescere e in modo veloce. Per qualcuno potrebbe essere tardi, bisogna affrettarsi. Voglio dire che non è facile costruire una mentalità vincente. Noi siamo partiti male perché non tornavamo in difesa». Il tutto facendo anche leva sulla mancanza di concentrazione e di rispetto per il sistema di gioco.Ora, la gara-2 di Sanders è sotto gli occhi di tutti: 24 minuti, 3 punti, 1/6 dalla lunetta, pur con 3 recuperi e un +10 di plus/minus secondo solo al +12 di Jamel McLean. D’altro canto, il termine «mentalità vincente» rientra nei poteri dell’ex Sassari, che in meno di due anni si è portato già a casa due premi personali, come mvp delle scorse finali scudetto e dell’ultima Coppa Italia.

Rakim aveva lasciato il segno in gara-1, mettendo a referto 21 punti in 25’, con 6 rimbalzi. Una prova a tutto tondo, non mantenuta nella seconda sfida, dove si è distinto per dei rientri difensivi non propriamente brillanti. Per la sfida in trasferta Repesa ha quindi voluto investire maggiormente nella difesa, schierando sul perimetro Charles Jenkins ma non rinunciando al peso a rimbalzo di Jamel McLean.

E se il vero nodo della questione vivesse nella coesistenza con Alessandro Gentile? In Legabasket i due hanno giocato insieme cinque gare di stagione regolare, e due di playoff. Solo in una occasione hanno raggiunto in abbinata la doppia cifra, alla diciannovesima giornata. Negli altri casi l’ex Sassari ha brillato nelle gare sottotono del capitano, ovvero alla ventiseiesima giornata (17 punti contro i 4 di Gentile), e appunto in gara-1 dei quarti di finale con Trento (21 a 4). Una spia di come la concentrazione di Sanders possa essere soprattutto tenuta in vita da un ruolo centrale in attacco.

Sensazioni, che si devono comunque scontrare con i fatti del passato. Sanders ha costruito la sua grandezza nello stivale con veri «mangiatori di palloni» come Logan e Dyson. E la sua ascesa, se vogliamo, nacque da uno scontro. Il rapporto con Meo Sacchetti, infatti, prima della serie con l’Olimpia Milano era ai minimi storici, tanto che al giocatore era stata paventata una semifinale da spettatore. Sappiamo tutti com’è andata a finire…

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