Andrea Cinciarini se ne va: grazie per aver dato, essere stato, aver rappresentato

Il lungo addio al capitano degli ultimi due scudetti: Andrea Cinciarini resta, oltre l’addio di questi giorni. Ed è la conquista più grande

Andrea Cinciarini è seduto, da solo, negli spogliatoi del Forum d’Assago. Apre l’armadietto, dove dentro risiedono i ricordi di sei anni, due scudetti, tre Coppe Italia, quattro Supercoppe, una Final Four di EuroLeague. 

Sono gli allori di una storia lunga, lunghissima per le abitudini dell’Olimpia Milano targata Giorgio Armani. Lui è passato oltre a tutto e a tutti, lo sa. Oltre Livio Proli, Jasmin Repesa e Simone Pianigiani. Arrivò dopo lo smacco sassarese, ereditò poco tempo dopo la fascia da Alessandro Gentile per decisione presidenziale.

Soprattutto lui ha saputo scalare. In quell’armadietto una serie di foto, tra le altre. Oliver Lafayette, Mantas Kalnietis, Ricky Hickman, Jordan Theodore. Qualcuno amico, qualcuno compagno, certamente tutti titolari, al posto suo, prima di cedere il posto, con il passare dei mesi. 

Sì, Andrea Cinciarini ha saputo scalare. Tre immagini, per raccontare sei anni, forse identificarli.

13 giugno 2016. Il viaggio in auto da Reggio Emilia a Milano in Mini, con Alessandro Gentile al suo fianco, dopo la conquista dello Scudetto al PalaBigi. «Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di rientrare insieme, in auto. Forse perchè entrambi, in questi mesi, abbiamo avuto dei momenti difficili».

Davanti al Lido li aspettano, sotto la pioggia, un centinaio di tifosi, oltre al comune procuratore Riccardo Sbezzi e la famiglia Gentile. Durante i cori di quel tricolore, parte un «chi non salta è reggiano». Con delicatezza e attenzione, senza offendere nessuno, Andrea si china a terra. No, il rispetto resta.

18 febbraio 2017. Rimini. 1.19, 81-81 nella semifinale di Coppa Italia tra Reggiana e Olimpia Milano. McLean riceve in post, scarica sull’altro lato a Cinciarini, piedi a terra, tripla del +3 risolutiva, attributi evidenziati. Lui e quel tiro da tre punti costruito in palestra con Massimo Fioretti. Lui e quella risposta ad un pubblico tanto amato, che ora lo provocava.

13 giugno 2018. Milano. E’ il giorno della leggendaria gara-5 con Trento. Di «The Block». In campo Andrea Cinciarini, con la zingarata del nuovo vantaggio nel quarto quarto. Anche se Shavon Shields… Il capitano, nonostante Jordan Theodore, si è ripreso la squadra in mano. Anche con Simone Pianigiani.

Lo farà anche dopo. 

Andrea Cinciarini guarda quell’armadietto. E’ arrivato il momento di chiuderlo. Grazie di aver dato. Grazie di essere stato. Grazie di aver rappresentato. In un mondo cestistico che stritola e divora giocatori, dove spesso il marchio Olimpia Milano non resta incollato a nessun giocatore, in questo caso la fusione è compiuta. Andrea Cinciarini resta, oltre l’addio di questi giorni. Ed è la conquista più grande.

Ps. Addio? No, arrivederci. Un giorno in panchina, per il terzo scudetto.

6 thoughts on “Andrea Cinciarini se ne va: grazie per aver dato, essere stato, aver rappresentato

  1. Ip l’avrei tenuto e USATO. In lba poteva dare ancora una decina di minuti importanti. Il coach la pensava diversamente, evidentemente.
    Buona fortuna, Andrea e grazie per la dedizione ai nostri colori.
    Ti aspettiamo presto come haed coach

  2. Cincia supperiva con il cuore ad alcune sue lacune tecniche (peraltro minime), purtroppo alzando Milano l’asticella nella richiesta di prestazioni ha avuto più difficoltà a giocarsi le sue cartee probabilmente ha perso un pò di fiducia negli ultimi anni. Mi sarebbe piaciuto che rimanesse, ha il carattere e la carica da scarpette rosse ma penso che abbia fatto una scelta ponderata. Grazie per quello che ha dato alla causa in tutti questi anni !

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