Olimpia Milano, Magic Moment | Il tuffo di Bob McAdoo

Quale il momento più emozionante nella storia di Olimpia Milano? Si vota sui canali social del club. Intanto, ecco il tuffo di Bob McAdoo a Livorno

Fonte: olimpiamilano.com

Da ieri e per altri tre giorni, mostreremo quattro momenti leggendari, dai significati particolari, che raccontano una significativa parte della storia dell’Olimpia. Infine, potrete esprimere la vostra  preferenza attraverso i nostri canali social ufficiali. Qual è il più emozionante? Oggi tocca al famoso tuffo di Bob McAdoo a Livorno in gara 5 della finale scudetto del 1989.

Fu l’ultimo scudetto vinto dalla squadra di Mike D’Antoni, Dino Meneghin e Roberto Premier. L’allenatore, per il secondo anno consecutivo, era Franco Casalini. In finale, l’Olimpia trovò l’Enichem Livorno, allenata da Alberto Bucci. L’Olimpia vinse gara 2 in casa e gara 3 in trasferta, ma aveva perso la prima partita e a sorpresa cadde a Lampugnano in gara 4. Quindi il tricolore sarebbe stato assegnato a Livorno in un sabato pomeriggio estivo, temperatura altissima, in un impianto inadeguato, pieno come un uovo, la gente accalcata lungo le linee di fondo per avere uno sbocco. In quel clima infernale, le due squadre diedero vita ad una battaglia senza esclusione di colpi.

Alessandro Fantozzi, livornese e bandiera della Libertas, segnò da tre al primo colpo, esultò come se avesse vinto la Coppa del Mondo e tirò di nuovo da tre al secondo possesso offensivo. Dopo l’errore chiese scusa. Livorno aveva fretta di vincere. Troppa fretta. Fu una partita che giocò tutta sul filo dei nervi quasi chiedendosi se stesse davvero vivendo un giorno storico. Ansiosa di scoprirlo. Fu una gara ad elastico. Ad inizio ripresa Livorno la afferrò per la gola e se la lasciò scappare ancora. Milano aveva nove giocatori contro sei (il settimo di Livorno era il playmaker Walter De Raffaele utilizzato per far respirare Fantozzi): utilizzò Montecchi in quintetto e dalla panchina Premier, Pittis, Aldi e Pessina. Ebbe un passaggio negativo in cui Pittis si fece fischiare un tecnico (quarto fallo) e a Albert King sanzionarono un antisportivo (allora si chiamava intenzionale). In preda ad una crisi isterica Premier lanciò un asciugamano al telecronista della Rai a bordo campo, Gianni Decleva, e poi urlò anche qualcosa. Casalini chiamò timeout e richiamò mezza squadra, troppo intenta a parlare con gli arbitri Grotti e Zeppilli, soprattutto D’Antoni. Pessina era il più agitato. Sembrava che l’Olimpia, stanca e logora, in un clima impossibile, fosse sul punto di implodere. Giusto? Sbagliato.

Quello che nessuno ha abbastanza rimarcato è che Milano con tutti i suoi trofei e le lunghe carriere alle spalle volle vincere quella partita più degli “absolute beginners” di Livorno. Ci furono alcuni possessi significativi. Un pallone che Pessina di forza semplicemente strappò dalle mani di David Wood per segnare a rimbalzo. Un rimbalzo conteso da cento braccia che fu preda di Meneghin che aveva 39 anni. Premier saltò Andrea Forti dal palleggio e arrivò al ferro estendendosi in avanti, come se fosse sul punto di capitolare.

Dopo l’intenzionale fischiato a King, la crisi isterica di Premier, le urla a braccia agitate di Pessina e la sensazione che Livorno stesse per andarsene, Milano esplose a più otto! Premier fino a quel momento nullo, erratico, giocò 10 minuti spettacolari. Dopo una crisi di nervi in quel clima nessuno avrebbe avuto la lucidità per mettersi mentalmente in partita con una vis agonistica straordinaria. Premier lo fece.

E nel momento in cui la Philips sembrava avesse vinto… Livorno si liberò di tutta la tensione e giocò la sua pallacanestro migliore trascinata da Fantozzi e un fantastico Wendell Alexis: uscito da Syracuse e poi visto in tanti altri posti in Italia e anche all’Alba Berlino, giocò probabilmente la più grande gara 5 che un giocatore potesse giocare senza vincerla (segnò 32 punti).

Da meno otto, Livorno tornò a meno tre con Tonut in contropiede dopo una palla persa da D’Antoni. Nessuno in quel momento realizzò che il tuffo con cui McAdoo gli deviò la palla oltre la linea laterale sarebbe diventato probabilmente il singolo atto più famoso nella storia dell’Olimpia o dell’intero basket italiano. La bellezza del gesto è indescrivibile, il cuore ancora di più. La sorpresa è di Tonut: intento a proteggersi da King, che gli corre accanto alla sua sinistra, si volta senza capire come abbia fatto la palla a sfuggirgli di mano. In quel momento, come un siluro, McAdoo completa il tuffo tra le braccia di operatori tv, fotografi e tifosi appollaiati tutti sulla linea di fondo. “So che se ne parla ancora – dice McAdoo – fu una giocata atipica perché ammetto che in tanti anni di NBA non avevo mai fatto nulla di simile. Non so cosa sia scattato”. “Eravamo abituati alle sue gesta, a cose incredibili, lo vedevamo tutti i giorni in allenamento quindi sul momento ho archiviato quella giocata come un’altra grande giocata di Bob, per quanto inusuale per lui – dice Casalini – E’ dopo, a mente fredda che resti basito”.

Ironicamente, sulla rimessa la Libertas segnò da tre, quindi sul piano matematico fu un gesto superfluo, ma è la sua straordinarietà a superare il suo significato pratico. Il resto della partita è storia: sull’80-80 Premier segnò da tre, Alexis rispose con un piede sulla linea, D’Antoni firmò il più quattro, Alexis ancora il meno uno. Sull’ultimo possesso della stagione, Premier sbagliò il tiro del match-point e l’Olimpia si trovò clamorosamente, inopinatamente, stranamente esposta al contropiede avversario. Fantozzi lanciò un pallone lungo ad Andrea Forti ma forse dopo un’esitazione. Il tentativo di stoppata di Meneghin e McAdoo fu tardivo. Forti da sotto segnò il canestro più facile e importante della sua carriera. Ma dopo il suono della sirena.

Un canestro in più o in meno non può cambiare la storia di una squadra. Ma sarebbe sbagliato dire che vincere quella battaglia, in quel modo, non abbia aggiunto nulla alla leggenda di quel gruppo di giocatori che quel sabato pomeriggio livornese ha sublimato la propria storia. E di cui il tuffo di McAdoo è l’emblema.

3 thoughts on “Olimpia Milano, Magic Moment | Il tuffo di Bob McAdoo

  1. Ho visto quella gara in diretta: concordo sul fatto che sia leggendaria! Bellissima, equilibrata. Entrambe meritavano di vincere quella gara e quel titolo. Anche Livorno era una bellissima squadra con un gruppo di italiani davvero forte. Ricordo la rissa che si scateno’ in campo dopo il fischio finale, i pugni di Premier (che sconto’ poi una giusta e pesante sconfitta), il verdetto annunciato sul campo, che assegnava il titolo a Livorno, probabilmente per motivi di ordine pubblico.
    Quel tuffo di Bob e’ l’emblema della voglia di vincere di quel gruppo. Vorrei rivedere quella voglia anche nella squadra di oggi….

  2. Momenti e personaggi irripetibili. A 30 anni di distanza li guardiamo con la stessa emozione. Grazie Maggi.

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