Del match-point da riviversi 20 anni dopo, e della transizione come unica miccia della fisicità (atletismo): la chiave per gara-6

Di Alessandro Luigi Maggi

Gara-6, da istruzioni per l’uso. Prima di tutto, parla la storia. Vent’anni dopo quella gara-4, poi vinta al Forum d’Assago contro la Fortitudo Bologna di Carlton Myers e Sasha Djordjevic, l’Olimpia Milano ritrova un match-point reale (con una seconda opportunità, tanto per intenderci) in una finale scudetto.

Il tutto capita al PalaBigi dove, ormai come noto, per dirla alla Jasmin Repesa: «Reggio Emilia ha perso una volta sola, all’overtime, a stagione pressoché decisa». Dunque PalaBigi come trappola, perché l’identità del padrone di casa è particolarmente sfuggente, ingannevole per quel record da 8-14 in trasferta in stagione. E’ insomma difficile avere davvero rispetto, e timore, per chi fatica ad arrivare ad un 50% di successi «on the road», e il discorso non vale solo per la squadra, ma anche per stampa, addetti ai lavori, e tifosi, da qui il concetto di «pressione» che può appesantire le gambe. Nel contempo, nulla è stato davvero ancora stato fatto: una gara-5 giocata sul 2-2, sarà infinitamente meno drammatica di una gara-7 giocata, di mercoledì sera, sul 3-3.

In fondo a tutto questo, quel che conta è l’interpretazione. Fondamentale è che Milano tenga Reggio Emilia sotto gli 80 punti non tanto per il dato statistico in sé, quanto per il valore che l’atteggiamento, e la resa difensiva, possano avere sull’attacco stesso degli uomini di Repesa. Nel solo primo quarto, chiuso da Reggio con 2/18 al tiro, l’Olimpia ha segnato 17 punti in transizione sui 29 totali, 17 dei primi 21 come parziale. Recupero e ripartenza, che significano dominio fisico (non a caso, Max Menetti, per Milano preferisce parlare di atletismo più che di fisicità) palla in mano, con 8 punti di Gentile, 6 di Sanders, e 5 per il propulsore del tutto, Mantas Kalnietis, esaltato dalla gestione «in corsa».

A palla ferma, quella fisicità senza eguali perde totalmente efficacia. Questa la convinzione piena, oggettiva. Senza dimenticare la necessità di mantenere altissima la pressione lungo l’arco, perché l’avversario si esalta ad ogni centro, come dimostra quella striscia di 8/11 da 3 che vale l’80-71 a 6.08, in un dato complessivo da 9/29.

PS. Capitolo Jasmin Repesa, urge sottolineare. Quel «divertire il pubblico» mal digerito dai tifosi dopo il ko di gara-4 non era placida remissione ai risultati del campo, ma ironica risposta a domande della stampa reggiana giudicate «fuori luogo» dallo stesso croato. L’ultimo, in quel del PalaBigi, ad essersi divertito.

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