Olimpia Milano che torna in campo alle ore 20.30 per gara-3 playoff con la Scandone, prima uscita in quel di Avellino. Serve almeno un successo in 80’, o sarà la fine della corsa stagionale.

Si riparte quindi dalla risposta di gara-2, un coacervo schizofrenico di spunti più che provvisori. Perchè provvisorio, come indicazioni, è sempre un successo nella seconda gara playoff dopo un primo ko casalingo. Da favorita.

«Tirate fuori i coglioni» la richiesta del Forum sul 5-18. La risposta è stato un parziale di 42-12 alla sirena del primo tempo. Bastava chiedere? Forse, certamente serviva una scossa, e la squadra ha dimostrato di avere i valori, invocati da Pianigiani, per dare un primo segnale una volta ritrovatasi «spalle al muro».

Molteplici le cause. In primis l’esistenza di una prima opzione offensiva, di un «go to guy» in cui rifugiarsi. E il nome è quello di James Nunnally, non a caso l’autore di un parziale di 7-0 che ha siglato il primo sorpasso.

Nunnally che dopo un primo momento di imbarazzo ha sostenuto Curtis Jerrells nella marcatura su Sykes, scalando in raddoppio. Il tutto mentre il numero 55, ritrovata la vena al tiro, inchiodava il play di Avellino alle sue responsabilità difensive.

Il resto è Vlado Micov, 10 punti nel momento drammatico del primo quarto, il killer instinct di Mindaugas Kuzminskas, lo spirito operaio di Kaleb Tarczewski e alcuni minuti di qualità di Christian Burns, autore di 3 stoppate.

L’Olimpia Milano, l’abbiamo detto, non è più La favorita nella corsa scudetto, ma è superiore a questa Scandone. Una squadra priva di Caleb Green e Demetris Nichols (almeno il primo è atteso questa sera al PalaDelMauro), che si è poi ritrovata a perdere per strada anche Hamady Ndiaye.

Gli eventuali recuperi dei tre cambierebbero dimensione all’avversario, pur con condizioni fisiche approssimative, ma anche l’Olimpia ha qualche asso nella manica. Andrea Cinciarini ha tirato 0/7 in gara-1 e 1/5 in gara-2. Il capitano sa di essere stato “scossa” nel primo quarto di lunedì sera, ma questo non può bastare, e un paio di tiri a segno potrebbero totalmente cambiare il suo impatto nella serie.

Stesso discorso per Amedeo Della Valle, rispetto agli ultimi mesi molto più inserito nel gruppo e propenso a sbucciarsi le ginocchia in recupero difensivo. L’ex Reggio Emilia ha il talento per decidere una partita offensivamente, anche in questi playoff. 

Chiusura per Jeff Brooks. Burns ha ben impattato, come detto, la seconda sfida, ma Simone Pianigiani pare preferire l’ex Sassari in un quintetto piccolo quando Tarczewski torna in panchina. Chiara la volontà di portare Patric Young lontano da canestro, ma Brooks deve essere fattore nel pitturato anche e soprattutto al fianco di Tarczewski. 

Gara-2 ha detto ancora 17 rimbalzi offensivi per Avellino. Un riequilibrio in questo fondamentale, pochi dubbi, chiuderebbe la serie. 

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3 Comments »

  1. Ancora una volta un approccio allucinante, da minibasket in campo e da “ammalati” dal punto di vista mentale.  Sei minuti di nulla in difesa e terrore in attacco. Tre schiacciate subite in sette minuti: ma che squadra e’ mai questa? Dove sono gli attributi? Dove e’ il coach che “prepara” e guida la squadra? E non ditemi che senza James gli altri non sono pronti ad essere decisivi: qui c’e’ una latitanza patologica, una paura congenita, radicata nel dna. Questa non e’ l’Olimpia Milano ma una squadretta di prima divisione, senza anima, senza gioco, senza voglia, senza dignita’.  La miseria di 60 punti segnati in quaranta minuti. Sinceramente mi sento offeso (permettetemelo)! Preferisco cinque “operai” che giocano alla morte piuttosto che questi pavidi “signorotti” che se la fanno sotto. Un giudizio duro, lo so, ma la vergogna provata e’ troppa!  E non tirate fuori la stanchezza: Avellino gioca tanto e quanto Milano. Una disfatta totale sotto tutti i fronti, senza se e  senza ma.

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