Un semplice giudizio del roster dei #meninred – I playmaker

Un anno dopo torna il nostro «Un semplice giudizio del roster dei #meninred». Equilibrio tra positività e negatività potenziali, per prepararci alla stagione che sarà. Perché dopo un’estate di notizie (riccamente ripagate dall’attenzione dei nostri lettori) torniamo alla nostra volontà «natale»: commento ed opinione.

Partiamo dai play (qui quanto detto un anno fa).

JORDAN THEODORE

Cosa può dare?

Play da p&r, in una nuova filosofia di gioco che dalla «transizione repesiana» passa, appunto, al «p&r pianigianesco». Fisico compatto, rapidità, letture, ribaltamenti di campo: panorama completo nella disciplina per Theodore, che nelle ultime due stagioni è stato protagonista di una crescita costante, tanto da diventare il secondo pezzo più pregiato del mercato «di categoria» dietro Shane Larkin (lo volevano Efes e Maccabi). Eppure, in tutto questo, a volerlo a Milano era… Repesa.

Criticità.

Lo sportivo è uno scalatore che cerca una cima di fatto potenzialmente irraggiungibile, fermandosi d’improvviso su quell’ostacolo che si chiama limite. Il contesto di partenza (Eurochallenge, Champions League) è così distante dalla vetta EuroLeague da essere di per sè primo dubbio. Ma non solo. Parliamo dell’accoppiata con Goudelock. Negli ultimi due anni, i maggiori riferimenti di Theodore sono stati Aaaron Doonerkamp e Johannes Voigtmann al Fraport Skyliners, Gediminas Orelik, Furkan Korkmaz e Gasper Vidmar al Banvit. Pivot o esterni tiratori insomma, in un’idea dove Theodore aveva nella soluzione personale sempre la prima opzione. Ma 1uando la tua guardia si chiama Goudelock, la prima opzione si chiama sempre Goudelock.

MANTAS KALNIETIS

Cosa può dare?

Volontà di riscatto dopo una stagione che non ha negato solo quel che definivamo «il vuoto sogno Nba», ma anche il “semplice” livello EuroLeague. L’identità è sempre il primo fondamento di una ripartenza, ma Kalnietis, dopo essere stato il perfetto play per una squadra di transizione, può essere la discontinuità in un contesto differente, accoppiandosi con Goudelock e con lo stesso Theodore all’occorrenza.

Criticità. 

L’incostanza è delitto per un leader, condanna per un comprimario. E se la sua testa non ha risposto “presente” alla centralità, potrà farlo stando in periferia?

ANDREA CINCIARINI

Cosa può dare?

Congiunzione primaria dall’era Repesa, è ora chiamato a disegnare dentro lo spogliatoio la voglia di rivincita che è, in fin dei conti, necessità di sopravvivenza. Il tutto con il coach che più di ogni altro ne ha valorizzato le potenzialità a livello internazionale consegnandogli i gradi di play titolare della Nazionale azzurra.

Criticità.

Le necessità del Pianigiani «di club» possono essere molto differenti dal Pianigiani «dell’Italbasket», e sulla carta il p&r come prima arma non è certamente nelle corde di Cinciarini. Saprà, ancora una volta, il «Diesel di Cattolica», scalare una montagna sempre più ripida? Risposta impossibile, ma se parla la storia, allora la positività permane.

Alessandro Luigi Maggi

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