E’ stata la stagione di Mantas Kalnietis? L’Olimpia è la squadra di Mantas Kalnietis? Storia di un «no» che potrebbe ancora diventare «forse»

Lo dicono i dati, lo rimarca il sito olimpiamilano.com. L’Olimpia Milano ha vinto la classifica assist della stagione regolare di LBA con 19.1 di media. Non capitava dal 2011-2012. Mantas Kalnietis è il leader di squadra, 4.5, staccato dai 7.1 del capoclassifica stagionale Luca Vitali, ma se il dato fosse riferito ad ogni minuto giocato, sui 40’ il lituano direbbe 9.6 contro gli 8.6 del giocatore della Leonessa.

Non male, ma che stagione è stata quella di Mantas Kalnietis sino ad ora? Dei numeri abbiamo già parlato in passato, del rendimento concreto no. Ad inizio stagione, soffermandoci sul profilo del lituano, avevamo sottolineato la sua centralità nel gioco “repesiano” essendo:

Play di transizione, in una squadra di transizione. Logico per uno dei migliori interpreti del ruolo specifico in Europa. Fondamentale per lui capire come questo sia, a prescindere dal vuoto inseguimento Nba, l’OCCASIONE della carriera. Dunque, leadership deve essere l’aggiunta, ovvero comprende come questo sia la SUA squadra

Kalnietis ha trasformato questa stagione nell’OCCASIONE della sua carriera? Questa Olimpia è stata la SUA squadra? 

Nel primo caso la risposta non può che essere «no». Il 2016-2017 è iniziato con un fastidioso problema alla caviglia sinistra, che nelle prime settimane di preparazione ha preoccupato (e impegnato) non poco lo staff atletico biancorosso. Le prime prestazioni di valore in LBA sono arrivate a novembre, mentre a parte le «rondini» di Darussafaka e Anadolu Efes, la primavera europea è comparsa solo nel momento di risveglio collettivo sul finire di gennaio. Da lì, la lesione dell’adduttore sinistro del 4 marzo, ripropostasi poi una ventina di giorni dopo per un affrettato recupero dovuto ad esigenza di risultati.

Rimane il secondo quesito. E qui torniamo a concetti spesso ribaditi su queste frequenze. Se il basket è gioco di esecuzione, la fiducia in un sistema è aspetto primario. Una squadra, per correre, deve necessariamente difendere, ma anche affidarsi a strutture offensive collaudate che abbiano una base di fede collettiva. E una fede necessita sempre di predicatori, che nel basket si chiamano molto spesso playmaker.

Mantas Kalnietis non ha sfruttato la stagione attuale come occasione della sua carriera, e non ha saputo rendere l’Olimpia una sua squadra. Possibile che il difetto si chiami semplicemente «carenza di leadership» (quella che ad esempio non manca ad Andrea Cinciarini), ma le eventuali lacune del suo carattere ritrovano in questi primi giorni di maggio punti di appoggio e sostegno. La società ha da tempo messo sul piatto un nuovo contratto biennale, ripudiando quei dubbi che a metà dicembre avevano acceso le sirene del Galatasaray. Un modo per dire che sì, gli infortuni hanno avuto il loro peso, e sì, in stagione l’impennata di squadra è spesso collimata con un’impennata lituana (rivedi qui).

Ai playoff, la risposta. Che è poi l’unica che conta. In attesa che magari, al fianco di Kalnietis e Cinciarini, possa magari arrivare un Jordan Theodore.

Alessandro Luigi Maggi

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