ROM non dimentica | Il tiro di Ruben Douglas, un’ingiustizia a spicchi

Era giusto che finisse così, ma non doveva finire così. Il 16 giugno 2005 non doveva essere l’ultimo capitolo: una storia di ROM

Era giusto che finisse così, ma non doveva finire così. Il 16 giugno 2005, semplicemente, non doveva essere l’ultimo capitolo. Era una questione di rispetto. Bastava qualche riga in più, la decenza di un epilogo, dove l’eroe avrebbe perseguito il suo destino, e gli eventuali comprimari si sarebbero spostati al suo passaggio, ricevendo l’onore delle armi.

Il 16 giugno 2005, quell’onore delle armi, non c’è stato. E’ la tremenda volontà di uno sport e di un’epoca, che con arroganza ferma il tempo, lo rianalizza, e va oltre quello che la mente umana avrebbe sentenziato. Che con arroganza pretende anche il giusto proscenio: «ora che possiamo fermare il tempo, fermiamolo. Perchè tutti vedano».

E tutti hanno visto. Era giusto che finisse così, perché la Fortitudo è storia di sofferenze, ma con lampi di gioia. E quella, in fondo, era gioia dovuta. Ma non doveva finire così. Perché c’era anche un avversario che aveva riproposto il suo glorioso nome dopo anni di onte dirigenziali, che aveva saputo andare oltre il suo reale valore spinto proprio dalla gloria di quasi settant’anni di storia, trascinato da uno dei più grandi talenti di quell’era moderna. Un talento infinito che chiuse la sua meravigliosa carriera davanti ad un computer.

Se la giustizia è cosa dei giusti per i giusti, non ci fu giustizia. Per la Fortitudo fu l’ultima gioia, prima delle scissioni, delle ripartenze, delle promozioni. Per Milano non fu l’inizio di nulla, se non di quasi un decennio di vassallaggio del malandrino potere senese. Per Sale ancora meno, oggi avversario sulla panchina della Virtus. 

Ma lo sport ha mai avuto giustizia? Ripensando alla fine della carriera di Dimitris Diamantidis, decapitato cestisticamente da un canestro fuori ritmo dell’eterno nemico-amico Vassilis Spanoulis, verrebbe qualche dubbio. 

E’ il basket. Punto. E questa è la breve storia, di un’ingiustizia a spicchi.

(1/5 scorri in fondo per cambiare pagina e proseguire nella lettura della classifica)

3 thoughts on “ROM non dimentica | Il tiro di Ruben Douglas, un’ingiustizia a spicchi

  1. di quella maledetta partita ricordo solo l’infinita serie di TL sbagliati da Joe Blair…….

    1. Joe Blair, che bidone! Il tiro di Ruben Douglas convalidato ebbe però il pregio di abbreviare un supplizio: quella Fortitudo era nettamente superiore alla allora AJ

  2. Io la vedo diversamente. Io ricordo l’attesa della verifica, la convalida del canestro, i tifosi che accettano la decisione, la squadra composta anche se delusa, Lino Lardo a raccogliere i suoi, un ambiente che lasciò giustamente festeggiare l’avversario. Fu il trionfo della decenza di una società, di una squadra e di una tifoseria di cui essere orgogliosi. Su altri campi si sarebbe dovuto dire al pubblico che il canestro non era buono per far defluire la gente. Milano offrì una dimostrazione di sportività che dovrebbe essere di lezione a tutti. Quella serie la si sarebbe persa comunque secondo me, allora meglio perderla dimostrando di essere di un altro spessore sportivo.

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