In attesa della gara di venerdì, RealOlimpiaMilano dopo un paio di giorni di silenzio forzato si inserisce sul «caso Nunnally». La Corte Sportiva di Appello esaminerà il reclamo di Olimpia Milano alle ore 14 di venerdì 8 febbraio, presso la sede di Roma.

Contro la decisione del Giudice Sportivo, che ha decretato il ko per 0-20 a tavolino contro la OriOra Pistoia, l’Ansa ha riportato i due cardini della posizione milanese: la dichiarazione di inammissibilità del Giudice Sportivo stesso sull’istanza di Pistoia, la mancata notifica della squalifica al giocatore, che terminata l’esperienza di Avellino (dove la squalifica è stata indirizzata) si era trasferito da mesi in Turchia (squalifica in riferimento a maggio, notificato nel novembre successivo).

Nel particolare, credibile che il reclamo di Olimpia Milano si fondi su diverse anomalie formali e di merito. Perchè l’istanza, giudicata inammissibile per questioni di tempistica, è stata comunque accolta? Trattasi di intervento d’ufficio del Giudice Sportivo?

C’è poi la questione del referto elettronico «Lista R». Varie fonti interpellate da ROM (che non ha potuto accedere al programma per avere certezze, ndr) ci hanno riferito come questa innovazione nasca con il fine di evitare errori, soprattutto nei casi di mancato tesseramento. Se ad esempio il team manager inserisce 7 stranieri (regola 6+6 violata), il sistema blocca la selezione del settimo. Stessa cosa se non viene indicato un capitano. Lo stesso avviene con un giocatore squalificato.

Ci muoviamo su sabbie mobili, sia chiaro. L’incidenza delle squalifiche, nel basket, è molto bassa, soprattutto per la possibilità di commutare la singola giornata in ammenda. E infatti, la «lista R» non tiene conto di questo secondo quanto apprendiamo da un Comunicato Ufficiale di un Comitato Regionale. Sta alla società, e all’organo di vigilanza, verificare una squalifica o meno.

In tutto questo, entrano in gioco alcuni pareri autorevoli.

Santi Puglisi, è stato per sette stagioni GM di Pesaro e per undici della Fortitudo Bologna.

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Tra i commenti c’è poi Valerio Bianchini: «Il paradosso: la Fip punisce una società per una mancanza propria (…) Grande Santi il più competente di regolamenti che esista nel basket».

Santi Puglisi è stato poi contattato dal Corriere Adriatico: «Ribadisco, per me è stata una grave negligenza della Federazione, che nella famosa lista “R” che si consegna prima di ogni gara avrebbe dovuto bloccare un giocatore squalificato».

Su la Stampa interviene l’ad della Fiat Torino Massimo Feira: «Quanto accaduto rimarca alcune carenze che non sono solo di Milano. Nel calcio, Lega e Uefa comunicano a inizio stagione i giocatori che hanno squalifiche pendenti: perché nel basket non capita? Sotto questo aspetto, siamo al dilettantismo. Fatico anche a credere che la fonte da cui è partito il tutto sia stato un tifoso sui social».

E su il Tirreno chiude Giacomo Galanda: «Ragiono per logica, non per regolamenti. Mi viene da difendere Milano, la vedo come ultimo anello che parte dalla Federazione che ha fatto scendere in campo Nunnally, e Avellino che non ha comunicato la squalifica. Se proprio vogliamo dirla tutta, neppure Torino o Reggio dovrebbero essere contente».

E qui cerchiamo di fare ordine. Per chi scrive non conta il buon senso, ma il rispetto delle regole. Il buon senso è soggettivo, le regole no. E con la soggettività avremmo discussioni, non decisioni.

Secondo punto. Tirare in ballo la Scandone Avellino ci pare fuorviante. Insomma, un bel lunedì sera Nicola Alberani avrebbe dovuto chiamare l’Olimpia Milano urlando: «No, non fate giocare James!»?! Il tempo passa anche per il dirigente irpino, peraltro distratto da ben altre situazioni più urgenti…

Terzo punto. Nello sport, come nella legge, non esiste «l’ignoranza» come «alibi». Ma l’ignoranza deve essere combattuta con tutti gli strumenti, e nello sport la «scuola» si chiama «Federazione», nel basket «FIP».

I regolamenti non sono chiari (la casistica si ferma dopo pochi mesi), nel calcio anche la Lega Nazionale Dilettanti in estate produce un Comunicato Ufficiale con tutte le squalifiche ancora pendenti (arriva sino alla Terza categoria, campionato provinciale, ndr), nella pallacanestro no, anche se con i sistemi di archiviazione (quindi di ricerca, ndr) sarebbe un processo molto semplice.

Una Federazione come la FIP, quindi, deve porsi una domanda. L’errore è di Milano, ma in quanti club avrebbero commesso lo stesso errore? Se la risposta è tutti, come ci pare, allora è mancata comunicazione e chiarezza.

Insomma, prevenzione. E invece, c’è stata solo repressione. Una repressione nei confronti di Reggio Emilia, Torino e Pesaro, più che di Milano.

Ps. Riteniamo che James Nunnally sia il meno colpevole di tutti. Internet non è il mezzo per apprendere sanzioni. Ma neanche per cercare colpevoli. Perchè un sito, un giornalista, fa il suo lavoro raccontando storie e avvenimenti. L’immondizia è altra. L’immondizia va divisa e valutata. Impari a farlo anche lui.

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7 Comments »

  1. L’aspetto che tutti tralasciano è che il giocatore è stato squalificato, ripeto, squalificato, per aver scritto sul proprio account twitter “5 vs 8” a maggio (cosa che meritava al più una multa) e squalificato 6 mesi dopo.
    Tralasciando il fatto che in altri sport, con questo metro, in ogni post partita ci sarebbe materiale per squalifiche a nastro.

  2. Come al solito ottima analisi. Condivisibile. La difesa dell’Olimpia si basa su solite basi. Speriamo che passi. Peccato decidere la retrocessione in questo modo e anche se involontariamente essere implicati

  3. Secondo ma la squalifica era sacrosanta: se un tesserato accusa pubblicamente gli arbitri di essere “di parte” DEVE essere squalidicato, anche se lo fa via twitter. Il rispetto e’ un elemento fondamentale dello sport. Se poi gli altri sport non si curano di certe esternazioni, pace. E secondo me sbagliano. Non dimentichiamo che abbiamo a che fare con dei professionisti, e non con ragazzini che giocano al campetto.
    E’ davvero un peccato che la retrocessione possa essere decisa in questo modo, silla base di regole e procedure non chiarissime. Anche perche’ l’impatto economico di una retrocessione e’ davvero importante.

  4. La FiP, secondo me, dovrebbe garantire lo svolgimento regolare delle partite, nei limiti dei suoi poteri.
    La squalifica di Nunnally, che non è nei poteri di conoscenza del giocatore (al quale come abbiamo visto, è stata notificata a un indirizzo per lui inesistente), quindi non è nei poteri di conoscenza dell’Olimpia, la squalifica è, e sarebbe stata, pienamente nei limiti dei poteri della FIP, che la tiene in archivio.
    Della quale quindi è la sola depositaria e garante.

    Se la FIP, secondo me, non esercita i suoi poteri per garantire lo svolgimento regolare delle partite, informando gli arbitri e i responsabili delle società presenti, della squalifica pendente di un giocatore, di cui è sola depositaria, beh, non può a posteriori punire uno degli attori per una mancanza che rientra pienamente nei limiti dei suoi poteri.

    Se io non ho accesso a un registro pubblico e facilmente consultabile degli squalificati, come non si ha accesso pubblico e semplice per i giocatori di basket, allora secondo me la responsabilità dello svolgimento regolare della partita sta alla FIP, oppure ai dirigenti della squadra che subisce il torto.
    Se la partita inizia e termina senza fare appello a un’informazione di cui la FIP è la sola depositaria, allora secondo me non si può punire chi non possedeva quell’informazione.

    Poi per Milano, ai fini della classifica, la questione ha un importanza quasi nulla, ma secondo me qui conta il principio.
    È il principio è che il garante della regolarità delle partite è la FIP, la quale ha lasciato giocare la partita, la quale partita, in base a un’informazione che per errore della FIP stessa, solo la FIP possedeva, è stata giocata regolarmente.
    Direi che, sia pure con una certa leggerezza, l’Olimpia tecnicamente non poteva sapere.
    Dovrebbe quindi valere il risultato sul campo.

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