Venerdì, ore 20.30, l’AX Armani Exchange sarà di scena all’Audi Dome per una gara cruciale. Ma torniamo sulla sfida con il Barcellona analizzando alcuni aspetti specifici.

La gara

Poco da dire: l’AX Armani Exchange Milano non ha mai dato la sensazione di poter vincere la sfida contro una squadra importante, superiore, che si può permettere di tenere Jaka Blazic sotto i 4’. Il senso è stato un lungo e costante inseguimento, sfibrante anche fisicamente, chiuso da un parziale di 2-9 tra 6.59 e 4.18 alla sirena. I risolutori? Thomas Heurtel, e Adam Hanga. La squadra di Simone Pianigiani ha perso 6 palle nel secondo tempo contro le 2 del Barcellona. Lucidità.

La difesa di mercoledì

L’AX Armani Exchange Milano ha una chiara ed evidente difficoltà nella difesa sul p&r centrale. Dato evidente e risaputo, da tempo. Può anche essere una questione di scelte? Sì, infatti nel primo tempo la squadra di Simone Pianigiani pressa molto sugli esterni, costringendo l’avversario ad un 3/9 dall’arco, mentre nel pitturato (p&r Heurtel+Seraphin) è 13/23 ospite, con 4/4 sotto canestro (l’Olimpia è 1/1 da sotto). Il gioco, però, alla lunga non premia: il Barcellona prende fiducia, e nel secondo tempo martella anche dall’arco con un 6/13, peraltro praticamente in serie nel momento cruciale del match. La coperta è talmente corta e tirata, che alla fine si strappa.

La difesa complessiva

In casa l’AX Armani Exchange Milano ha giocato 9 gare, con un record 4-5. I punti concessi, di media, sono 88. La New Era ha cambiato non poco i numeri nella massima competizione continentale, con più gare in «stile Nba», ma il dato non convince comunque: il basket in Europa, per dirla alla Pesic, parte dalla difesa. E negli ultimi due anni e mezzo l’Olimpia Milano, in difesa, non ha mai avuto certezze.

Il senso del momento

Che deve essere letto in maniera più ampia. L’AX Armani Exchange Milano è prima in classifica in LBA con una sola sconfitta, ha vinto in serenità la Supercoppa ed è settima in EuroLeague. La squadra è in piena corsa per gli obiettivi ribaditi più volte da Simone Pianigiani (rivincere in Italia, giocarsi i playoff in EuroLeague sino alla fine), e questo è «grasso che cola». La perdita di Nemanja Nedovic ha infine pesato non poco: perchè il serbo è la seconda opzione offensiva, perchè il serbo può accoppiarsi anche con esterni atletici, perchè il serbo può togliere peso a Mike James in attacco concedendogli forze anche per una difesa più incisiva (Mike James è difensore, attenzione). Certamente, per un definitivo salto di qualità in Europa, la missione del futuro sarà svincolare il «sistema» da uno o due giocatori. Serve collettività, condivisione, coinvolgimento: oggi come oggi, Amedeo Della Valle, Simone Fontecchio e Christian Burns non sanno cosa sia l’EuroLeague. O quasi.

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2 Comments »

  1. In effetti il lavoro dello staff tecnico non ha (ancora) portato a coralita’ e fantasia in attacco. La coralita’ poi, migliorerebbe anche la difesa che deve crescere, altrimenti in Europa non si va avanti.
    Pur senza Nedovic (pedina importante perche’ la squadra era stata creata per lui e con lui) e con molti infortuni siamo in piena corsa su tutti i fronti. Da tempo dico che oer andare oltre si devono certamente inserire di piu’ Burns e Della Valle. In EL potrebbero non dare molto ma in lba devono essere il perno della squadra. Solo cosi’ saranno poi pronti anche per i pochi minuti che il coach gli concedera’ in Europa.
    Infine Jerrels: credo proprio checsua al capolinea.

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