Tanti auguri a Sandro Gamba, 89 anni per una leggenda vivente del basket mondiale

Oggi è il compleanno di Sandro Gamba. Tanti auguri ad una leggenda del basket italiano. La sua storia su ROM

Oggi è il compleanno di Sandro Gamba. Tanti auguri ad una leggenda del basket italiano, Hall of Famer e bandiera di Olimpia Milano. Per lui, oggi, 89 anni.

Chi è Sandro Gamba?

Questa storia inizia il 25 aprile del 1945, in via Washington, a Milano. E’ il giorno della Liberazione in un capoluogo in festa, ma è anche giorno di resa dei conti. Un gruppo di fascisti entra in contatto con alcuni partigiani, volano minacce, insulti, urla, sassi, quindi colpi di pistola, di mitra. Lì, a pochi passi, un gruppo di bambini gioca a calcio improvvisando porte, squadre, palloni. Uno di questi bambini viene colpito: due proiettili, la mano destra squarciata. Quel bambino era Sandro Gamba. Negli anni a venire una delle leggende più grandi della nostra pallacanestro. Questa è la sua storia.

«Mi dispiace signora, bisogna amputare». Il piccolo Sandro è fuori pericolo, ma quella mano destra è davvero conciata male. I genitori dicono no, si può guarire. Credere in quel che non si può sapere. La madre acquista una pallina da tennis: «Ogni giorno stringila nella mano, ti servirà». Il piccolo Sandro non può dire di no, e quella pallina non la abbandonerà per mesi, almeno fino all’incontro con «il signor Borella». Era un funzionario di banca con la passione per la pallacanestro, che nel mese di agosto regalava perle di saggezza nelle palestre milanesi. Sandro Gamba ogni tanto si fermava a bordo campo per guardare, con quella pallina tra le mani. «Perchè te giughet no anca ti?» gli chiese il signor Borella, e Sandro scese in campo, agguantando il pallone con la mano sinistra. Fu amore a prima vista. Sandro sviluppò un ambidestrismo insolito, i genitori vedevano di buon occhio la cosa proprio nell’ottica del pieno recupero dell’arto offeso, il signor Borella fu maestro di fondamentali e di vita, con qualche calcio nel sedere annesso. Sandro Gamba lo avrebbe abbandonato solo cinque anni dopo, per un altro uomo che ne avrebbe rivoluzionato l’esistenza: Cesare Rubini.

«Rubini è stato il mio mentore. Il primo a dirmi che ero un buon giocatore di pallacanestro e che secondo lui avevo le carte in regola per fare strada» il suo ricordo nel libro autubiografico «Il mio basket», scritto in collaborazione con Vanni Spinella. A 18 anni l’approccio nella prima squadra dell’Olimpia Milano, convocato nel Natale del 1950 per il torneo amichevole di Bruxelles. Rubini lo sceglie insieme ad altri due Juniores, Gilberto Valsecchi e Marco Binda, il dirigente Paganella, un ingegnere, commenta così: «ma con questi tre pirla che vuoi fare?». Sandro Gamba non la prende bene, e risponde diventando una delle figure più vincenti della storia dell’Olimpia Milano. Con Cesare Rubini vince dieci scudetti in campo, senza dimenticare i gradi di capitano alle Olimpiadi di Roma del 1960, poi da assistente ne somma altri cinque con una coppa dei campioni. «Quella frase non mi è mai andata giù. Per questo genere di cose sono speciale: mi risuona in testa anche oggi! Il colmo è che 40 anni dopo Paganella mi premiò anche con una medaglia al merito in occasione di non so quale ricorrenza». Ricordi di un uomo che, anche per colpa di quella mano, ha inseguito ogni obiettivo con desiderio di rivalsa. 

Da quel 1950, al 1965. Ufficio del presidente di Olimpia Milano, Adolfo Bogoncelli. «Allora, Gamba, che fa? Non firma?». Sandro da due anni ha lasciato il club per chiudere la sua carriera con la seconda squadra cittadina di allora, la Pallacanestro Milano. Per tutti, Pallmilano. L’esperienza è stata come sempre vincente, una promozione in Serie A, ma il tempo ha le sue scadenze, e per Sandro è giunto il tempo di pensare «al dopo». Cesare Rubini, che è seduto al suo fianco in quell’ufficio, lo ha subito richiamato all’ovile offrendogli un posto da assistente. Il «Principe» lo conosce come nessuno, come conosce sè stesso. Tanto condottiero di campo lui, Rubini, in grado di motivare chiunque con regole ferree, tanto uomo da palestra Gamba, un vero studioso del gioco. Si possono ben abbinare, e poi l’Olimpia è l’Olimpia, con quell’ultima missione da conquistare: la prima Coppa dei Campioni di una squadra italiana. Eppure, in quel momento, in quell’ufficio, Sandro Gamba ha un’esitazione. Che è poi solo momentanea mancanza di coraggio. «Vorrei aggiungere una clausola – chiede Sandro, spiazzando tutti – due viaggi l’anno, negli USA, per scouting e crescita professionale». Non si sa se per abilità nel cogliere occasione, o reale pensiero, comunque Bogoncelli risponderà così: «Sì, lo avevamo già pensato Sandro, sarai il nostro osservatore negli Stati Uniti». 

Per Sandro Gamba è l’inizio di un’avventura che lo porterà a rivoluzionare lo stesso concetto di sport nel nostro paese. Parliamo di un tecnico in grado di vincere con i club da capo allenatore, due campionati e due Coppe dei Campioni con Varese, ma anche da commissario tecnico della Nazionale, con argento olimpico di Mosca e l’oro europeo di Nantes. 

Tornando al quel primo atto milanese, per dieci mesi l’anno Sandro Gamba lavora al fianco di Cesare Rubini, quindi a fine stagione parte per gli Stati Uniti, come spettatore delle Final Four Ncaa. E’ un viaggio avventuroso, ma assolutamente privo di improvvisazione. Un riferimento chiave è l’avvocato Arthur Morse, uno dei primi procuratori sportivi, molto potente nell’area di Chicago ma non solo. E poi c’è Red Auerbach, leggendario general manager dei Boston Celtics, che all’Olimpia regalava sempre qualche dritta. Di fatto, Gamba è l’osservatore di tutto il basket italiano, con decine di giocatori sbarcati in Italia e poi firmati da altri club, se scartati dall’occhio di Cesare Rubini. 

I giocatori, ma anche le tecniche. Un maestro, Dean Smith, per 36 anni coach di UCLA, 879 vittorie complessive, il 77% di quelle disputate, con due titoli NCAA e un NIT, senza dimenticare l’oro alle Olimpiadi di Montreal del 1976. «Feci subito miei gli insegnamenti di coach Smith, imponendo un paio di regole sociali alle mie squadre» ricorderà Gamba. Piccole cose, ma sostanziali. Ogni giocatore sostituito dovrà essere applaudito dagli altri compagni fuori dal campo, rigorosamente in piedi. Stesso discorso con l’autore di un passaggio vincente: che il pubblico inneggi a chi ha segnato il punto, mentre tecnico e squadra dovranno concentrarsi su chi gli ha permesso di farlo. Squadra, rispetto, coesione: da qui anche quell’odio infinito per le sconfitte in amichevole…

Di sconfitte, comunque, Sandro Gamba ne ha conosciute davvero poche. E arriviamo al 1973. Due anni prima l’Olimpia aveva promesso a Sandro Gamba la promozione in caso di conquista dello scudetto. I biancorossi si impongono nello spareggio di PalaEur di Roma il 4 aprile 1972 contro l’Ignis Varese, ma il telefono di Gamba tace. Sandro accetta un’ultima stagione da assistente, quindi dopo dodici mesi trova l’accordo con Gianluigi Porelli per firmare con la Virtus Bologna e avere l’agognata promozione. Improvvisamente, Guido Borghi, figlio del commendatore Giovanni, convoca il coach milanese in sede a Varese. In gran segreto, ne nasce una trattativa senza esclusione di colpi, che si chiude con un «sì» rigorosamente corredato da un milione di lire al mese, due viaggi l’anno negli USA, pranzo e viaggi Milano-Varese rimborsati. A quel punto Sandro Gamba dovette fare due chiamate. Bogoncelli rispose con un secco: «In bocca al lupo», Rubini fu come sempre maestro benevolo: «Hai fatto bene».

Inizia un nuovo capitolo, zeppo di vittorie, con quattro finali di Coppe dei Campioni consecutive. Il nuovo leader di Varese a 23 anni e si chiama Dino Meneghin. Al suo fianco c’erano elementi rodati come Aldo Ossola, Marino Zanatta e Dodo Rusconi, mentre la prima opzione offensiva era Bob Morse. La squadra era stata salutata dal condottiero Aza Nikolic perchè considerata ormai senza futuro, il pubblico era a dir poco «rigido» nei confronti di un tecnico arrivato da Milano. Da un ritmo attendista si passa ad un contropiede furioso, arriva subito lo scudetto ma la coppa dei campioni va al Real Madrid, che nel finale sfrutta alcune forzature del messicano Manuel Raga. Gamba non si perdonerà mai il fatto di non averlo sostituito nel momento chiave del match. La vendetta arriverà nelle due finali seguenti, mentre il quarto anno Varese dovrà inchinarsi al Maccabi Tel Aviv. Nel 1977 arriva l’addio con Varese, e la decisione sconvolgente di raccogliere l’offerta della Martini Torino, appena retrocessa in seconda serie. Gamba vuole una sfida diversa, lontana da grandi club strutturati, immersa in maggiori responsabilità dentro e fuori dal campo. Il coach plurivittorioso vuole testarsi come uomo, libero da ombre rassicuranti come quelle di Cesare Rubini o della famiglia Borghi. Ottenuta la promozione in massima serie, è tempo di Nazionale. La Francia gli offre una bella sfida, il Real Madrid per mano di Pedro Ferrandiz è pronta a fargli ponti d’oro, ma l’azzurro è ora gestito da Cesare Rubini, e tra le mani potrebbe ritrovarsi la squadra più forte di sempre. 

Il resto è storia nota. A Mosca arriva l’argento, ribadito solo 24 anni dopo dalla banda di Charlie Recalcati. In quell’edizione, gli azzurri superano anche i padroni di casa dell’Unione Sovietica, grandi favoriti per l’oro, ammutolendo i 30.000 dell’Olimpiski, per poi arrendersi solo alla Jugoslavia di Delibasic, Kikanovic, Cosic, Jerkov e Dalipagic. Tre anni dopo, a Nantes, l’oro Europeo nella finale con la Spagna, annichilita dalla difesa e dai 105 punti di squadra: «La partita dei sogni. La squadra faceva tutto quel che chiedevo». Nel 2006 la chiamata nella Hall of Fame di Springfield, come il suo grande maestro Cesare Rubini.

Questa è la storia di Sandro Gamba, oggi grande tifoso dell’Olimpia Milano, partecipe commentatore sugli spalti del Forum d’Assago.

3 thoughts on “Tanti auguri a Sandro Gamba, 89 anni per una leggenda vivente del basket mondiale

  1. Sandro Gamba è entrato nel mito dopo gli Europei vinti, ma forse già c’era,e ha avuto la capacità la lucidità, il carisma, la personalità per rimanervi, auguri al grande vecchio del basket italiano, grande tifoso Olimpia non come gli acciughini di sorta

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