Il mercato, anche il Mercato Olimpia Milano, è fatto di scelte e opportunità. Viverlo da fuori significa navigare in alto mare, vedendo terre prima che le onde riportino solo orizzonti d’azzurro. Viverlo da dentro permette comprensione di rotte e intenti, con piani “A”, “B” e “C”.

Mercato Olimpia Milano, la similitudine con l’era Repesa

Noi ovviamente restiamo “fuori”, ma cerchiamo di comprendere tutti i rumors percepiti. Per molti versi, questo Mercato Olimpia Milano è simile a quello dell’estate 2015, pur con investimenti ben diversi. Ettore Messina, come Jasmin Repesa allora, hanno cercato in primo luogo di costruire un’anima italiana, per poi dare forma ad un roster più difensivo rispetto al passato.

Fu Jasmin Repesa a presentare quella squadra, fatta di Oliver Lafayette in regia e Charles Jenkins in guardia, come forgiata su una grande pressione sul portatore di palla, per poi lasciare libero spazio al talento offensivo di Alessandro Gentile e Krunoslav Simon. Milan Macvan e Jamel McLean sarebbero stati i lottatori nel pitturato.

Tutto ovviamente nacque dai “no” di Gigi Datome e soprattutto Nicolò Melli. Oggi come allora il capitano azzurro mise subito la situazione in chiaro, ponendo il Fenerbahce e Zeljko Obradovic come priorità. L’ala invece tergiversò su un contratto annuale mentre nelle scorse settimane l’Olimpia ha messo sul piatto un ricchissimo triennale.

Mercato Olimpia Milano, Nicolò Melli

E qui arriviamo al concetto iniziale: come sarebbe stata la Milano di Nicolò Melli? In primo luogo, priva di Aaron White, e con un giocatore che Ettore Messina avrebbe elaborato circa i principi già sviluppati durante la sua fase da assistente ai Los Angeles Lakers. Melli sarebbe stato un regista aggiunto, capace di aggiungere letture all’altezza del gomito, oltre che un tiratore molto pericoloso in apertura dopo il p&p.

Per certi versi, una coppia ricca di analogie individuali con Jeff Brooks, con massima tenuta difensiva e senza pretese da prima opzione offensiva. Fosse giunto il sì, con un’ala forte in grado di «essere gioco», e non solo «eventuale terminale», il destino di Mike James sarebbe stato il medesimo?

Da lì il passaggio a Derrick Williams. Perso il talento «globale ed europeo» di Nicolò Melli, si è ragionato su quello «esplosivo» dell’ala del Bayern Monaco. Giocatore di grande impatto offensivo, un primo realizzatore senza grande attenzione difensiva.

E qui il conflitto con Mike James diventa più netto. Accentratori, da minutaggio elevato (come ala Derrick ha viaggiato oltre i 25’ di media nell’ultima EuroLeague), con il vantaggio che come “3” Williams sarebbe stato meno catalizzante, non essendo portatore di palla. Ed è forse qui, più che ad inizio mercato, più che durante la trattativa con Nicolò Melli, che Ettore Messina ha iniziato a riflettere su una Milano senza Mike James.

Mercato Olimpia Milano, da Mack in poi

Ovviamente, la scelta definitiva è arrivata nel giorno in cui Shelvin Mack ha preso atto della mancanza di importanti opportunità in Nba. Quel che invece è capitato a Sindarius Thornwell. E ne è nata una Milano di impronta difensiva nel reparto esterni, con Nedovic e Mack interpreti, e con un play (Chacho) e due ali piccole (Micov e Roll) in grado di essere registi per coinvolgere maggiormente ali grandi pericolose sul lato debole (White soprattutto, ma anche Brooks) e centri di importante fisicità bravi a prendere profondità ma da sviluppare in post (Gudaitis e Tarczewski).

Questa l’Olimpia Milano attuale, che come quattro anni fa nasce da importanti piani “B” e “C”, lasciando anche un piccolo senso di “provvisorietà”. Allora arrivarono poi Rakim Sanders, Mantas Kalnietis e Esteban Batista, aumentando nettamente il talento e cambiando le caratteristiche in gioco. Nei prossimi mesi succederà qualcosa di analogo?

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2 Comments »

  1. Ciao ROM, sempre ottime le tue analisi.
    Del roster attuale adoro la totale intercambiabilità degli attori nei ruoli di 1, 3, 4 e 5 con titolare e riserva con caratteristiche simili, certo chi magari con maggiore propensione offensiva rispetto al pari-ruolo (Chaco, Vlado, White). Mi da già un senso di identità ben chiara e compatta.

    Sarà però tra gli esterni secondo dove matureranno o meno le fortune di questa stagione.
    Un Nedovic alla ribalta sarà sufficiente? L’accoppiata Chaco+Mack può funzionare per lunghi periodi? E quella X+Roll? Un ADV può essere la prima alternativa a Nedovic in EL?
    La sensazione è che manchi appunto quel 2-3 atletico e talentuoso che ti levi ogni dubbio.

    Sui lunghi invece sono fiducioso. Dopo l’accoppiata Magro-Barac del Repesa I, posso resistere al tandem Burns-Biligha dietro Tarcisio fino al rientro di Guidaitis (Tarcisio che ricordiamoci per lunghi tratti ha già egregiamente tenuto botta da solo lo scorso anno)

  2. Analisi completa; profpndo il commento di Flavio. Anche io credo che l’impronta al progetto sia chiara e che l’esplosione di Nedovic fara’ la differenza per l’esito della stagione. AdV il eurolega? Senza offesa ma non lo credo capace di fare la differenza. Tuttavia ha decuso di restare, nonostante in contratto gia’ pronto all’estero, dimostrando dunque di credere nel progetto. E chissa’ allora che lavorando con Messina nonvriesca a crescere ancora.
    Importante per me sara’ dare spazio, fiducia e credibilita’ al pacchetto “italiani”. Se in lba potranno essere protagonisti (Cincia, Moraschini, DellaValle e Burns hanno i numeri per fare buone cose, qui entro i nostri confini) allora potranno regalare entusiasmo e voglia (ovvero minuti preziosi) anche in Europa. (Biligha puo’ crescere ancora). Insomma: si torna al concetto di gruppo e squadra, concetti che sono decisamente mancati lo scorso anno.

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