Simone Fontecchio: Milano è attrezzata e super allenata

Simone Fontecchio, ex di turno questa sera in Alba vs Olimpia Milano, si racconta a Roberto Nardella di Tuttosport

Simone Fontecchio, ex di turno questa sera in Alba vs Olimpia Milano, si racconta a Roberto Nardella di Tuttosport.

SULLA SCELTA ALBA BERLINO

«Provare un’esperienza all’estero era un mio desiderio. Quando è arrivata quest’offerta da parte di un’importantissima squadra tedesca che fa anche l’Eurolega non ci ho pensato due volte. È stata una grandissima occasione che non potevo farmi scappare».

SULL’ESPERIENZA

«Diciamo che non avevo particolari aspettative, perché non sapevo cosa aspettarmi, ma sapevo che mi sarei dovuto guadagnare il posto qui come avevo fatto a Milano. Certo non mi aspettavo un impatto così positivo, ma ci speravo. Fin dal primo giorno ho avuto il giusto approccio impegnandomi al massimo, sono contento di come stanno andando le cose. Avremmo magari potuto vincere qualche partita in più e io magari avrei potuto giocare meglio in qualche partita, mal’ Eurolega è lunga e per ora sono soddisfatto».

SU MILANO

«Sono in un buonissimo momento. Sono molto forti, attrezzati e super allenati, ma noi giocheremo al massimo per vincere»

5 thoughts on “Simone Fontecchio: Milano è attrezzata e super allenata

  1. Sono molto contento per lui, e mi dispiace molto che a Milano non abbia potuto/saputo trovare una propria dimensione. Ma, come diceva la canzone di Garbo, “A Berlino…va bene”.

  2. Sicuramente un bravo ragazzo, ma sulle qualità cestistiche credo ci sia ancora molto di inespresso, perciò sicuramente queste esperienze all’estero gli faranno un gran bene.

    1. Penso anch’io, e ancora mi dispiace che il processo di maturazione non sia potuto arrivare nel contesto di Milano, avevo delle forti aspettative su di lui, e non credo che le responsabilità del “fallimento” siano da ascrivere a lui, o non principalmente. Repesa ha fornito un’interpretazione, ma credo sia solo un lato della medaglia. Il tema è complesso e secondo me importante nell’ottica non solo milanese, ma dell’intero movimento cestistico italiano. Da una parte abbiamo l’annoso dibattito sul protezionismo delle regolamentazioni italiane, dall’ altra si individua nel processo di “pandizzazione” il principale ostacolo allo sviluppo di giocatori di talento in età giovanile (pensiamo solo che un Moraschini sta guadagnando una ribalta a 30 anni, Della Valle pare un eterno giovane, Moretti è considerato un adolescente dal punto di vista dell’età cestistica in Italia). Fontecchio ha capito che per giocarsi una reale possibilità bisognava uscire dalla comfort zone ( salto che ad esempio a Flaccadori non è ancora riuscito) e sono veramente contento per lui, ha da crescere ancora ma a Berlino ha trovato una dimensione importante. Poi sul perché questa dimensione europea sia complicato trovarla a Milano è un altro piano da indagare (ma non è che gli italiani di Bologna stiano facendo un’ Eurocup d’elite…). Chissà, magari il Maggi ci dedicherà un approfondimento, che sicuramente ci potrà fornire chiavi di lettura di sicuro interesse.

      1. Secondo me il problema di Milano degli ultimi anni è che aveva ambizioni da grande, ma non era riuscita a costruire un’organizzazione da grande (motivo per cui è stato preso Messina): arrancavano i giocatori affermati, non mi stupisce lo facessero i giovani.
        Al Barca per esempio quest’anno hanno inserito in rotazione Sergi Martinez: fa minuti importanti, ma è tutelato da un sistema dove le gerarchie sono chiare e non viene “mangiato” se gira a vuoto per qualche gara. La squadra inoltre è cosi forte che può permettersi di sbagliare qualcosina senza pesare troppo sul risultato. E parlo di EL. Da noi sta cosa non era concepibile neppure in campionato. Anzi, ci stiamo costruendo la possibilità di poter reggere queste scelte in campionato, ma finchè non consolidiamo, i Moretti restano in panca. Fontecchio che pure ha mezzi fisici importantissimi è finito pure lui in questo frullatore e bene ha fatto a cercarsi un contesto più adatto ad emergere. Quando al protezionismo, è un disastro. Meglio pochi che emergono sgomitando che tanti che guadagnano un posto al solo per diritto di cittadinanza…..

      2. Assolutamente condivisibile. Mi viene da fare una considerazione su un piano diverso, che non riguarda singoli giocatori o squadre, lo chiamerei il problema delle “basi nazionali”. Sono convinto del fatto che noi scontiamo una generale improvvisazione dal punto di vista organizzativo, ma proprio a livello gestionale (ora non voglio entrare nel giro di schiaffi tra LBA, LND,FIP,CONI e quant’altro). Non abbiamo una cultura organizzativa a livello generale, e la singola squadra di punta non può e non deve sopperire. Vediamo il caso della lettera di Messina sul tema della governance europea in tempo di covid: ma pensiamo davvero che in Italia ci sia qualcuno interessato a recepirne non dico i contenuti, quanto la metodologia? Suvvia. E infatti il board di Eurolega dichiara di essere interessato all’apertura dei mercati francese e tedesco perché offrono garanzie dal punto di vista organizzativo, mica vanno a bersi un caffé con Baraldi, tanto per dire. In sintesi, e per chiudere: al di là dei singoli casi (Olimpia piuttosto che Virtus, Melli piuttosto che Belinelli), non abbiamo lo sviluppo di una base nazionale perché non abbiamo una cultura organizzativa che possa sostenere i club nel loro sviluppo. Poi tanto altro ci sarebbe da dire nello specifico, ma ora mi cheto, che anche noi tifosi dobbiamo prepararci al match.

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