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Michael Roll: Il cervello del Chacho, una grande esperienza

Luca Chiabotti intervista Michael Roll nella rubrica «Uomini e Canestri»: Un taglio fatto col timing esatto è più importante di una schiacciata

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Luca Chiabotti intervista per Repubblica-Milano Michael Roll nella rubrica «Uomini e Canestri».

La pallacanestro è un gioco di testa, un taglio fatto col timing esatto è più importante di una schiacciata

Sul gioco

Non posso dire di aver avuto un solo maestro, ma di averlo sviluppato tirando giorno e notte da quando mio padre mi ha insegnato a giocare

Sul suo tiro

Qualsiasi giocatore vorrebbe giocare qui, per la città, per le condizioni in cui puoi lavorare a cominciare dalla facility 

Sull’Olimpia Milano

Tutto è iniziato con una bella conversazione con Ettore Messina, una delle grandi menti del basket, dove ho potuto capire quanto questa esperienza milanese avrebbe potuto migliorarmi

Su Ettore Messina

Conoscevo molti miei compagni di oggi da avversari, ma capire da vicino come vede il gioco e come funziona il cervello di Sergio Rodriguez è una grande esperienza

Sul Chacho
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5 thoughts on “Michael Roll: Il cervello del Chacho, una grande esperienza

  1. Magnifico omaggio di un compagno di squadra al Chacho. Peraltro meritatissimo, ma che parla anche dei rapporti in spogliatoio.

    A questo proposito vorrei lanciare un pensiero che forse farà polemica, ma spero di no: e che comunque va proposto nell’ottica di comprendere meglio e assimilare cosa sia successo davvero l’anno scorso, una ferita che ancora fa male, l’eliminazione ai quarti e la delusione EL, dopo un finale in corsa, stroncato ad Atene quasi senza combattere.

    Vorrei infatti ricordare, riproporre alla memoria, l’atteggiamento molto passivo di Della Valle, quando era in campo, di passare subito la palla a James, senza tentare nulla.
    Gran parte di quel comportamento così anomalo per Della Valle, abituato a essere il protagonista assoluto a Reggio, e uno dei solisti in nazionale, è ovviamente colpa di Pianigiani che non gli diede la fiducia necessaria, il tempo per inserirsi, e un gioco adatto al giocatore.

    Una parte del torto però, a me pare, ed è quello che suggerisco oggi, è probabilmente dovuta alla personalità dominante di Mike James – e dico dominante in senso negativo; nel senso di accentratore, di mangiatore di spazi e tempi, di predominio imposto con aggressività che va oltre i meriti sportivi oggettivi.
    Con la complicità dell’allenatore, pare più evidente oggi che lo vediamo giocare, e perdere alla sua maniera due partite per CSKA, Mike James “mangiava” lo spazio per gli altri, senza concedere fiducia a nessuno che non fosse Nedovic, ovvero un campione più affermato di lui – che in fondo veniva da una carriera da secondo di play eccelsi – e, insieme alla complicità negativa dell’allenatore, lo ripeto, ha avuto gioco facile a mangiare anche quel poco che restava della forza e fiducia di DV.

    Non soltanto, quindi, alla fine James, pur nella bellezza e nel fenomeno del suo gioco, ha nuociuto alla squadra più di quanto non le abbia giovato, ma per la parte che gli compete, ha nuociuto anche allo sviluppo di alcuni giocatori di quella squadra, che, appena arrivati, e con la debolezza di Pianigiani, hanno subito quello che oggi potremmo chiamare l’obbligo perverso della sua personalità dominante in senso imposto.

    Ci piace molto di più Messina, ovviamente, ma ci piace molto di più un Chacho che fenomeno anche lui, i compagni li lascia giocare, invece che opprimerli.
    Perché quel Della Valle spaurito che non vede l’ora di passare la palla a James, parla di qualcosa di più di un allenatore che gli ha levato la fiducia.
    Insieme alle due partite perse di James col CSKA, recentemente, in un modo che noi tifosi di Milano conosciamo fin troppo bene…

  2. Ho rivisto il finale di partita di James con l’Asvel e mi sono ricordato di alcuni finali di partita lo scorso anno. Il confine fra l’impresa e il buttare via le partire è labile. Ma l’ultima partita di eurolega del cska, dove James ha fatto una grande partita ed ha tenuto quasi da solo in piedi la squadra ed alla fine ha perso, è la prova di quello che Messina non voleva e non vuole dalle sue squadre.
    Quello che cerca è: responsabilità condivisa, nella chiarezza dei ruoli, la partita la si gioca e la si vince e perde tutti insieme. Con James era difficile.

    Ps: Ho visto su Facebook o su you-tube un video di un time-out dello scorso anno dove James non ascoltava Pianegiani anzi discuteva e gli altri non sapevano cosa fare. Quel video è la prova del fallimento della scorsa stagione. Non è importante di chi sia la colpa ma era chiaro che non poteva che finire come è finita

  3. Analisi impeccabile… purtroppo James ha un ego smisurato e per poterlo gestire serve un coach dotato di altrettanta personalità e nn era il caso di pianeggianti…. Peccato xche lui è davvero un fenomeno forse serviva qualcuno che lo facesse diventare un campione invece

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