Una EuroLeague in formato Champions calcistica? Il futuro è in fase di studio

Alessandro Maggi 9

Dopo la conferenza stampa di Jordi Bertomeu ecco l’esempio Champions, e il possibile futuro di questa EuroLeague

Nella giornata di martedì, in occasione di gara-1 dei quarti di finale di EuroCup tra Virtus Bologna e Unics Kazan, il CEO di EuroLeague Jordi Bertomeu ha tenuto la sua annuale conferenza stampa italiana. Un anno fa era successo al Mediolanum Forum, nel corso della “Meneghin Night”.

Si è parlato di tanti temi, con il dirigente a precisare come il titolo sportivo sia ormai un concetto post seconda guerra mondiale: «Meritocrazia, promozione, retrocessione, principi del periodo post bellico. Ora è il momento di guardare tutto in una forma diversa. Non si può fondare una lega professionistica sul concetto di vincere a tutti i costi, ma sulla sostenibilità».

Ha poi destato attenzione una dichiarazione in particolare. Un giornalista bolognese ha chiesto a Bertomeu se l’intenzione sia diminuire le gare in futuro, per evitare stress ai club e ai giocatori, e la risposta è stata netta, e per certi versi logica:

«Il progetto della Champions League calcistica consiste nell’allargare il campionato e le gare disputate. Non ci sono abbastanza partite per questo livello, pensiamo solo che, se una squadra vince la competizione, gioca sette volte davanti al suo pubblico. Troppo poco. Se questa è la loro intenzione, non diminuiremo certo noi le gare. Se ci sarà un cambiamento sarà per aumentarle. E’ quello che i tifosi vogliono».

Dunque, quale futuro si prospetta per EuroLeague? «Il panorama in 3 o 5 anni è imprevedibile. Da qui al 2023-2024 la speranza è avere 16-18 squadre con licenza EuroLeague, che siano parte della proprietà. Come le 11 delle fondazione, cui si sono aggiunte Asvel e Bayern Monaco».

EuroLeague come la Champions League?

Prima cosa, parliamo della Champions League calcistica. Dal 2024, la volontà è aumentare le partecipanti da 32 a 36, cancellando la fase a gironi. Tutte le squadre saranno inserite in un campionato unico, dove ognuna giocherà dieci gare, cinque in casa, e cinque in trasferta.

Gli avversari verranno scelti mediante sorteggio, partendo da fasce di valore. La classifica finale, prevederà 8 squadre agli ottavi di finale, altre 16 a giocarsi nei playoff i restanti 8 posti, per dare quindi il via alla fase finale, identica a quella odierna.

In questo modo, saranno 100 le gare di Champions in più, e ogni squadra, arrivando in fondo alla competizione, passerà dalle 13 attuali a 17/19.

Come sposare tutto questo con EuroLeague? «Non si può dire se tra 4 o 5 anni avremo 24, 26 al via, o 30 tra dieci anni – ancora Bertomeu – di certo avremo una competizione sempre più esigente, e lavoriamo con i club perchè siano pronti a far fronte a questo».

Dunque, dalle 34 gare attuali, il numero potrebbe salire, così come i club al via. L’EuroCup sarà una competizione sempre più stringente, con parametri chiari, licenze pluriennali anche, e unica via d’accesso ad EuroLeague.

Se i club con licenza pluriennale sono oggi 13, 14 con la biennale per l’Alba Berlino, la prima idea per allargare il quadro è un club della ex Jugoslavia, credibilmente la Stella Rossa più che il Partizan, e uno dalla VTB, con lo Zenit di matrice Gazprom che ha firmato da tempo il sorpasso sul Khimki. In tal senso, sono da analizzare bene strutture e pubblico, sempre eccessivamente limitato. Ma restano in corsa anche Valencia e Virtus Bologna, i primi per struttura, i secondi per potenziale.

Bertomeu auspica di arrivare a 18, dunque ad una lega da almeno 20 squadre, ma la cosa sarà possibile credibilmente solo dopo il 2025. Con 38 gare, quindi, e probabilmente anche un’ottica diversa e allargata dei playoff, per evitare troppi club senza obiettivi già a metà stagione. In tal senso, occhio alla formula dei play-in inserita in NBA.

E qui potrebbe essere l’ispirazione-Champions per il basket europeo, più che un calendario privo del tutti contro tutti. Certo, come si accorderà tutto questo con le attività delle leghe nazionali? Già oggi abbiamo un Olympiacos che chiude la sua stagione al 9 aprile. E’ basket sostenibile? Ne parleremo.

9 thoughts on “Una EuroLeague in formato Champions calcistica? Il futuro è in fase di studio

  1. Il mio pensiero è che i club partecipanti all’Eurolega, con licenze pluriennali, prima o poi abbandonino le leghe nazionali che, tra regole assurde in tema di limitazione all’uso degli stranieri e totale assenza di malleabilità nel modificare format ormai superati, rappresentano sempre più un impiccio in quella che è una stagione focalizzata appunto sull’Eurolega.
    Vediamo già ora, noi tifosi Olimpia, quanto le partite di RS della LBA siano vissute per lo più come un fastidioso intermezzo tra un turno e l’altro di Eurolega, dove la speranza principale non è vincere bensì che non si infortuni alcun giocatore; figurarsi quando, nei prossimi anni, l’Eurolega si espanderà ulteriormente, con più partite, ancor più prestigio, come saranno vissute le partite di LBA…
    Onestamente i campionati nazionali stanno diventando sempre più inutili per i club di Eurolega.

  2. Credo che l’Olimpia finché sarà di proprietà di Giorgio Armani non rinuncerà mai al campionato LBA, sia per i danni d’immagine che, soprattutto, per l’amore per questo sport e l’importanza di una società trainante sul territorio e l’impatto che avrebbe sulle giovanili e le società collegate. D’altro canto è vero che EL diventerà sempre più importante ed esigente in netto contrasto con le varie federazioni. Di conseguenza penso diventerà inevitabile la costituzione di due squadre distinte e separate, una di eccellenza che parteciperà alla EL senza vincoli e pastoie legate alla nazionalità dei partecipanti con qualità sempre più elevata che farà concorrenza alla NBA e l’altra, un po’ come la G-league per gli americani, che fungerà da fucina di talenti Italiani e non per la squadra di EL, partecipando al campionato LBA con una propria struttura manageriale e di coaching. senza l’obbligo di doverlo vincere, ma dando la speranza ai propri atleti più meritevoli di salire al rango superiore.
    Ovviamente dovranno essere bloccate le retrocessioni e si dovrà premiare la solidità economica ed il lavoro sul territorio delle società

    1. Partecipare alla LBA con una squadra che deve fungere da fucina di talenti italiani lo trovo sinceramente inutile. SI può partecipare alla Lega2, piuttosto, in tal senso, o ad una categoria ancor più inferiore. Mi viene in mente, nel calcio, la Juve under 23 che partecipa alla serie C.
      Se Milano dovesse allestire una squadra appositamente per la LBA, la allestisce per vincerla, non per parteciparvi. Idem Bologna o qualsiasi altro club italiano che partecipi all’Eurolega. E la LBA stessa non avrebbe alcun interesse che vi partecipi una Milano o una Bologna con una squadra “B” senza alcun obiettivo di risultato. E poi, questa squadra B potrebbe retrocedere in Legadue o avrebbe il posto garantito in LBA, per dire?
      Allestire 2 squadre competitive sia per Eurolega che per LBA comporterebbe costi eccessivi e quindi è un’ipotesi che tenderei a scartare.

      L’eventuale partecipazione dell’Olimpia alla sola Eurolega non vedo perchè dovrebbe incidere sull’allestimento delle squadre del settore giovanile, le quali continuerebbero ad esistere ed a partecipare ai rispettivi campionati. Qui poi è sufficiente siglare una sinergia con altra società limitrofa (l’Urania?) che fungerebbe da sbocco naturale per i migliori prospetti provenienti dalle giovanili.

      1. Se non comprendi il danno che Olimpia produrrebbe alla FIP e le conseguenze relative, non posso certo spiegartele io. Per quanto riguarda la partecipazione per vincere è ovvia ma il focus anziché lo scudetto dovrebbe essere la “formazione ” e se leggi bene ho scritto di Italiani e non

      2. Ho semplicemente espresso un parere, e cioè che per determinati club si sta andando sempre più verso un campionato europeo e di conseguenza i campionati nazionali han sempre meno valore.
        Non so che interesse possa avere la LBA a veder partecipare un’Olimpia di soli prospetti futuri, un’Olimpia “fuori classifica” non attirerebbe sponsor, non attirerebbe visibilità, per gli avversari sarebbe come incontrare un’altra squadra qualsiasi, idem per i tifosi avversari. La LBA ha interesse che l’Olimpia partecipi al campionato schierando i suoi giocatori migliori, idem le tv che trasmettono le partite, idem i tifosi che vanno al palazzetto a vedersi le partite. Ma questo interesse della LBA coincide con quello dell’Olimpia, a lungo termine? No, mi pare evidente, perchè appunto l’Olimpia come club di Eurolega spinge sempre più verso una lega europea.
        Poi, ripeto, in Italia l’Olimpia continuerebbe sempre e comunque ad operare a livello giovanile, sarebbe sempre e comunque una società trainante sul territorio, darebbe sempre e comunque molta visibilità alla pallacanestro italiana.
        Se l’Olimpia dovesse avere una seconda squadra tipo G-League americana, ebbene questa seconda squadra dovrebbe partecipare ad una G-League dell’Eurolega, per essere simile al modello americano, in cui ha la possibilità di confrontarsi con le altre seconde squadre di Eurolega composte anch’esse di prospetti futuri.
        Allo stato attuale l’Olimpia sta partecipando a 2 campionati, uno europeo ed uno italiano. E’ evidente come tv, sponsor, giocatori, rivolgano sempre più il proprio interesse verso il campionato europeo, che ha l’obiettivo di allargarsi ulteriormente, di aumentare il numero di partite.

  3. Scherzi a parte, difficile immaginare a stretto giro un’Olimpia che non gioca in lba.
    L’EL si espanderà certamente e si dovranno fare delle scelte, non solo di budget.
    Mi viene anche da pensare che ReGiorgio non è eterno. Forse poi il Gruppo Armani continuerà anche dopo questa meravigliosa avventura. Vedremo

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