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Olimpia Milano vs Scandone Avellino | Oltre i limiti il dovere di essere squadra: tocca a Nunnally e Brooks

Olimpia Milano che torna in campo alle 20.30 per gara-2 playoff con la Sidigas Avellino. Una gara da vivere «senza domani»

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Olimpia Milano che torna in campo alle 20.30 per gara-2 playoff con la Sidigas Avellino. Una gara da vivere «senza domani», perché un ko precluderebbe il prosieguo nel cammino italico con due gare da giocarsi nell’infernale catino irpino.

Olimpia Milano vs Scandone Avellino, una questione di carattere

Un’occasione, ancor di più, per comprendere il reale carattere della squadra di Simone Pianigiani. Spalle al muro, sull’orlo del fallimento sportivo, al cospetto di un Forum d’Assago vicino ma al tempo stesso mortificato dalla prestazione all’esordio. Non conteranno gli infortuni, né i pronostici di ottobre: serviranno attributi, in primo luogo, e impatto, per evitare un finale punto a punto che potrebbe alzare la pressione oltre il livello di guardia.

Necessario poi capire, e ribadire. L’Olimpia Milano, senza Mike James, Nemanja Nedovic e Arturas Gudaitis non è più LA favorita di questa corsa scudetto. Il che non esclude il fatto di essere ancora, nomi alla mano, la migliore sotto il punto di vista del mero talento. E non siamo certamente qui a parlare di alibi.

Olimpia Milano vs Scandone Avellino, constatazioni non alibi

E’ una constatazione (dolorosa), perché colpe o non colpe di Pianigiani (non si possono ribadire processi individuali quotidiani, meglio aspettare la fine anche per non essere ripetitivi) la squadra attuale ha limiti strutturali.

Il roster è nato e cresciuto nella centralità di Mike James, aspettando eternamente Nemanja Nedovic, legato in tutto e per tutto al rendimento sotto i due canestri di Arturas Gudaitis.

Nel primo caso Curtis Jerrells non è stato in grado di costruirsi un ruolo di secondo piano, possibile peraltro con un rendimento difensivo di altro spessore. E tra i compagni solo Vlado Micov ha saputo ritagliarsi spazi di luce propria, integrandosi nel sistema e imponendo subito la propria esistenza e peculiarità.

Nel secondo caso, Nemanja Nedovic, si potrebbe urlare ancora all’alibi visti i tempi di attesa. La risposta è “certo”, ma bisogna guardare anche alla realtà dei fatti. Il serbo è stato per mesi “assenza”, come un banco vuoto a scuola, non solo mancanza. La squadra non ha creato alternative alla sua robustezza difensiva, non ha prodotto una seconda bocca da fuoco riconosciuta, ha semplicemente continuato a giocare sulle ali di Mike James, rinunciando poi a stagione in corso a Dairis Bertans.

E infine Arturas Gudaitis. Il lituano è stato dominante in attacco, ma anche in difesa con una presenza al ferro che inibiva gli avversari. Da quel momento l’Olimpia ha perso il controllo del pitturato, in Europa e in Italia, dando una certezza ad ogni avversario, perché Alen Omic, nonostante un curriculum importante ha mostrato limiti evidenti.

Olimpia Milano vs Scandone Avellino, soluzioni individuali

E’ una lapide sulla stagione milanese? No, ancora, una constatazione. Soluzioni? Avellino non cambierà di molto il suo piano gara, anche se si attendono i recuperi di Caleb Green e Demetris Nichols a serie in corso. La differenza reale in gara-1, contro una squadra con limiti strutturali e di talento, è stata la percentuale al tiro. L’Olimpia ha costruito buoni tiri ma non li ha sfruttati. Punto.

Tanto basta per chi non ha certezze. E allora due i giocatori chiave. Jeff Brooks, chiamato a dare man forte a Kaleb Tarczewski in difesa senza girare troppo al largo del pitturato. E James Nunnally, il primo responsabile di quell’assenza denominata Nemanja Nedovic. Il grande ex della serie deve essere il trascinatore di Milano. Lo capisca lui, lo accetti il gruppo.

L’obbligo è “essere ciurma”. Oltre i rapporti, oltre le antipatie personali, oltre certe ferite del recente passato. “Essere ciurma”, per evitare il naufragio.

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One thought on “Olimpia Milano vs Scandone Avellino | Oltre i limiti il dovere di essere squadra: tocca a Nunnally e Brooks

  1. Parli di rapporti guasti, di ferite del passato recente…. Insomma: parli di un gruppo che non è gruppo, di una squadra che non è squadra. Come si fa a pensare di arrivare in fondo, in queste condizioni?
    A mio modesto parere, in due giorni non si può costruire quello che in una stagione non si è riusciti a fare (ma ci hanno davvero provato?).
    I tifosi si aspettano una reazione di orgoglio, qualche gara che dimostri che Milano (questa Milano) è comunque una squadra che può dire la sua in questa serie. Con un pizzico di obbiettività, comunque, credo che nessuno possa credere e nemmeno sperare nello scudetto, anche con il rientro di James che potrebbe rappezzare alcuni squarci nella chiglia (magari una certa continuità in attacco) ma non tutti quelli che ci porteranno ad affondare (le carenze sistematiche in difesa, la scarsa attitudine e impegno a rimbalzo, la mancanza di un “sistema gioco” che dia ai giocatori sicurezza nei momenti difficili e cruciali, il roster limitatissimo).
    Speriamo tutti in alcuni exploit dei singoli, lecitamente pretesi visti i “calibri” in campo, ma questo non fa che confermare quanto ho scritto sopra: manca tutto il resto.
    Viviamo alla giornata, ci esaltiamo e soffriamo sugli spalti o sul divano, sosteniamo comunque questa Milano zoppicante con il nostro tifo, ma per favore non chiedeteci di sognare: io proprio non ci riesco.

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