Mantas Kalnietis, dal titolo morale di mvp alle “bugie” di Pianigiani. Ma esiste il posto fisso anche nello sport?

E alla fine Mantas Kalnietis, legittimamente, parlò. Mi permetto allora di parlare in prima persona, analizzando le parole del giocatore, ed esprimendo opinioni e fatti.

Il primo Mantas

Urge premetterlo, l’arrivo di Mantas Kalnietis a Milano, nel gennaio 2016, fu una benedizione. L’Olimpia era una squadra con regìa «approssimativa», cui non poteva bastare la coppia Cinciarini-Lafayette per arrivare allo scudetto. Il giocatore, già cercato nei mesi precedenti, trova la svolta passando all’agenzia di Vittorio Gallinari. Milano è la soluzione che vuole, essendo ormai ai margini in patria: «Le mie prestazioni, allo Zalgiris Kaunas, non sono state soddisfacenti, nè per me, nè per molti altri. Non ho giocato come è nelle mie potenzialità». Il risultato è eccellente: 7.9 punti di media con 3.7 assist in campionato, che diventano 12 per 3 nelle finali con Reggio Emilia (fu lui il vero mvp?), trasformandosi addirittura in 18 per 7.5 ai Giochi Olimpici con la Lituania.

Le parole

«In realtà non c’è stato nessun conflitto, all’inizio il coach mi disse che avrei giocato solo in Euroleague, io gli chiesi se avessi sbagliato qualcosa ma non lui non mi rispose. Mi disse che avrei giocato a partire da Novembre, dopo disse che avrei avuto minuti tra Gennaio e Febbraio. Ma alla fine di Febbraio venne da me e mi disse che potevo andarmene dove volevo».
Primo aspetto. Mantas Kalnietis, nelle prime dodici gare di EuroLeague (ottobre, novembre e dicembre) viaggia a 18’ di media. Meglio di niente evidentemente, visto che il 2 novembre dirà: «Abbiamo un allenatore che crede in noi, in quello che facciamo, ci ha messo in testa di poter competere con le migliori squadre d’Europa. L’anno scorso giocare a Milano era un lavoro, ora un piacere». Ci sono le ottime prestazioni con Barcellona e Bamberg, ma anche altre uscite poco convincenti, che raccontano di un giocatore in debito di fiducia.
Secondo aspetto. Arrivato a Milano, Simone Pianigiani chiede un play da p&r. E’ una scelta. Giusta o sbagliata che sia. Ma una scelta lecita di chi ha il dovere di fare scelte. Per questo motivo Mantas Kalnietis parte come play di riserva di Jordan Theodore. La coppia non convince, e ad inizio novembre arriva Curtis Jerrells. Meno regista del lituano, più portato a difendere, più legato a coach e ambiente.

«Ma alla fine di Febbraio venne da me e mi disse che potevo andarmene dove volevo. Non abbiamo avuto nessun problema, lui mi ha semplicemente mentito. Non ero felice, ero arrabbiato con il coach perchè non aveva mantenuto la sua parola. Abbiamo smesso di parlare e subito dopo mi ha escluso dalla squadra. E’ stata una situazione strana, la squadra non stava andando bene e io non ci riuscivo a capire perchè non potessi dare una mano».
Mantas Kalnietis, nelle ultime dieci uscite in EuroLeague, viaggia a 2.9 punti di media, con 3/14 da 3 e 6/18 da 2. La squadra non prende ritmo in EuroLeague e crolla in Coppa Italia con Cantù. Pianigiani poteva scegliere di eliminare Theodore e puntare su Kalnietis, ma prende un’altra direzione. Il finale è noto.

Conclusioni

Simone Pianigiani promette spazio a Mantas Kalnietis, ma alla fine decide di non garantirlo. Più che bugie, paiono scelte. Il coach senese può aver sbagliato nei modi e nei tempi della comunicazione, non sta a noi dirlo, ma Mantas Kalnietis è stato davvero solo vittima? Il posto fisso è diventato un diritto anche nello sport? Basta avere un po’ di memoria. E non si parli dell’alibi del ruolo da «ala piccola». L’Olimpia anche dopo Kalnietis ha giocato spesso con tre portatori di palla contemporaneamente. Al lituano, per doti fisiche, era semplicemente richiesto di difendere sul 3.

I matrimoni infelici, lasciano sempre dietro di sè accuse e rancori. E alla fine, nessuno guarda solo alle sue colpe.

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5 pensieri su “Mantas Kalnietis, dal titolo morale di mvp alle “bugie” di Pianigiani. Ma esiste il posto fisso anche nello sport?

  1. È vero che quando è arrivato ha dato subito un tono diverso alla squadra che era piuttosto sbandata.
    Poi però Kalnietis, da noi e anche con la sua nazionale, ha avuto partite terrificanti, distrazioni inammissibili, un rendimento molto al di sotto della sua fama e della sua carriera.
    A me, per esempio, piaceva molto, un play con quel fisico e quella testa.
    Poi però ricordo quella rimessa dal fondo, forse con Trento l’anno scorso, che lui per indecisione, praticamente cade in campo con la palla in mano, perdendola. E ricordo le troppe palle perse stupidamente, da un certo punto in poi, tra le troppe palle perse in generale da lui.
    Un altro uomo. Francamente non adatto a stare in campo, nonostante le assicurazioni che potrebbe aver avuto di giocare. Poi te lo devi anche meritare…
    E mi dispiace molto, perché è stato un grande.

    (palmasco)

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  2. Uomo sbagliato al posto sbagliato. E’ stato un buon giocatore. Non e’ piu’ giovanissimo ma gli auguro di sbocciare nuovamente nella nuova squadra. Quanto ai rapporti con il coach, non saprei. Stare fuori dallo spogliatoio e commentare mi pare poco utile.

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    1. Esatto. E da che mondo e mondo, nello sport professionistico ti bocciano senza tanti giri di parole. Altrimenti che dovremmo dire di Pesic vs Navarro? Certi casi li si crea solo a Milano…

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