Una Coppa Italia che non cambia, ma conferma e aiuta: e ora Repesa, Simon, Sanders e… il mercato

Rimini e una Coppa Italia che non cambia, semmai conferma. Il quinto trofeo dell’era Armani è questo: un’utile addizione di certezze, in un mondo che riteneva di averle smarrite. Perché sessanta giorni di crisi dovevano per forza rimettere in discussione ogni obiettivo, e come già ribadito da queste frequenze, non vi era più un sogno playoff da inseguire, ma un dominio nel giardino di casa da non scalfire. Tutto nasce il 2 febbraio 2017 al Forum, al -25 toccato con il Darussafaka, non nelle notti di una Final Eight comunque fondamentale per proseguire sul giusto cammino. Perché il traguardo è ancora lontano, lontanissimo, e anche il campo conferma la tesi.

– LA COPPA ITALIA. Importante, fondamentale, sofferta, inseguita. L’Olimpia Milano si è confermata squadra colma di incertezze, e che con le incertezze dovrà convivere sino all’ultimo atto. Una montagna da scalare, rendendosi conto di aver subito dimenticato i giusti attrezzi con Brindisi, perdendo più volte la presa con Reggio Emilia, tergiversando prima dell’ultimo sforzo con Sassari. Qui, come il Darussafaka, entra però in gioco la novità sconosciuta in quei “60 giorni”: il colpo di reni. Che è volontà di non mollare, con protagonisti sempre diversi: Macvan, Sanders, Cinciarini, Pascolo, Kalnietis, Dragic, Hickman. Se non è profondità d’insieme, che lo sia di alternative;

– LO SCUDETTO. L’Olimpia doveva vincere perché in Italia è sola? Era un’idea di inizio stagione, quando il leader si chiamava Alessandro Gentile, e la seconda opzione offensiva Krunoslav Simon. Il “5” ha lasciato, il croato si è infortunato (che questo rimanga un fatto, non un’accusa al primo passo falso dal ritorno in campo del 43, diversamente da quanto accadde con il 5 un anno fa), Raduljica, Dragic e Hickman hanno fallito a più riprese il loro inserimento in squadra. A Rimini le differenze si erano ridotte, e per lo scudetto ancora di più. Reggio Emilia lavorerà al pieno recupero fisico di Aradori inserendo gradualmente Reynolds e Williams; Avellino aggiungerà al suo arco la freccia Logan sistemando quelle assegnate ai nomi di Ragland, Fesenko e Cusin (i primi due non si sono mai allenati negli ultimi dieci giorni, credibile anche un altro lungo, visto il no di Andersen); Sassari crescerà inevitabilmente una volta incassate importanti certezze, e anche Venezia cercherà di rimanere in scia stravolgendo. Lo scudetto sarà fondamentale per non deragliare, ma tutt’altro che semplice da conquistare. E una Coppa Italia può solo aiutare, mantenendo la differenza tra «favorita» e «outsider»;

– JASMIN REPESA. «Sino a che rimarrò io, Milano vincerà». Parole sue, che nei dati non possono essere smentite: quattro titoli su quattro in Italia, che sono indice di una capacità fondamentale, ovvero quella di «tenere il punto», anche quando fuori tira vento e le mura cedono. L’espulsione nella semifinale con Reggio Emilia rimane tuttavia un’ombra, perché alla squadra resta solo il senso dell’abbandono visto che il risultato dice 45-45 nel momento della cacciata, e nel prosieguo passa anche per un -8 che poteva uccidere. E qui entra in gioco anche la società, accusata in passato di essere più capace di distruggere che di costruire, e che invece ha anch’essa «tenuto il punto», evitando tagli e innesti senza certezze di risultato. Perché dove manca la qualità, spesso, è la continuità a fare la differenza. Ovvero il gruppo, che si crea col tempo.

E chiudiamo con il mercato. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, rimane in gioco la trattativa di rinnovo con Rakim Sanders. La società ha fatto il suo passo, offrendo il rinnovo e confermando la centralità del giocatore nel progetto («E’ di un’altra categoria» il commento di Livio Proli dopo Rimini). L’agenzia conferma l’amore del giocatore per la realtà, ma tergiversa. A loro spetterebbe l’ultima parola. Poi gli innesti: oggi come oggi, nessun giocatore sarebbe nel mirino per l’immediato. Comunque certi innesti alla Elegar, alla Tabu e alla Deane come assicurazione sulla vita prima dei playoff nazionali.

Alessandro Luigi Maggi

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